Mercoledì 23 marzo 2005 ore 17,30
CAMPIDOGLIO - Sala della Protomoteca - ROMA
L'Associazione Maurizio Poggiali invita alla
PRESENTAZIONE DEL VOLUME:
di FABIO POGGIALI

Interverranno, tra gli altri
GIORGIO ALBERTAZZI, (direttore Teatro di Roma)
FABIO POGGIALI, (attore, regista, autore)
MAURIZIO SCAPARRO (regista)
OLIVIERO BEHA (giornalista, autore)
TULLIO KEZICH (critico, scrittore)
coordina LIVIA AZZARITI (conduttrice RAI)
Per acquistare il
libro:
Bulzoni editore: 06-4455207 www.bulzoni.it
GIORGIO ALBERTAZZI: L'ULTIMO IMPERATORE
di Fabio Poggiali
Da tempo avevo
in mente l’idea di dedicare un libro a Giorgio Albertazzi, non solo
perché mancava, nel panorama editoriale, un volume sul più grande attore
italiano, ma anche perché egli rappresenta uno dei più intelligenti uomini
di cultura del nostro Paese ed una personalità artistica di spessore
internazionale. Nel corso della sua carriera, iniziata con Luchino Visconti, ha
costituito, per circa venti anni, assieme ad Anna Proclemer - compagna di vita
e di palcoscenico - una “ditta” teatrale di straordinaria
efficacia, con risultati eccellenti. Tra i loro numerosi successi:
“Amleto”, diretto da Franco Zeffirelli; “La governante”
di Brancati, con la regia di Giuseppe Patroni Griffi;
“Spettri di Ibsen”, “Pietà di novembre” e “La
fastidiosa” di Franco Brusati.
Protagonista, nel 1954, del primo programma “one
man show” della tv italiana, “Appuntamento con la novella” ,
Giorgio Albertazzi divenne in breve tempo un divo televisivo grazie ai numerosi
sceneggiati interpretati che lo resero popolare e apprezzato dal pubblico
italiano.
Nel rivedere oggi, a distanza di anni, le sua magistrali interpretazioni
nell’edizioni televisive dell’ “Idiota”, di
“Delitto e castigo” di Dostoevskij, e del “Jekyll” dal romanzo di Stevenson si avverte la
sorprendente attualità della sua recitazione, così come non si può non
rimanere rapiti dal suo magnetismo in “L’année
dernière a Marienbad”
di Alain Resnais, film che vinse il Leone d’oro
a Venezia, nel 1961 e di cui fu protagonista a fianco di Delphine
Seyrig.

Nella sua
carriera è stato diretto, con successo, da registi di diverse scuole teatrali,
tra i quali Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Luigi Squarzina,
Giuseppe Patroni Griffi, Franco Enriquez, Antonio Calenda, Maurizio Scaparro, Gigi
Proietti, Dario Fo, Massimo Castri e prossimamente Luca Ronconi: tutti
gli hanno sempre riconosciuto straordinarie qualità e competenze.
Dopo aver attraversato personaggi inquietanti e “mercuriali”,
come “Re Nicolò” di Wedekind,
“Enrico IV” di Pirandello e Riccardo III” di Shakespeare,
negli ultimi anni, le sue frequentazioni letterarie sono state più assidue e
gli esiti felici: le interpretazioni del carismatico imperatore Adriano, da
“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar,
e del raffinato professore da “Lezioni americane” di Italo Calvino
rimangono scolpite nella memoria degli spettatori e gli allestimenti, più volte
ripresi, hanno costituito dei veri eventi culturali.
Entusiasmanti le sue letture di Dante (nel
Già direttore del Festival di Taormina, dal 2002 ricopre l’incarico di
direttore artistico del Teatro di Roma, che ha accresciuto, negli anni, grazie
al suo prestigio, abbonamenti e consensi, con un bilancio più che
positivo, per scelte e risultati.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo nel 1987, allorché fui selezionato come
giovane attore in una commedia, Fiore di Cactus, da lui diretta. Pur essendo
allievo dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica decisi, con una
certa dose d’ incoscienza, di abbandonare l’Accademia per poter
lavorare con il Maestro Albertazzi.Ricordo che il primo appuntamento con
lui non fu un provino vero e proprio: mi ero preparato sui versi dei suoi (e
miei) adorati Dante e D’Annunzio, ma il Maestro volle soltanto
parlarmi e conoscermi.
Rimasi stupito, anche se raggiante di gioia, nel sapere che il Maestro, dopo
quell’incontro, avesse deciso di affidarmi il ruolo. Seppi, in seguito,
che anche per altre sue “scoperte” si era comportato allo stesso
modo, seguendo il suo “fiuto” e la sua intuizione, la forma più
profonda della conoscenza secondo il filosofo danese Kierkegaard, a lui caro.
