L'EREDITA' DEI "GIOVANI"
VENTI ANNI DI SPETTACOLI CON ROSSELLA FALK

Il primo incontro che ho avuto con Rossella Falk fu nel 1990, quando venni da lei scelto, dopo alcuni provini, come protagonista maschile per l'allestimento di un dramma di Noel Coward: "Vortice",9 con la regìa di Mino Bellei, in cui interpretavo il ruolo di Nicky Lancaster, un giovane musicista che si ribella alla vacuità della propria madre, Florence, impersonata dalla Falk. Il mio personaggio, già appannaggio di grandi attori del passato come John Gielgud, Dirk Bogarde, Ralph Richardson, lo stesso Noel Coward e, recentemente, Rupert Everett, mi permetteva di competere, a ventiquattro anni, con la "regina" del teatro italiano e di debuttare nel meraviglioso teatro di Reggio Emilia dedicato a Romolo Valli.
La Falk, in un'intervista a Silvana Gaudio, dichiarava che lo spettacolo consentiva di "ricordare Romolo in un teatro che porta il suo nome e che ha riaperto i battenti alla prosa, l'ex Comunale. Un compagno di strada come Romolo non lo si dimentica, così come non si dimentica un maestro come Giorgio. Del resto, all'Eliseo, sono abituata a incontrare le loro facce sulle locandine degli spettacoli che ci hanno visto insieme. Anche l'aver affidato la regia di "Vortice"a Mino Bellei dimostra l'importanza della lezione delulliana, apprezzata da Mino, che con Giorgio ha recitato Pirandello, Shakespeare, Molière e gli è stato vicino nelle 113 prove di "Terra di nessuno" di Pinter, osservando, "rubando", è lui il primo a riconoscerlo".10


Guido Almansi, a proposito del terzo atto - una lunga scena a due, che ricorda quella tra Amleto e la madre -, scrive: "Recitato alla grande da Rossella Falk (in un ruolo che sembrava scritto per lei) e dal giovane e bravissimo Fabio Poggiali, confesso che tutti i miei dubbi sono spariti e mi sono lasciato trascinare dalla forza drammatica di questa scena. Nel lussuoso boudoir della madre, contornato da specchi inclinati che trasformano questo luogo della mollezza e del piacere in un inferno claustrofobico in cui la madre non può che vedere il suo volto invecchiato ed il figlio i segni della sua decadenza, la Falk e Poggiali si sono affrontati con l'intensità emozionale dell'eroe e dell'eroina di un'opera di Verdi e con la carica aggressiva di due leoni in gabbia. Ne è venuta fuori una scena di grande teatro all'antica che ha ancora qualcosa da dire nonostante i borbottii rancorosi dei teorici dell'avanguardia coatta".11

Per Antonella Melilli, "la scena si risolve per Rossella Falk e Fabio Poggiali, che dà al figlio Nicky la gradualità di una bizzosa e provocatoria ferocia, in un autentico pezzo di bravura che riesce ad evitare, pur nella violenta drammaticità di un autentico corpo a corpo, ogni ridondanza di facile effetto e suggella lo spettacolo su un'intesa di perfetto affiatamento e di grande sensibilità artistica, giustamente premiata dagli applausi del pubblico".12

Secondo il giudizio di Masolino D'Amico, "lo spettacolo possiede una sua convincente unità stilistica, datagli dal registro della recitazione generale".13 E puntualizza: "Mentre infatti tentavo di sintonizzarmi con la serata - per una volta avevo commesso quell'errore imperdonabile, incubo dei critici, di arrivare in ritardo - mi sembrava di avvertire in certi accenti, in un certo modo di spezzare le frasi, la presenza di un metodo di dizione e di gestualità, diciamo pure di una scuola, che tentava con successo di porsi come surrogato di quella albionica classicamente impassibile e a noi tradizionalmente estranea; e ho pensato al non dimenticato Giorgio De Lullo. Più tardi aprendo il programma di sala ho letto che proprio al suo antico maestro il regista Mino Bellei dichiarava di essersi ispirato. Ha fatto bene e lo ha fatto bene. L'amalgama così ottenuto rende efficace il lavoro di tutti gli attori, pur lasciando ad alcuni la possibilità di distinguersi - vedi Gea Lionello ed Emanuele Vezzoli - o addirittura di brillare, com'è il caso del quasi esordiente Fabio Poggiali, un ottimo Nicky, scattante senza essere convulso, eloquente senza essere concitato".14 Per quanto riguarda Rossella Falk, il critico evidenzia come "nella leggerezza con la quale porge la grande crisi del terz'atto, passando dall'egoismo e dal capriccio alla sofferenza autentica, ella tocca uno dei vertici della sua carriera".15


