La crisi è stata crisi essenzialmente di trasformazioni politiche,
ideologiche che mutavano caratteri di fissità opaca, ingombrante, e che forse
hanno dato nuova linfa creatrice agli autori, ad attori e registi, nonché al
pubblico come memoria ed illusione.
Essendo giovane ed interessato allargomento teatro,
credo che un mio compito sia quello di capire la mia diversità - nei confronti
dei miei coetanei - nellamare e fare teatro, nonché quello di cercare,
attraverso il mio lavoro dattore e di studioso, di far diminuire quella
allarmante percentuale, riportata da una recente statistica, del 90%, nella
quale rientrano i giovani che non vanno a teatro. Chiediamoci il perché.
La società italiana, oggi, si occupa pochissimo di teatro.
E per società intendo lo Stato, le scuole, le università, linformazione
giornalistica e televisiva. Un giovane di diciotto-venti anni si diploma nelle
scuole superiori conoscendo più o meno bene Manzoni, ma avendo unassoluta
ignoranza di Shakespeare, di Goethe, di Goldoni ed in generale di tutto il teatro
mondiale da Sofocle a Dario Fo, compreso il teatro di Pirandello. Non esistendo
nelle scuole secondarie lezioni di teatro e di drammaturgia, il giovane deve
essere toccato dalle ali di Mercurio e volare, in solitudine, alla ricerca di
testi, di poesie, di scritti teatrali o di scuole specifiche. Questo è stato
anche il mio percorso.
Nella maggior parte delle Università italiane si ignora,
tranne in alcuni casi, la disciplina teatrale. Nei Paesi anglosassoni, al contrario
che in Italia, - è risaputo - ci sono scuole di recitazione adeguate nei college
ed efficienti teatri universitari.
Mi ritengo fortunato e sono cosciente di essere un caso insolito
nel teatro italiano, per aver interpretato, in palcoscenico, il ruolo del protagonista
nella stessa età che lautore prevedeva per esso: come allestero
è consuetudine ed in Italia eccezione.
Trovo assurdo ed iniquo - in termini sportivi una falsa partenza
- consentire che nel teatro italiano, pubblico e privato, personaggi anagraficamente
in verde età come, ad esempio "Amleto" di Shakespeare o "Caligola"
di Camus "il Misantropo" di Moliere siano appannaggio quasi esclusivo
di attori stagionati: questo vuol dire sbagliare limpostazione di uno
spettacolo e tradire le intenzioni dellautore, perché questi immaginava
sulla scena un giovane; con le sue virtù, i suoi limiti, i suoi difetti, ma
caratteristici proprio delletà giovanile.
Credo che uno dei motivi per cui i giovani rifiutino il teatro
sia proprio la mancata immedesimazione con chi è in scena e con le storie da
essi rappresentate.
Cè da augurarsi che in futuro - anche in Italia - un
giovane attore o regista che abbia le capacità possa dimostrarle, come avviene
in Germania, in Inghilterra, in Francia e negli Stati Uniti: Paesi molto più
evoluti per quanto riguarda la fiducia ai talenti emergenti e lattenzione
alla cultura ed al teatro, anche nelle scuole.
Unultima osservazione: in Italia, lorgano a più
diretto contatto con le masse dei giovani, la televisione, non fornisce notizie
a chi ama il teatro, figuriamoci a chi non lo conosce. Esistono rubriche di
informazioni sul cinema, ma non sul teatro che si limita ad apparire in tv soltanto
come registrazione di uno spettacolo, allinterno di "Palcoscenico"della
RAI.
A mio avviso, è semplicemente scandaloso che la tivù pubblica
conceda dirette sportive di partite di biliardo, per non parlare degli sport
maggiori, e non abbia allinterno di tutti i suoi palinsesti un solo programma
di informazione e/o di divulgazione della cultura teatrale e, conseguentemente,
non si occupi delle maggiori manifestazioni teatrali del nostro Paese.
Vorrei concludere esortando i giovani ad andare a teatro
per capire un po meglio il mistero della vita ed i meno giovani a riflettere
su questa frase del grande poeta Federico Garcia Lorca: "Il Paese che non
aiuti né stimoli il suo Teatro o è morto o è moribondo".