Quei mesi con lui furono determinanti per le mie future scelte artistiche e
professionali. Durante le prove dello spettacolo ricordo che, con
l’ingenuità dei vent’anni, proposi un’idea su come si potesse
“montare” una determinata scena, attendendomi di venire
subito zittito e magari rimproverato dal regista famoso e con la fama di
autoritario. Questi invece, con mio grande stupore, esclamò semplicemente:
“Bravo, bell’idea…teniamola!”
Da quell’ indimenticabile esperienza compresi che soltanto i registi
“illuminati” permettono all’attore una collaborazione
artistica.

Negli anni, ne
ho sempre ammirato, il fascino, la genialità, la voce e
quell’immenso talento da “grande attore”, l’unico in
Italia che per anni poté “duellare”, a distanza, con il compianto
Vittorio Gassman, e con il quale nacque un'accesa rivalità mattatoriale
che, in qualche modo, emulava quella sportiva tra Coppi e Bartali.
Da sempre Albertazzi ha unito alla passione per il teatro e la poesia quella
per l’insegnamento e la scoperta di giovani talenti che nel corso degli
anni ha seguito, forgiato e incoraggiato.
Di recente, ho avuto l’occasione di assistere ad alcune lezioni che
Giorgio ha tenuto all’Università di Roma: ho ritrovato in lui
quella stessa energia positiva, quello stesso spirito avventuroso di
intellettuale e di guru, sempre curioso, controcorrente, entusiasta con e per i
giovani, ai quali trasmette, con l’aria da dandy dannunziano, passione ed
eros miste a tecnica e professionalità.
Secondo Albertazzi, Il Maestro parte sempre senza sapere nulla, perché sa che
il sapere si rivelerà nello stesso ragionare con gli altri, dopo averli
spogliati delle facili verità di cui si sentono portatori. L'unico merito che
si attribuisce è quello di aver guidato gli altri in quella ricerca della
verità; egli li ha aiutati a partorire se stessi, cioè ad estrinsecare quella
verità che era già in loro, ma che essi da soli non riuscivano a far
"nascere" (è l'arte della maieutica).
Per Albertazzi, “il Maestro” non è pertanto colui che insegna,
bensì colui che “cerca insieme” all’allievo ed è sempre l’allievo
- per lui come per l’arguto semiologo Roland Barthes
-, che sceglie il suo Maestro, e non il contrario: anche per questo ho sempre
reputato che egli fosse il mio Maestro.
Dal diario di Anna Proclemer, sua compagna di palcoscenico e di vita, durante
la tournée dell’”Amleto” all’Old
Vic di Londra, nel 1964, ho ritrovato queste
parole:“Cinque Amleti in tre giorni! Due il
giovedì, uno venerdì, due sabato. Da ammazzare un cavallo. Il cavallo
Albertazzi non è morto, ma quando siamo usciti da teatro, sabato sera, diceva
di vedere grigio. E poi lui non sa risparmiarsi. Recita sempre tutto, dalla
prima parola all’ultima, con la medesima intensità e concentrazione. Il
suo impegno è ogni volta totale – come se su ogni battuta dovesse
giocarsi la vita, come se ogni parola fosse quella definitiva -. L’altro
giorno si è precipitato nel camerino di Giorgio un signore un po’
svolazzante, camicia celeste come gli occhi, foulard damascato, voce stupenda.
<<Oh, my brother!>>
ha flautato abbracciandolo e tenendoselo stretto per un bel po’. Era Jon Gielgud”.

Per la sua
straordinaria carriera, l’onestà intellettuale che gli fa onore, e
l’attenzione verso i giovani che costituiscono il futuro del teatro
italiano, nonché per la stima e l’ammirazione che nutro nei suoi
confronti, ho ritenuto doveroso dedicare questa antologia di scritti a Giorgio,
anche come stimolo per futuri approfondimenti critici.
Ringrazio tutti i critici, i giornalisti, i registi, gli attori, gli operatori
culturali e le personalità che negli anni hanno analizzato l’arte di
Albertazzi e che, attraverso testimonianze ed interviste, sono presenti nel
libro nel quale sono altresì inseriti alcuni tra gli scritti più illuminanti di
Giorgio Albertazzi, che rappresentano la sua Poetica, nonché una
intervista concessa a chi scrive nel 2005 nella quale le memorie personali si
intrecciano alle tappe fondamentali della sua carriera.
Completano il volume una ricca documentazione fotografica ed una cronologia
degli spettacoli teatrali, unitamente al repertorio delle principali
interpretazioni televisive e cinematografiche.