Il regista Mino Bellei, a cui va il mio particolare ringraziamento per i preziosi suggerimenti ricevuti, scriveva sul programma di sala di "Vortice": "Quando Rossella Falk ed il Teatro Eliseo mi hanno proposto la regìa di "Vortice"di Noel Coward - un Coward anomalo, ironico sì, ma anche drammatico e cattivo -, sono andato con la memoria - per forza -, all'ultimo Maestro che ho avuto e cioè a Giorgio De Lullo e agli insegnamenti avuti da lui nel collaborare, come attore a quattro spettacoli da lui firmati ma soprattutto nel fare il suo "sostituto" per 113 prove di "Terra di nessuno" di Pinter, esperienza quest'ultima, per me indimenticabile. Con Rossella abbiamo parlato a lungo di come Giorgio avrebbe affrontato questo testo, così adatto a lui, e di come avrebbe rappresentato questa società superficiale e vuota. E questo "Vortice"nasce quindi sui ricordi miei e di Rossella Falk e dalle esperienze parallele accanto a un Maestro mai sufficientemente ricordato e che le nuove generazioni non hanno conosciuto".16


I "Giovani" sono sempre stati idealmente presenti in questa nostra impresa. Dante Guardamagna osserva: "L'allestimento è affidato a un nostro brillante e moderno autore, attore, regista: Mino Bellei, che nella Compagnia De Lullo-Valli-Falk fu anche il "sostituto" di Giorgio De Lullo per la messinscena d'un testo di Pinter, e oggi è in grado di suscitarne il ricordo, con Rossella Falk, per affrontare questo testo cercando di non discostarsi dallo stile e dalla misura tipici del grande attore/regista scomparso. Esito comunque efficace e suggestivo, netto e ben dosato; il concerto degli attori è diretto con ritmi e gusto precisi".17


Con queste parole iniziava il resoconto dello spettacolo G. A. Cibotto: "Sarà colpa della fantasia che di continuo strappa fuori dal magazzino dei ricordi vecchie immagini, ma al "Verdi", più gremito di altre sere, non appena il sipario si è levato sulla raffinata scena di Philip Prowse, sono apparse di scatto le ombre di Giorgio De Lullo e Romolo Valli. Pareva uno spettacolo di quelli legati alla loro favola, che pur sbiadita resiste nell'animo dei patiti di teatro".18


Rossella Falk che, assieme a Bellei, aveva creduto nelle mie qualità affidandomi la responsabilità del ruolo del protagonista maschile, in un'intervista affermava: "Fedele all'esperienza fondamentale per la mia formazione d'attrice, la lunga militanza nella "Compagnia dei Giovani", ho sempre avuto un occhio di riguardo per il lavoro collettivo. E come tanti anni fa accadde con Giorgio De Lullo, vera e propria rivelazione per la scena italiana, poco più che ventenne in un ruolo d'"attor giovane", con questo spettacolo è stata data l'opportunità all'attore impegnato nel ruolo di Nicky, il ventiquattrenne Fabio Poggiali, di conseguire un grosso successo personale".19


Il regista dello spettacolo, alla domanda se si ritenesse soddisfatto dei risultati raggiunti, così rispondeva: "Oltre ogni aspettativa. Dovevamo superare lo scoglio di un primo atto di bla-bla per arrivare a un progressivo incupimento e poi alla deflagrazione, in questa storia degli anni Venti dove si parla di droga, e dove un'ottima Falk ha per interlocutore il bravo, sorprendente ventiquattrenne Fabio Poggiali, uno a cui si ha il piacere di trasmettere l'artigianato. Lo dico io, che sono stato svezzato per mia enorme fortuna da Renzo Ricci e ho imparato a lungo da De Lullo".20


