DALLA STAMPA    

 

Lettere e citazioni…

 

 

 

Mettevo in scena una commedia leggera e disinvolta che avrebbe avuto poi un notevole successo in Italia e nel mondo: Fiore di cactus, protagonista Mariangela D’Abbraccio. Mancava l’attore giovane e questa fu l’occasione dell’incontro con Fabio. Non mi ricordo esattamente da dove veniva, certo da una scuola, mi piacque il piglio, l’incisività della sua presenza scenica e una certa sua elasticità fisica, oltre allo sguardo ironico, a volte sprezzante. Ebbe successo, lo spettacolo e lui personalmente. In seguito non abbiamo avuto occasioni di lavorare insieme malgrado gli infiniti progetti vagheggiati: un Amleto? Un Casanova? E via di seguito.

Poi c’è stata per lui la stagione con Rossella Falk e la compagnia dell’Eliseo. Un paio di sue interpretazioni di teatro moderno americano sono state vere e proprie performance.

Colpisce in Fabio la disinvoltura scenica e una certa sua intensità di uomo latino, oggi, certo, stemperata e in un certo senso riaccesa in una sua attività multiforme di regista (Le notti bianche), autore e, soprattutto, organizzatore di eventi teatrali, come quello che riguarda il libro e lo spettacolo in onore e in ricordo del suo amato fratello pilota, tragicamente mancato per un incidente di volo. Definire perciò la personalità di Fabio non è semplice: attore, autore, uomo di spettacolo. Il film-documento da lui girato per Rossella Falk, che abbiamo visto recentemente, oltre ad essere un omaggio ad un’attrice che è nella storia del teatro italiano, risulta un film girato con perizia, oltre che con un sentimento di affetto e di ammirazione per una sua compagna d’arte. Un film simile lo ha girato anche su di me, lo vedremo a breve.

La caratteristica che distingue Fabio è l’ostinazione e il suo ottimismo imprenditoriale. Crede in quello che fa con sagacia e un senso delle cose artistiche di alto livello.

 Una personalità come la sua fa onore al mondo dello spettacolo.

                                                                      Giorgio Albertazzi

 

 

Nel segno di Giorgio De Lullo:

venti anni di  spettacoli e  di collaborazione con Rossella Falk

 

Una mostra ricorda il gruppo che si impose sulle platee italiane, e non solo, tra gli anni '50 e '60. L'idea è dell'attore e drammaturgo Fabio Poggiali, che ne ripercorre la storia anche con un saggio e un documentario

Che degli attori e delle attrici si riuniscano per recitare insieme come “compagnia” è cosa usuale, che in sé generalmente lascia indifferenti i frequentatori di teatri. Si attende semmai il frutto dell’unione. Una compagnia teatrale - o “di prosa” come si diceva un tempo - riversa i talenti dei soci nella rappresentazione di spettacoli. E delle moltissime nate, cresciute e morte, da due secoli in qua, poche hanno lasciato un segno indelebile se non legato alla fama dell’attore o attrice capocomici di cartello. Chi però, di quei frequentatori, abbia vissuto in platea le vicende del teatro che contava fra gli anni ’50 e ’60 del secolo appena passato, non potrà aver cancellato dalla memoria il passaggio sui palcoscenici di una formazione del tutto anomala, quanto meno per l’assenza proprio di un capocomico: la “Compagnia dei Giovani”.

Perché parlarne oggi? Perché nel corso dell’estate prossima, in occasione di una mostra, si riparlerà di questi Giovani, rimasti tali per la loro classe sempre “fresca” anche quando incombeva il tempo della maturità. I loro singoli nomi restavano collegati a questa o a quella interpretazione che ha fatto epoca, ma nell’insieme costruirono e conservarono uno stile collettivo inimitabile. Eccoli nel loro nucleo stabile: Giorgio De Lullo, Rossella Falk, Anna Maria Guarnieri, Romolo Valli, Elsa Albani. Omettiamo altri che si sono aggiunti solo per alcuni spettacoli uniformandosi ottimamente all’impronta generale. Li troviamo tutti nel debutto al Valle con “Lorenzaccio” di De Musset e la regia di Luigi Squarzina. Putroppo De Lullo, Valli e la Albani non sono più di questo mondo ma la traiettoria che insieme impressero al loro ensemble fu così coerente nello spessore culturale da far storia a sé.