Nel 2003, Il Presidente
della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi invia al Cavaliere di Gran Croce
Giorgio Albertazzi il seguente messaggio: "In occasione del Suo 80°
compleanno desidero farLe pervenire felicitazioni e
sentimenti di stima per
Augurando al Maestro ancora e sempre i successi che merita, ritengo di aver
compreso che la sua migliore qualità sia quella di possedere una rara
“divertente leggerezza” combinata con una autentica
“sapiente saggezza” e proprio attraverso la fusione dei due
elementi, come auspicava lo scrittore di “Siddharta”
Hermann Hesse, si resta sempre giovani, come Giorgio Albertazzi.
In bocca al lupo, Maestro.
Fabio Poggiali
TEATRO:
ALBERTAZZI,'ULTIMO IMPERATORE' IN LIBRO E SCENA
ESCE RITRATTO DEL GRANDE ATTORE E SUA VICENDA ARTISTICA
(ANSA) - ROMA, 20 MAR
-
Ha per titolo
'L'ultimo imperatore', il libro dedicato a Giorgio Albertazzi, scritto da Fabio
Poggiali, che esce in questi giorni, edito da Bulzoni.
Si tratta di un omaggio al popolare attore, peraltro direttore artistico del Teatro
di Roma, in cui si ripercorre a tutto campo una delle carriere artistiche piu' intense e prestigiose del teatro italiano.
Il volume e' corredato tra l'altro, da numerosi contributi e testimonianze di
quanti, nelle diverse branche dello spettacolo, teatro, cinema, televisione,
hanno avuto con lui rapporti di lavoro.
Poggiali, gia' autore di altri libri di
saggistica teatrale ('Sulle orme della compagnia dei Giovani', 'Rossella
Falk'), dice che ''la definizione di ultimo
imperatore non vuol essere solo un richiamo alla celebre interpretazione di
Albertazzi in 'Memorie di Adriano' ma anche un richiamo al fatto che e', in
effetti, dopo la scomparsa di Gassman e Carmelo Bene, l'ultimo 'grande attore'
del teatro italiano, una vera e propria punta di diamante caratterizzata da una
personalita' febbrile e curiosa, impegnata sui molti
fronti della drammaturgia''.
La pubblicazione, che sara'
presentata a Roma mercoledi' pomeriggio dallo stesso
Albertazzi, ne traccia l'intera carriera, seguendola negli oltre 50 anni in cui
ha frequentato i nostri palcoscenici, ne ricostruisce cronologicamente i
momenti piu' importanti e significativi, ne analizza
la personalita' e i successi, e si avvale di scritti
di vario tipo, alcuni dei quali dello stesso Albertazzi, che espone le sue
teorie sul rapporto attore- regista, tema che ha sempre molto dibattuto nel
corso della sua attivita'. Una miscellanea che
comprende anche la sua novella 'Baglio', nome ispirato a un cavallo, segnalata
in un paio di premi letterari.
Come attore, Poggiali, ex allievo dell' Accademia d'arte
drammatica, ricorda di aver debuttato nel 1987 proprio con Albertazzi regista
di 'Fiore di cactus' di Barillet e Gredy, prima di essere scelto da Rossella Falk, come
protagonista maschile al suo fianco in molti spettacoli di successo
( Da "Vortice" a "Parenti terribili",da "Anima
nera" a "Le notti bianche" di Dostoevskij, con la regia di
Rossella Falk e con un contributo in voce proprio di Giorgio Albertazzi,
spettacolo che ha rappresentato il teatro italiano in Russia, nel 2003). ''Un maestro - dice - che ha formato decine e decine
di attori, tutti gli devono qualcosa, perche' e'
capace di insegnare a tutti sapientemente l'arte drammatica e molti gli
sono riconoscenti, a cominciare da attrici come Elisabetta Pozzi e Mariangela
D'Abbraccio.
Questo libro, prosegue Poggiali, ''nasce
non solo da un'angolazione strettamente professionale, di cui si ammettono
importanza e ruolo, ma soprattutto da un grande cruccio: quello di non aver
visto in questi anni editorialmente niente che
parlasse di Albertazzi. La pubblicistica teatrale e' stata florida nel puntare
la sua attenzione su quattro o cinque figure (da Costa a Visconti, da Strehler
a Gassman) ma mai ha concesso particolare rilievo a questo attore straordinario,
dalle mille esperienze, che ha regalato momenti memorabili e onori al teatro
italiano: tanto per ricordarne uno, l'interpretazione di 'Amleto' a Londra nel
regno di Shakespeare. Partendo da questo dato di fatto, ho voluto colmare una
lacuna largamente sentita negli ambienti teatrali''.
