LA MORTE DEL CAPITANO A.M. POGGIALI MAURIZIO
nell'incidente aereo dell'8-8-1997 su Monte Lupone (Cori-Latina)
provocato da imperizia altrui

Venerdì 8-8-1997, ore 10:47. Dall’aeroporto militare di Pratica di Mare, in provincia di Roma, decolla un vecchio aereo militare: è un SIAI Marchetti 208 M, un velivolo monomotore ad elica costruito negli anni ‘60. Alla guida dell’aereo il Cap. pilota Matteo Pozzoli, 30 anni. A bordo, seduto alla sua destra il Cap. Maurizio Poggiali 32 anni, navigatore "combat ready" di Tornado, collaudatore di sistemi avionici, esperto di guerra elettronica ed armamento, considerato uno dei "Top-gun" dell’aeronautica militare italiana. Con loro il maresciallo motorista Ermenegildo Franzoni, 24 anni, seduto nei sedili posteriori.
Per un Capitano navigatore di Tornado come Poggiali, il volo su un vecchio SIAI 208 è una curiosa eccezione inserita nel piano giornaliero solo all’ultimo momento. Il programma di volo redatto il giorno prima dalla base di Pratica di Mare prevedeva, infatti, per lui una missione a bordo di un G222 con destinazione Genova.
Qualcosa, comunque, manda all’aria il programma e Poggiali si ritrova a bordo del SIAI 208. Lo scopo della missione è "l’addestramento alla navigazione in un volo a vista". La rotta prestabilita è di breve impegno: "Pratica di Mare - Aprilia - Pratoni del Vivaro - Pratica di Mare". Poche centinaia di chilometri sulla campagna laziale, da coprire in poco meno di un’ora, in condizioni climatiche perfette.
Tre minuti dopo il decollo, però, il SIAI 208 avverte il Centro di Controllo di Ciampino di un cambiamento del programma di volo e comunica l’intenzione di dirigersi verso Norma. L’operatore non capisce bene il nome della cittadina laziale e trascrive Norba.
Alle 11:03 l’operatore del centro di controllo di Ciampino chiama il SIAI 208M senza ottenere risposta; riprova più volte ed, alla mancata risposta, avvia una serie di contatti telefonici con enti ed aeroporti limitrofi. Nonostante la gravità della situazione, il Centro di Controllo di Ciampino non rispetta le procedure d’emergenza previste: comunica con 1 ora e quindici minuti di ritardo il messaggio di fase d’incertezza che dovrebbe scattare 30 minuti dopo l’ultimo contatto radio con l’aeromobile scomparso; non emette il comunicato di fase di allarme che scatta quando i tentativi di collegamento con l’aeromobile e la richiesta di notizie presso altre fonti non hanno dato risultati; comunica con trenta minuti di ritardo la fase di pericolo che scatta allo scadere dell’autonomia de velivolo.
Alle ore 13 l’incidente è ormai considerato certo. Le operazioni di Soccorso prendono il via ufficialmente, ma dall’ultimo messaggio radio sono già passate due ore.A questo punto, la responsabilità delle operazioni passa, per competenza territoriale, al Coordinamento Soccorso di Ciampino, dell’Aeronautica Militare.