Ed è storia che per fortuna ha trovato chi ne fa memoria: Fabio Poggiali, attore, drammaturgo, docente universitario, sodale del gruppo e autore del saggio “Sulle orme della Compagnia dei Giovani”. È sua, con l’Associazione culturale Maurizio Poggiali, l’iniziativa di un recente documentario televisivo andato in onda sulla Rai, con le testimonianze di tutti i membri della compagnia. Ed è sua anche la realizzazione di una mostra che dal 5 luglio al 9 settembre sarà allestita nello spazio della Casa dei Teatri a Villa Pamphilj (largo 3 giugno 1849). Vi si troverà una massa di materiali che dettagliano l’arco ventennale di questa straordinaria esperienza applaudita da vastissimo pubblico specie giovanile, in autori diversi: da Pirandello a Colette, Patroni Griffi, Fabbri, Betti, Dostoevski; non solo in Italia ma a Londra, Parigi, Mosca e Sudamerica. «Tutti -attesta Poggiali - rimanevano impressionati da un’imponderabile alchimia di fascino, giovinezza, stile e sapienza teatrale». Fino allo scioglimento della Compagnia nel 1974.

Toni Colotta, <<Romasette.it>> 23-4-2012

 

 Stagione 1990-91: Vortice di N. Coward, versione di R. Falk, scene di P. Prowse, costumi di Folco, regìa di M. Bellei. Interpreti: Rossella Falk (Florence Lancaster), Fabio Poggiali (Nicky Lancaster), Milena Vukotic (Helen Saville), Carlo Reali (Pawnie Quentin), Lucio Rosato (David Lancaster), Wally Lucchiari (Louise), Aurora Cancian (Clara Hibbert), Emanuele Vezzoli (Tom Veryan), Gea Lionello (Bunty Mainwering), Ugo Francica Nava (Bruce Farlight). Registrato per Radiodue, nel 1991, con la regìa di M. Scaglione.

 

 <<Lo spettacolo consente  di ricordare Romolo in un teatro che porta il suo nome e che ha riaperto i battenti alla prosa, l'ex Comunale. Un compagno di strada come Romolo non lo si dimentica, così come non si dimentica un maestro come Giorgio. Del resto, all'Eliseo, sono abituata a incontrare le loro facce sulle locandine degli spettacoli che ci hanno visto insieme. Anche l'aver affidato la regia di “Vortice” a Mino Bellei dimostra l'importanza della lezione delulliana, apprezzata da Mino, che con Giorgio ha recitato Pirandello, Shakespeare, Molière e gli è stato vicino nelle 113 prove di "Terra di nessuno" di Pinter, osservando, "rubando", è lui il primo a riconoscerlo".

 Rossella Falk, intervista a "Il Tempo", 30-10-90.

 

<<Recitato alla grande da Rossella Falk (in un ruolo che sembrava scritto per lei) e dal giovane e bravissimo Fabio Poggiali, confesso che tutti i miei dubbi sono spariti e mi sono lasciato trascinare dalla forza drammatica di questa scena. Nel lussuoso boudoir della madre, contornato da specchi inclinati che trasformano questo luogo della mollezza e del piacere in un inferno claustrofobico in cui la madre non può che vedere il suo volto invecchiato ed il figlio i segni della sua decadenza, la Falk e Poggiali si sono affrontati con l'intensità emozionale dell'eroe e dell'eroina di un'opera di Verdi e con la carica aggressiva di due leoni in gabbia. Ne è venuta fuori una scena di grande teatro all'antica che ha ancora qualcosa da dire nonostante i borbottii rancorosi dei teorici dell'avanguardia coatta.>>

G. Almansi, "Panorama", 25-11-90.

 

 