Dopo quella prima, straordinaria esperienza, ho avuto in seguito il piacere e l'onore di collaborare per  più di venti anni con colei che è considerata una delle attrici più prestigiose del teatro italiano e che, fin dal periodo della "Compagnia dei Giovani", ha sempre costituito un punto di riferimento nel panorama teatrale.. Naturalmente, in questi anni, ho cercato di apprendere da lei tutto ciò che era possibile per quanto concerne la professionalità, il rigore metodologico, la tecnica teatrale, il mestiere insomma. Quello che mi preme sottolineare è che le stesse qualità ed in particolare gli stessi propositi, universalmente apprezzati negli anni della famosa "Compagnia dei Giovani", si sono rivelati essere immutati ed integri anche a distanza di tempo. Permane in lei l'idea che il teatro debba essere innanzitutto un luogo di incontro, di amicizia, di collaborazione reciproca tra attori, registi, impresari, tecnici.
Ne ho avuto ulteriore conferma quando recitai nei "Parenti terribili",21 di Jean Cocteau, con la regìa di Giancarlo Cobelli, nel 1991, allorché riproponemmo con successo sulle scene un morboso rapporto madre-figlio - quarantasei anni dopo l'allestimento di Luchino Visconti del 30-1-45 con Andreina Pagnani, Gino Cervi, Rina Morelli ed Antonio Pierfederici -, ed io interpretai il ruolo che era stato, nel 1938, di Jean Marais: l'attore francese a cui Cocteau aveva dedicato il testo. Ella mi fece capire, durante le prove, l'importanza e della fiducia reciproca in una compagnia teatrale e, soprattutto, della capacità di un giovane di saper cogliere i suggerimenti di chi ha vissuto prima di lui le medesime incertezze, gli stessi dubbi e l'identica "paura", in un mestiere al tempo stesso complesso, "nobile" e meraviglioso come quello dell'attore. Proprio la capacità di "saper ascoltare" - di cui un giovane alle prime armi, ansioso di esprimersi, riconosce difficilmente il valore e la portata - costituirà la base del suo essere attore nel futuro.
A giudizio di Masolino D'Amico, risulta "eccellente il Michel di Fabio Poggiali, sia nello charme cucciolesco sia nel solipsistico abbattimento richiesti; a questo punto si deve parlare di notevole acquisto del nostro teatro. Esemplare, infine, la Yvonne di Rossella Falk, querula, petulante, sordida, ma anche tenera e vulnerabile: provvista insomma di quella preziosa nota di umanità di cui i suoi partner sono stati spogliati".22


Nella recensione di Franco Quadri, si legge che per Rossella Falk "è l'occasione di abbandoni anche audaci e di liberarsi dalle difese della sua corteccia, con la stessa operazione di struccaggio, anche fisico operato da Visconti sulla Pagnani. Impressionante è a sua volta la trasformazione di Marisa Fabbri in gran dama platinata con turbante (…) divertente e terrificante padrona del campo, anche grazie ad un vero festival di controscene. (…) Nel ruolo del figlio pupazzo che fu di Jean Marais, Fabio Poggiali riesce credibile al limite del richiesto artificio. (…) Un quintetto di prim'ordine, in uno spettacolo giustamente accolto con l'emozione delle grandi serate".23