''Sembra incredibile - prosegue Poggiali -
i primi riconoscimenti Albertazzi ha iniziato ad averli solo dopo la sua
magistrale interpreazione di 'Enrico IV' di Pirandello, diretto da Antonio Calenda negli anni '80, cioe'
alla soglia dei suoi 60 anni, eppure prima aveva gia'
dato moltissimo con prestazioni clamorose. Si pensi alle tante brillanti
affermazioni della compagnia Proclemer-Albertazzi,
una delle formazioni storiche del nostro teatro, ditta rimasta saldamente in piedi
per anni. La sua teatrografia - conclude - e'
immensa, cosi' pure folte sono le sue partecipazioni
cinematografiche (ricordo solo. 'L'anno scorso a Marienbad'
di Resnais, Leone d'oro a Venezia) e televisive, dai
primi grandi sceneggiati della Rai sino alle recenti trasmissioni sul teatro in
coppia con Dario Fo''.
(ANSA).
****************************************************************************************************************************************************************
ALLA FIERA DEL LIBRO DI TORINO
GIORGIO ALBERTAZZI: L’ULTIMO
IMPERATORE:
presentazione
del volume di Fabio Poggiali
5 maggio 2005 ore 16,30
Sala Gialla
Il 5 maggio,
giorno dell'inaugurazione della Fiera del libro di Torino, alle 16, 30, verrà presentato
il libro di Fabio Poggiali “Giorgio Albertazzi L’ultimo
imperatore”, edito da Bulzoni.
L’attore e
autore Fabio Poggiali, che debuttò in teatro con Giorgio Albertazzi, prima
di lavorare come protagonista maschile, al fianco di Rossella Falk, per un
decennio al Teatro Eliseo, delinea una delle figure più significative del
teatro e dello spettacolo contemporaneo: Giorgio Albertazzi.
Con FABIO POGGIALI, è prevista la
partecipazione di varie personalità, tra le quali:
prof. ROBERTO ALONGE
(Università degli Studi di Torino)
e prof. GIGI LIVIO
(Università degli Studi di Torino)
E’ il
primo volume dedicato a colui che viene oggi considerato il più grande
attore italiano ed una personalità artistica di spessore internazionale:
Giorgio Albertazzi, attore, regista, autore ed attuale direttore del Teatro di
Roma. Protagonista, nel 1954, del primo programma “onemanshow”
della tv italiana, “Appuntamento con la novella” , divenne in breve
tempo un divo televisivo grazie ai numerosi sceneggiati interpretati che
lo resero popolare e apprezzato dal pubblico italiano: dall’
“Idiota”, a “Delitto e castigo” di Dostoevskij, da
“Vita di Dante” al “Jekyll” e
“George Sand”, dopo aver ottenuto la
consacrazione cinematografica come protagonista di “L’année dernière a Marienbad” di Alain Resnais,
film vincitore del Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia, nel 1961.Con Anna Proclemer ha costituito un sodalizio
artistico ed umano trentennale. Le storiche interpretazioni di “Amleto” di Shakespeare, nel 1964,
di “Enrico IV” di
Pirandello, nel 1982, fino al recente “Memorie
di Adriano” di Marguerite Yourcenar,
ed i suoi acclamati recital di poesia rimangono scolpiti nella memoria degli
spettatori.
Nel libro, oltre ai contributi di Maurizio Scaparro,
Tullio Kezich, Roberto De Monticelli, Anna Proclemer, Enrico Maria Salerno,
sono altresì presenti alcuni tra gli scritti più illuminanti di Giorgio
Albertazzi, che si definisce “uno scrittore in scena” e che
rappresentano la sua Poetica, nonché un’ approfondita intervista concessa
a Fabio Poggiali nel 2005, nella quale le memorie personali si intrecciano alle
tappe fondamentali della sua carriera.
Completano il volume una ricca documentazione fotografica ed una cronologia
degli spettacoli teatrali, unitamente al repertorio delle principali
interpretazioni televisive e cinematografiche.
IL
MESSAGGERO: 24-3-2005
"L'IMPERATORE
ALBERTAZZI" di PAOLA POLIDORO
ROMA -
Con la
dedizione paziente che solo un allievo grato sa assicurare, Fabio Poggiali ha
curato il volume Giorgio Albertazzi.
L’ultimo imperatore , edito da Bulzoni e
presentato ieri in Campidoglio. Una raccolta nata per celebrare il regista,
l’autore, l’intellettuale, “il più grande attore
italiano”. Così Poggiali, anche lui attore, definisce, senza esitazioni e
senza mezze misure, il suo maestro (lavorarono insieme per la prima volta nel