<<Mentre infatti tentavo di sintonizzarmi con la serata - per una volta avevo commesso quell'errore imperdonabile, incubo dei critici, di arrivare in ritardo - mi sembrava di avvertire in certi accenti, in un certo modo di spezzare le frasi, la presenza di un metodo di dizione e di gestualità, diciamo pure di una scuola, che tentava con successo di porsi come surrogato di quella albionica classicamente impassibile e a noi tradizionalmente estranea; e ho pensato al non dimenticato Giorgio De Lullo. Più tardi aprendo il programma di sala ho letto che proprio al suo antico maestro il regista Mino Bellei dichiarava di essersi ispirato. Ha fatto bene e lo ha fatto bene. L'amalgama così ottenuto rende efficace il lavoro di tutti gli attori, pur lasciando ad alcuni la possibilità di distinguersi - vedi Gea Lionello ed Emanuele Vezzoli - o addirittura di brillare, com'è il caso del quasi esordiente Fabio Poggiali, un ottimo Nicky, scattante senza essere convulso, eloquente senza essere concitato (…) Rossella Falk, "nella leggerezza con la quale porge la grande crisi del terz'atto, passando dall'egoismo e dal capriccio alla sofferenza autentica, ella tocca uno dei vertici della sua carriera>>.

 M. D’Amico,<< La Stampa>>, 4-11-90

 

 

<<Quando Rossella Falk ed il Teatro Eliseo mi hanno proposto la regìa di "Vortice" di Noel Coward - un Coward anomalo, ironico sì, ma anche drammatico e cattivo -, sono andato con la memoria - per forza -, all'ultimo Maestro che ho avuto e cioè a Giorgio De Lullo e agli insegnamenti avuti da lui nel collaborare, come attore a quattro spettacoli da lui firmati ma soprattutto nel fare il suo "sostituto" per 113 prove di "Terra di nessuno" di Pinter, esperienza quest'ultima, per me indimenticabile. Con Rossella abbiamo parlato a lungo di come Giorgio avrebbe affrontato questo testo, così adatto a lui, e di come avrebbe rappresentato questa società superficiale e vuota. E questo Vortice nasce quindi sui ricordi miei e di Rossella Falk e dalle esperienze parallele accanto a un Maestro mai sufficientemente ricordato e che le nuove generazioni non hanno conosciuto>>.

M. Bellei, dal programma di sala di "Vortice", stagione 1990-91.

 

<<L'allestimento è affidato a un nostro brillante e moderno autore, attore, regista: Mino Bellei, che nella Compagnia De Lullo-Valli-Falk fu anche il "sostituto" di Giorgio De Lullo per la messinscena d'un testo di Pinter, e oggi è in grado di suscitarne il ricordo, con Rossella Falk, per affrontare questo testo cercando di non discostarsi dallo stile e dalla misura tipici del grande attore/regista scomparso. Esito comunque efficace e suggestivo, netto e ben dosato; il concerto degli attori è diretto con ritmi e gusto precisi>>.

D. Guardamagna, ""Radiocorriere", 11, 17/23-3-91.

 


 <<Sarà colpa della fantasia che di continuo strappa fuori dal magazzino dei ricordi vecchie immagini, ma al "Verdi", più gremito di altre sere, non appena il sipario si è levato sulla raffinata scena di Philip Prowse, sono apparse di scatto le ombre di Giorgio De Lullo e Romolo Valli. Pareva uno spettacolo di quelli legati alla loro favola, che pur sbiadita resiste nell'animo dei patiti di teatro>>.

G. A. Cibotto, "Gazzettino", 26-1-91.

 

<<Fedele all'esperienza fondamentale per la mia formazione d'attrice, la lunga militanza nella "Compagnia dei Giovani", ho sempre avuto un occhio di riguardo per il lavoro collettivo. E come tanti anni fa accadde con Giorgio De Lullo, vera e propria rivelazione per la scena italiana, poco più che ventenne in un ruolo d'"attor giovane", con questo spettacolo è stata data l'opportunità all'attore impegnato nel ruolo di Nicky, il ventiquattrenne Fabio Poggiali, di conseguire un grosso successo personale>>..

Rossella Falk, intervista a "la Nuova Venezia", 12-3-91.

 

<<Dovevamo superare lo scoglio di un primo atto di bla-bla per arrivare a un progressivo incupimento e poi alla deflagrazione, in questa storia degli anni Venti dove si parla di droga, e dove un'ottima Falk ha per interlocutore il bravo, sorprendente ventiquattrenne Fabio Poggiali, uno a cui si ha il piacere di trasmettere l'artigianato. Lo dico io, che sono stato svezzato per mia enorme fortuna da Renzo Ricci e ho imparato a lungo da De Lullo>>.