I documenti raccolti dalla Procura di Latina, che sull’incidente aereo ha condotto un’inchiesta, rivelano una lunga serie di ritardi, leggerezze e decisioni sbagliate in cui accade di tutto: a 45 minuti dall’incidente - ancora prima, quindi, dell’inizio ufficiale dei soccorsi -, uno degli elicotteri giunti nell’area corrispondente all’ultimo contatto radio con il SIAI 208, raccoglie la testimonianza di un gruppo di parapendisti che aveva avvistato l’aereo dirigersi da Norma verso Cori ed indica le coordinate della possibile area di ricerca sui Monti Lepini.
Nascosto dalla boscaglia, l’aereo non viene invece individuato dagli elicotteri inviati sul posto nelle prime ore del pomeriggio, ma nonostante le dichiarate ed evidenti difficoltà di avvistamento, il Coordinamento del Soccorso di Ciampino decide di non avviare operazioni di ricerca via terra e, contrariamente a quanto stabilito dalle "Norme per il Soccorso Aereo adottate dal Ministero della Difesa" rifiuta, nel pomeriggio di quell’8-8-1997, l’impiego di reparti terrestri messi a disposizione dalla Regione Militare, la disponibilità degli uomini del Soccorso Alpino e, il mattino successivo, anche l’offerta di squadre di soccorso della Prefettura di Latina.
Le ricerche via terra vengono escluse in considerazione delle impervie condizioni del terreno; decisione presa però senza una sufficiente conoscenza dell’area, per il semplice motivo che il Coordinamento Soccorso di Ciampino - contrariamente a quanto previsto dal Ministero della Difesa - non è in possesso delle carte geografiche (!) delle zone nelle quali dovrebbe coordinare le ricerche.
Persa di vista la segnalazione più importante, l’area di ricerca viene allargata, senza logica, a chilometri di distanza. Aerei, elicotteri e mezzi navali cercano il SIAI 208 al Circeo, a Ponza o a Civitavecchia, dove non c’è ragione che sia arrivato.
E, mentre si continua a perdere tempo prezioso, nonostante la gravità della situazione, l’aeroporto di Grazzanise, in Campania, rifiuta la disponibilità di un elicottero AB212, adatto alle ricerche in montagna ed alle ricerche notturne, perché impegnato in una esercitazione di boy-scouts!
Intorno alle 21 di quell’8-8-1997, le ricerche vengono sospese: da oltre dieci ore di un aereo militare e di tre uomini non si sa più nulla, ma per il Coordinamento Soccorso di Ciampino si può anche andare a dormire.
Alle prime luci dell’alba di Sabato 9-8-1997, sulle montagne presso Cori e Norma, l’aereo ed i tre a bordo sono ricercati - via terra - esclusivamente da generosi volontari e pastori della zona, senza mezzi né addestramento, nonché da alcuni familiari del Cap.Poggiali (il fratello ed il cugino) che rimangono sbigottiti dalla disorganizzazione, dalla impreparazione, e dalla assenza di chi di dovere per le ricerche.
Difatti, a ritrovare il relitto del SIAI 208, poco dopo le 10 del mattino, trascorse 24 ore dalla caduta, non sono una delle due squadre impegnate "ufficialmente" nei soccorsi, ma un gruppo di gitanti di cui fanno parte anche alcune signore ed una bambina di undici anni!
La decisione presa venerdì pomeriggio di rinunciare alle ricerche via terra, in considerazione di un area eccessivamente impervia, si rivela così una imperdonabile superficialità. Il gruppo dei gitanti, infatti, è impegnato in una tranquilla passeggiata nei boschi del Monte Lupone, lungo la catena dei Monti Lepini, a pochi chilometri da Norma, proprio nella zona suggerita dai parapendisti, già 45 minuti dopo la scomparsa dell’aereo.

La zona suggerita dai parapendisti e le coordinate trasmesse dal R.S.V (Cap.Cabiati) risultano, pertanto, essere esatte, ma ormai è troppo tardi. Quando il primo elicottero dell'Aeronautica Militare, avvisato dal 112, fa scendere, sulla zona, l'unico giovane medico inviato per prestare soccorso a tre probabili moribondi, sono passate 24 ore dall'incidente.
Il Cap. Pozzoli ed il M.llo Franzoni vengono trasportati, in elicottero, al Policlinico Gemelli di Roma, ma per il Cap. Poggiali Maurizio non c'è più nulla da fare. Il giovane medico si assume la responsabilità di dichiararlo morto, senza neanche la disperata corsa all'ospedale che pure qualcuno, sul posto, osa proporre .
Il corpo del Cap. Poggiali viene lasciato a fianco dell'aereo per altre cinque ore in attesa dell'arrivo del magistrato che darà, solo nel tardo pomeriggio del 9-8-1997, il permesso di rimozione della salma.

 

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