Certamente il meticoloso lavoro di Giorgio De Lullo alle prove - che abbiamo analizzato -, è parte integrante del bagaglio professionale e del metodo di studio di Rossella Falk, che ama tra l'altro rievocare lo stile, la pazienza e la determinazione che il regista manifestava nei confronti dei suoi compagni.
Dopo una mia "immersione" nella variegata e geniale lingua goldoniana (recitando in veneziano ne "Le massere"24 di C. Goldoni, per il Teatro Stabile del Veneto, in occasione del Bicentenario goldoniano), un'altra esperienza di teatro a fianco di Rossella Falk, l'ho avuta durante una ripresa de "Il treno del latte non si ferma più qui"25 di Tennessee Williams, nel 1993, con la regìa di Teodoro Cassano; quando, tra l'altro, mi venne da lei suggerito che l'interpretazione del mio personaggio (Chris Flanders) poteva nuocere alla riuscita dell'intero spettacolo, se non fosse stata esente da esperimenti in parte dettati da quel solipsismo attorale che contraddistingue un po' tutti gli attori. Al contrario, le prove avrebbero dovuto assecondare in modo assoluto l'idea registica, a cui ella stessa non si sottraeva, dando prova di un'esemplare disciplina. Tutto ciò, evidentemente, nella costante considerazione dell'elemento essenziale per l'interpretazione di un personaggio: la logica che lei stessa definisce "delulliana" e che è la matrice per ogni gesto, per ogni movimento, per ogni intonazione o timbro di una battuta di un testo drammaturgico.
Giuseppe Grieco, sull'interpretazione di Flora Goforth, scrive: "Questo personaggio, Rossella Falk se lo cuce addosso come un vestito che ne esalta insieme il corpo e l'anima. Così fa teatro in senso assoluto, gestualità e parola, con una potenza e una leggerezza da capogiro, trascinando nel gioco della commedia gli altri personaggi che le fanno da contorno, e in primo luogo il Chris Flanders del bravo Fabio Poggiali".26


Ecco il parere di Gastone Geron: "Fasciata negli elegantissimi costumi di Folco, compreso un esotico kimono da teatro kabuki, l'imparruccata Rossella Falk trasmette appieno il dramma esistenziale della fatalona che tenta di nascondere anche a se stessa la fine imminente, accentuando il dispotismo, le prevaricazioni, l'amoralità della congeniale Flora, alias Sissi, al cui fascino perverso Fabio Poggiali oppone bravamente l'ambiguità dell'inesplicabile Chris".27
Il regista dello spettacolo, Teodoro Cassano, era praticamente alla sua prima prova: ciò testimonia, ancor più, la volontà ed il coraggio di un'attrice della sua esperienza di lavorare con forze nuove, seppur di talento, in un teatro italiano molto spesso asfittico, paludoso, stagnante, che necessiterebbe - a mio avviso - di un ricambio generazionale e in cui i giovani, invece, hanno scarse possibilità di dimostrare le proprie capacità, ostacolati dagli "anziani" detentori del potere nel teatro "ufficiale", nonché dal dilagante e deleterio nepotismo.
Vorrei sottolineare quest'ultimo aspetto che potrebbe essere una delle concause dell'attuale "crisi" del teatro: l'eredità assegnata e riconosciuta ai figli d'arte di spazi teatrali, creando così un vero e proprio corporativismo a carattere dinastico-familiare; come se il talento e le qualità artistiche fossero tramandabili attraverso il DNA genetico, trascurando e spesso eludendo critiche che dovrebbero disilludere chiunque a persistere.
Ho avuto, successivamente, l'opportunità di valutare ed apprezzare personalmente, come mai fino ad allora, le peculiarità tecniche di Rossella Falk - attrice di gran classe, ma dotata di un sorprendente senso dell'umorismo -, recitandoci insieme una commedia di Bernard Da Costa: "Boomerang"28, nel 1994, con la regìa di Teodoro Cassano. Il testo, a soli due personaggi, mai rappresentato nel panorama teatrale mondiale, vede costantemente in scena un allievo poco dotato di un modesto corso di recitazione, Pierre, e la sua frustrata maestra, Isabelle, dapprima mitizzata ma poi finalmente spodestata dal ruolo che impropriamente ella aveva assunto: quello di una grande attrice divenuta, per sua scelta, un'insegnante di recitazione. Ognuno dei due personaggi cerca di uscire dalla propria situazione fallimentare a discapito dell'altro, come se si affrontassero su di un ring, allo scopo di annientarsi reciprocamente.
Mi resi conto, durante le repliche dello spettacolo, portato in tournée in tutta Italia, che era quanto mai arduo il tentativo di sostenere i suoi ritmi, le sue pause, le sue intonazioni, i suoi silenzi, se non mantenendo una tensione psico-fisica costante per le due ore della durata della rappresentazione, in nessun modo concedendomi un momento di rilassamento, per non soccombere nel confronto quasi pugilistico che il testo prevede. Non ho ancora visto un'attrice prestigiosa come Rossella Falk, giocare sulle corde dell'autoironia, al limite dell'autolesionismo, indossando, per esempio, vestiti vivacissimi ed ostentando vistosi maquillages, per garantire quegli effetti comici che la commedia prevedeva, ma che ella, in certi momenti, sottolineava persino con un'eccessiva disponibilità, esprimendo così la sua vera natura di interprete eccezionalmente dotata di soluzioni comiche.