M. Bellei, intervista a "Repubblica", 13-2-91.

 

 

Stagione 1991-92: Parenti terribili di Jean Cocteau, traduzione di P. Ferrero, scene di P. Tommasi, regìa di G. Cobelli. Interpreti: Rossella Falk (Yvonne), Marisa Fabbri (Leonie), Fabio Poggiali (Michel), Elena Ghiaurov (Madeleine), Massimo Foschi (Georges).

 


<<Eccellente il Michel di Fabio Poggiali, sia nello charme cucciolesco sia nel solipsistico abbattimento richiesti; a questo punto si deve parlare di notevole acquisto del nostro teatro. Esemplare, infine, la Yvonne di Rossella Falk, querula, petulante, sordida, ma anche tenera e vulnerabile: provvista insomma di quella preziosa nota di umanità di cui i suoi partner sono stati spogliati>>.

 

M. D’Amico, "La Stampa", 25-10-91.

 

 

 

 <<Per Rossella Falk è l'occasione di abbandoni anche audaci e di liberarsi dalle difese della sua corteccia, con la stessa operazione di struccaggio, anche fisico operato da Visconti sulla Pagnani. Impressionante è a sua volta la trasformazione di Marisa Fabbri in gran dama platinata con turbante (…) divertente e terrificante padrona del campo, anche grazie ad un vero festival di controscene. (…) Nel ruolo del figlio pupazzo che fu di Jean Marais, Fabio Poggiali riesce credibile al limite del richiesto artificio. (…) Un quintetto di prim'ordine, in uno spettacolo giustamente accolto con l'emozione delle grandi serate.>>

 

F.Quadri, <<Repubblica>>, 27/28-10-1991.

 

 

 

<<Lo spirito della Compagnia dei Giovani rimase; De Lullo continuò a collaborare con me e con noi. Questa esperienza – come dire? – ci ha segnati per la vita. Positivamente. Se in questi anni il mio incontro con un attore come Poggiali è stato possibile, è perché io ho maturato, per parte mia, il bisogno di trasmettere ai giovani, le mie esperienze e da parte sua, credo, il desiderio di ripercorrere, oggi, la nostra bella avventura d’arte.>>

 

R. Falk, intervista a <<Histryo>>, 2-97.

 

 

 

Stagione 1992-93: Il treno del latte non si ferma più qui di T. Williams, traduzione di M. D'Amico, scene di U. Bertacca, regìa di T. Cassano. Interpreti: Rossella Falk (Flora Goforth), Fabio Poggiali (Chris Flanders), Valentina Emeri (Frances Black), Marisa Mantovani (Vera Ridgeway), Salvatore Martino (Un cameriere), Barbara Arnone (Una cameriera).

 


<<Questo personaggio, Rossella Falk se lo cuce addosso come un vestito che ne esalta insieme il corpo e l'anima. Così fa teatro in senso assoluto, gestualità e parola, con una potenza e una leggerezza da capogiro, trascinando nel gioco della commedia gli altri personaggi che le fanno da contorno, e in primo luogo il Chris Flanders del bravo Fabio Poggiali>>.

G. Grieco, "Gente", 13-12-93.

 

 

<<Fasciata negli elegantissimi costumi di Folco, compreso un esotico kimono da teatro kabuki, l'imparruccata Rossella Falk trasmette appieno il dramma esistenziale della fatalona che tenta di nascondere anche a se stessa la fine imminente, accentuando il dispotismo, le prevaricazioni, l'amoralità della congeniale Flora, alias Sissi, al cui fascino perverso Fabio Poggiali oppone bravamente l'ambiguità dell'inesplicabile Chris>>.

G.Geron, "il Giornale", 14-11-93.

 

 

Stagione 1993-94 e 1994-95: Boomerang di B. Da Costa, traduzione di P. Ferrero, regìa di T. Cassano. Interpreti: Rossella Falk (Isabelle), Fabio Poggiali (Pierre). Registrato per Radiodue, nel 1996, con la regìa di I.Fei.

 

 

 

<<Rossella Falk agghindata (occhiali neri e palandrana) come l'ultima Garbo rifà con grande ironia e partecipazione una divina che non è mai diventata tale. Se la cava benissimo senza abbassarsi mai alla macchietta di maniera che è invece in agguato nel personaggio. Aiutata dal partner Fabio Poggiali che riproduce con grinta attendibile i bronci e le posizioni plastiche dei blousons noirs del cinema francese anni Sessanta.>>

R. Cirio, "L'Espresso", 15-4-94.

 

 

<<Il testo impegna Rossella Falk nel prediletto repertorio, in un'efficace prova di mestiere e anche di memoria d'altre interpretazioni, e le permette di sfoggiare toilette eccentriche anche nel déshabillé, nonostante il degrado; e Fabio Poggiali è sicuro, dopo "Vortice" e "Parenti terribili", nel darle la pariglia con una grinta che nasconde la maniacalità>>.

F. Quadri, "Repubblica", 4-3-94.

 

 

<<Rossella Falk, quando dà corpo a caratteri come questa Isabelle, insegnante d'Arte Drammatica in una specie di "banlieue" parigina, non ha forse rivali nel panorama del teatro italiano (…). Il ragazzo "negato" è Fabio Poggiali, il giovane attore forse più dotato della sua generazione. Ha debuttato in uno spettacolo con la mia regìa31 ("Fiore di cactus") sei anni fa accanto a Mariangela D'Abbraccio. È maturato molto, si è fisicamente irrobustito, la voce ben piazzata sulle note medie e medio-alte, anche quando grida non perde timbro e mantiene una grande intensità e, al contrario del "personaggio" che interpreta, ha una presenza scenica forte e inquietante. È ambiguo, come deve essere un attore vero, e imprevedibile e pericoloso. Potrebbe essere un ottimo Romeo; perché l'impianto attorale (voce e corporeità) sono d'impostazione classici>>.

G. Albertazzi, "L'Italia settimanale", 23-3-94.

 

 

 

Stagione 1995-96: Anima nera di G. P. Griffi, regìa, scene e costumi di R. Falk. Interpreti: Fabio Poggiali (Adriano), Barbara Scoppa (Mimosa), Veronika Logan (Marcella), Marina Zanchi (La signora), Luciano Federico (Guidino) e Rossella Falk (Alessandra).

Registrato per RAI 2, nel 1996, con la regìa televisiva di S.Roncoroni.

 

 

<<Il periodo della Compagnia dei Giovani denso di anni mitici, un insegnamento che porto sempre con me: rigore, precisione, logica assoluta e che cerco di applicare in questo nuovo impegno. Io non ho il sacro fuoco della regìa. Ma ho dato lo stesso tutto quello che so a questi ragazzi, e oggi, per la prima volta dopo decenni, fuori dalla scena, mi sento come il ciabattino che ha fatto le scarpe per tutti senza occuparsi delle proprie. Svuotato. Ma felice>>.

Rosssella Falk intervista  a "il Giornale", 1-3-95.

 

 

<<Voglio che i giovani d'oggi conoscano e facciano conoscere ai loro coetanei uno dei più noti autori teatrali italiani contemporanei che mette in scena il problema più spinoso che esiste: come conciliare l'amore tra un uomo e una donna provenienti da ambienti diversi, con una morale ed esigenze diverse (…) <<Sono orgogliosa di portare in scena accanto a Fabio Poggiali degli attori nuovi, freschi di studi, qualcuno con poca esperienza o addirittura mai salito su un palcoscenico che, grazie a me, mi auguro provino per la professione quell'amore e quella fiducia che non mi hanno mai abbandonato. Dopo tanti anni mi è tornata in mente l'osservazione di De Lullo che diceva sempre "la logica delle battute deriva dall'ascoltare senza pregiudizi i personaggi". Ed è Giorgio, insieme ai suggerimenti di Luchino Visconti, la voce che ancora oggi guida questa mia nuova esperienza>>.

Dal Programma di sala di  “Anima nera”, stagione 1995-1996



 

<<L'aggiornamento sancisce il battesimo di una compagnia a corollario del partner artistico della Falk, il ventinovenne Fabio Poggiali, cui spetta la parte del titolo, di Adriano, dell'Anima nera. Ma si decifra, anche, un desiderio della Falk di rivivere al presente lo spettacolo che le valse tanti elogi, curandolo lei stessa dopo le regìe di De Lullo del '60 e dell''81>>.

R. Di Giammarco, "la Repubblica", 16-4-95.

 

 

<<Sono lieto di poter scrivere che l'operazione, tuttavia non è né privatamente nostalgica né commemorativa, ma incide positivamente nella stagione teatrale per almeno tre ragioni. Primo, perché constatiamo che la commedia ha resistito bene al tempo, il groviglio delle passioni in esso analizzato essendo sempre vivo e bruciante. Secondo, perché l'oculato, onnicomprensivo impegno della Falk consente di dire che è nata una nuova regista: il che non guasta data la dittatura maschile nel settore. Terza ragione, perché Rossella Falk ha saputo proporre, con una sollecitudine quasi amorosa, tre validissimi attori della nuova generazione, in qualche modo così resuscitando (e non commemorando) il clima fervido della Compagnia dei Giovani. Fabio Poggiali le era già stato accanto in "Vortice" di Coward; qui ha assunto il ruolo di Adriano, il "ragazzo di vita" dagli oscuri traffici, dagli amori promiscui e dal cuore disperato: compito che assolve bene, graduando vitalismo aggressivo e desiderio di rigenerazione>>.

U. Ronfani, "Il Giorno", 28-3-95.



 

 

Dialogo con Romeo di G. Manfridi, con Fabio Poggiali (Romeo) e Giuseppe Manfridi. Regìa radiofonica di I. Fei. Registrazione andata in onda il 18-2-1996 per Radiotre.

Inserto-voce di Giorgio De Lullo da "Romeo e Giulietta" di W. Shakespeare, con la regìa di G. De Lullo, andato in onda l'1-11-62 per Radiouno.

 

 

 

<<Una curiosa coincidenza che legò il mio nome a quello di Giorgio De Lullo è stata quella di dover registrare, nel 1996, per Radiotre, un "Dialogo con Romeo" scritto da Giuseppe Manfridi il quale ha ipotizzato un dialogo col personaggio scespiriano post-mortem. Ebbene, il regista assemblò, con un artificio tecnico, la mia voce con la voce registrata di De Lullo che, nel 1962, aveva diretto e interpretato, nel ruolo di Romeo, un'edizione radiofonica del "Romeo e Giulietta" con tutti i componenti della "Compagnia dei Giovani". L'effetto ottenuto da questo mixaggio parve efficace e singolare e mi regalò una certa emozione nel riascoltarlo>>.

Fabio Poggiali da Sulle Orme della Compagnia dei Giovani,  Bulzoni, 2007.

 

 

<<Stiamo leggendo dunque il libro di un autore-teatrante, di un giovane studioso che sta in palcoscenico, di un biografo che il suo soggetto lo "incontra" in carne e ossa sul lavoro; di un uomo di teatro in fieri che sembra essere portato dalla forza delle cose a identificare il proprio approccio ad un teatro-come-vita seguendo l’analogo approccio ("a distanza di tempo", dice) di colei che si fa sua mallevatrice. Una forma narrativa, il "romanzo di formazione", con i suoi parallelismi fra vocazione e vicenda privata, viene a intrecciarsi con il genus storico-critico della "biografia di gruppo" sul tema di una Compagnia i cui componenti erano talmente uniti da fondere la specie e il genus. Uno studio come questo ha varie caratteristiche notevoli. Esso non solo nasce da una consultazione diretta dei documenti e da un discorso approfondito con la protagonista di quegli spettacoli, ma si è inverato e dialettizzato con l’esperienza da parte di Poggiali stesso di una rivisitazione molto efficace del testo di un autore congeniale al periodo centrale dei Giovani ("Anima nera" di Peppino Patroni Griffi"), sotto la guida tutt’altro che da remake di Rossella Falk.>>

Luigi Squarzina (dalla prefazione) in  Sulle orme della Compagnia dei Giovani,  cit.

 

 

 

<<Lo scopo del volume è quello di cercare di estrarre dalla ricostruzione, puntigliosamente esatta, della storia del sodalizio, indicazioni ancora ancora oggi valide per dare sostanza ad una certa concezione del teatro refrattaria alla mediocrità dei tempi. Come dice Luigi Squarzina nella prefazione, <<si tratta di un libro di un autore/teatrante, di un giovane studioso che sta in palcoscenico, di un biografo che il suo soggetto lo incontra in carne ed ossa sul lavoro>>. E se l’incontro è stato con Rossella Falk, che volle un Poggiali venticinquenne al suo fianco in "Vortice" di Coward, per poi richiamarlo per "I parenti terribili" di Cocteau, "Il treno del latte non si ferma più qui" di T.Williams, "Boomerang" di Da Costa e, con la sua regia, "Anima nera" di Patroni Griffi (1995), la lezione che dalla fiducia in lui riposta e dagli insegnamenti da lei ricevuti Poggiali ricava è quella di un’assunzione piena della lezione dei Giovani per la scena e per la vita. Come se, attingendo ai materiali di studio ma "inverandoli" negli insegnamenti ricevuti dalla Falk, l’autore-attore abbia inteso modellarsi proprio sul teatro della Compagnia dei Giovani, quasi assumendone con giovanile baldanza una parte di eredità. Tanto da concludere questo libro sincero ed appassionato - in cui tanta parte ha, giustamente, la devozione per Rossella Falk - con l’augurio, a se stesso e agli altri attori di domani, che "il messaggio di cultura legato alla Compagnia dei Giovani e a chi, come Rossella Falk, ne ha diffuso e ne diffonde il valore, possa considerarsi come un prezioso testimone da raccogliere in una ideale staffetta tra attori>>..


U. Ronfani, << Hystrio>>, n°4, ottobre-dicembre 1996, pag.58.

 

 


<<E’ un omaggio sentito quello che l'autore porge al gruppo teatrale che si è distinto in Italia per aver coniato modalità attoriali e drammaturgiche nuove, diventate modello per le generazioni successive. (...) La struttura del testo, validamente articolato, propone un percorso conoscitivo della Compagnia che si fa progressivo sia a livello cronologico sia di intensità critica. Dopo una sentita prefazione di Luigi Squarzina, Poggiali, attraverso i profili dei singoli componenti della compagnia, descrive e racconta la nascita del gruppo, per poi analizzarne, nei capitoli successivi, lo stile, il "mito", le messinscene importanti, fino all'apoteosi di De Lullo regista con una Trilogia pirandelliana. Il testo è corredato di un interessante e doveroso congedo che "attualizza" l'esempio-modello-guida della Compagnia dei Giovani dando la voce a chi sta insegnando e sta imparando dall'esperienza passata del gruppo storico: Rossella Falk, maestra di Poggiali>>.

 

M.Ruotolo, <<Sipario>>, 1997.

 

 

 

Caro Fabio,

motivi di famiglia e di salute non mi consentono di partecipare alla presentazione del tuo bellissimo e amatissimo libro sulla “Compagnia dei Giovani” che tanta importanza ha avuto nella mia vita anche al di là del teatro. Grazie per il tuo contributo nel mantenere vivo un ricordo e forse un insegnamento, un modello a cui potersi riferire. Giorgio, Romolo, Nora, Ferruccio e tutti gli altri attraverso le tue parole mi sono ritornati vivi accanto anche se mai avevo dimenticato di ricordarli, con infinito amore, insieme a Rossella, Anna Maria, Gino e tutti gli amici di allora che, come me, possono ancora oggi ricordare quella nostra lunghissima stagione meravigliosa. Ancora grazie e infiniti auguri per il tuo domani.

Telegramma di Elsa Albani - 1996

 

 

<<Un libro importante che racconta il cammino artistico di una compagnia teatrale storica che ha intrattenuto e affascinato per lunghi anni le platee italiane e non solo. Con indimenticabili interpretazioni di attori che hanno dedicato la vita ad un’arte, la sola, che dal buio genera sogni e suggestioni che restano nella memoria di ognuno di noi. Desidero inviare a tutti i presenti il mio saluto e rinnovare la mia stima a Rossella Falk, signora del teatro, che oggi come allora continua a regalarci, con uno stile inconfondibile, splendide emozioni>>.

G. Melandri (da Ministro dei Beni Culturali)2000

 

 

<<Per un ventennio dire Compagnia dei Giovani voleva indicare un teatro elegante e raffinato, ma pervaso da una recitazione asciutta e da una ferma visione critica. Gli allestimenti pirandelliani hanno fatto epoca, il loro stile impeccabile è stato un punto di riferimento per molti. Insomma, quella Compagnia è stata un vero mito, sulle cui tracce si è posto Fabio Poggiali, attore anche lui, per ricostruirne la storia, per ricordarne l'avventura dialogando con i superstiti, per esplorarne le caratteristiche ricorrendo a quanto se ne è scritto. Il tutto è stato fuso in un volume ammirevole, "Sulle orme della Compagnia dei Giovani", indispensabile a chi voglia conservare memoria di un'epoca non così lontana, eppure già così sbiadita.>>

Osvaldo Guerrieri,  La Stampa, 20-1-2001

 

 

Stagione 2001-02,  e dal 2005 più volte ripreso.

Le notti bianche, da F. Dostoevskij, versione teatrale di Fabio Poggiali, con Fabio Poggiali e Simona Mastroianni, voce di Giorgio Albertazzi, regia, scene e costumi di Rossella Falk.

<<Dostoevskij, come si sa, ha sempre costituito un ghiotto piatto d’assaggio per i teatranti. Ai grandi romanzi si sono ispirati un po’ tutti, dal lontano Delitto e castigo di Visconti fino ai Karamazov faticosi e chilometrici lasciati incompiuti qualche anno fa da Luca Ronconi al Teatro di Roma... Rossella Falk che, in omaggio al suo antico maestro Luchino Visconti, ha diretto l’attuale messinscena, si è volutamente sottratta al confronto impossibile col film che il grande regista diresse nel ‘57... La scenografia, da lei stessa firmata, è emblematica in proposito: una serie di casette di carta in alto in rilievo che troviamo già magicamente ritte come le illustrazioni dei libri di fiabe della nostra infanzia di fronte a una Neva color carta da zucchero e alla fatale balaustra che accoglie, quando migrano dalla panchina dei ricordi, i tristissimi slanci amorosi del Sognatore e i soprassalti esaltati di Nastenka, la fanciulla diciassettenne... E’ Fabio Poggiali, dopo la voluta incertezza del suo primo apparire timido e in sottotono in un completo bianco che ricorda quello del professor Aschenbach in “Morte a Venezia”, a raccogliere la maggioranza dei consensi grazie alla sua recitazione spontanea e controllatissima, in bilico tra l’amara contemplazione e lo sfacciato riso della sconfitta>>.

E. Groppali << Il Giornale>>,1-8-2000.
 

 

<<Lo spettacolo, a due personaggi, coprodotto dalla Compagnia Falk e dall’Associazione “Maurizio Poggiali”, ha debuttato, con successo, nell’estate del 2000, al Festival di Borgio Verezzi e al Festival di Taormina, ed ha effettuato poi, con un nuovo allestimento50, una tournée nazionale ed internazionale nel 2003-2004, essendo stato inserito nella manifestazione “L’Italia per San Pietroburgo”, organizzata dal Ministero Affari Esteri, dal Ministero Beni culturali, dalla Presidenza Consiglio dei Ministri e dal Consolato Generale d’Italia a San Pietroburgo, per le celebrazioni del 300° anniversario della nascita della città russa. Con “Le notti bianche”, rappresentammo il teatro italiano a San Pietroburgo il 16 giugno 2003, al Teatro Statale “Molodezhnyj” sulla Fontanka, con grande successo di pubblico e di critica e la partecipazione di rappresentanti del Consolato. Il pubblico russo seguì lo spettacolo con l’ausilio delle cuffie in traduzione simultanea e tributò applausi a scena aperta alla mia partner Simona Mastroianni ed al sottoscritto, omaggiandoci con calorose ovazioni e fiori, al termine della rappresentazione. Questo spettacolo mi fece tornare alla mente, più volte, le straordinarie esperienze pirandelliane della Compagnia dei Giovani in Russia. Lo spettacolo, diretto da Rossella Falk, è andato in scena al Teatro Valle-ETI nel 2004 ed è stato più volte ripreso e presentato anche a Parigi, presso il Theatre Hebertot, nel 2007>>.    F. Poggiali