Per Rita Cirio "Rossella Falk agghindata (occhiali neri e palandrana) come l'ultima Garbo rifà con grande ironia e partecipazione una divina che non è mai diventata tale. Se la cava benissimo senza abbassarsi mai alla macchietta di maniera che è invece in agguato nel personaggio. Aiutata dal partner Fabio Poggiali che riproduce con grinta attendibile i bronci e le posizioni plastiche dei blousons noirs del cinema francese anni Sessanta".29
Nella recensione di Franco Quadri, si osserva che il testo "impegna Rossella Falk nel prediletto repertorio, in un'efficace prova di mestiere e anche di memoria d'altre interpretazioni, e le permette di sfoggiare toilette eccentriche anche nel déshabillé, nonostante il degrado; e Fabio Poggiali è sicuro, dopo "Vortice"e "Parenti terribili", nel darle la pariglia con una grinta che nasconde la maniacalità, nella messinscena coordinata da Teodoro Cassano".30
A giudizio di Giorgio Albertazzi, "Rossella Falk, quando dà corpo a caratteri come questa Isabelle, insegnante d'Arte Drammatica in una specie di "banlieue" parigina, non ha forse rivali nel panorama del teatro italiano (…). Il ragazzo "negato" è Fabio Poggiali, il giovane attore forse più dotato della sua generazione. Ha debuttato in uno spettacolo con la mia regìa31 ("Fiore di cactus") sei anni fa accanto a Mariangela D'Abbraccio. È maturato molto, si è fisicamente irrobustito, la voce ben piazzata sulle note medie e medio-alte, anche quando grida non perde timbro e mantiene una grande intensità e, al contrario del "personaggio" che interpreta, ha una presenza scenica forte e inquietante. È ambiguo, come deve essere un attore vero, e imprevedibile e pericoloso. Potrebbe essere un ottimo Romeo; perchè l'impianto attorale (voce e corporeità) sono d'impostazione classica".32
In effetti, nel 1995, ho avuto la soddisfazione di interpretare il personaggio scespiriano,33 con la regìa di Franco Ricordi; dopo che, per problemi produttivi, non si era realizzato il progetto di Franco Zeffirelli, con la regìa del quale avrei dovuto cimentarmi in quel ruolo, in un moderno "Romeo e Giulietta" destinato alle platee giovani dei Palasport.34
Quando, alla fine della tournée di "Boomerang", trionfale dal punto di vista dell'affluenza del pubblico e lusinghiera per le critiche ricevute, la Falk mi dichiarò la sua stima e il suo considerarmi un discepolo dei "Giovani", ne rimasi orgogliosamente gratificato. Non posso, inoltre, non rimarcare con ammirazione e con una certa "invidia" - considerando la differenza d'età e di sesso -, un'originale caratteristica che contraddistingue l'attrice: quella di possedere un'incredibile energia fisica. La capacità, ad esempio, di recitare due ore in uno spettacolo e poi, magari dopo essersi velocemente struccata, di andare con disinvoltura in un ristorante e, come se si fosse iniziata allora la serata, dalle ventitre e trenta alle due, discutere di vita, di pittura, di moda, di politica e di teatro con un dinamismo veramente impressionante. Tale energia, da me riscontrata anche in un altro grande attore, Giorgio Albertazzi (che considero l’altro mio Maestro anche perché con lui ebbi la mia prima esperienza teatrale, lasciata l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, interpretando, nel 1988, il ruolo di Igor nel citato "Fiore di cactus"di P. Barillet e J. P. Gredy), unitamente alla condizione fisica è l'elemento essenziale per garantire, laddove siano presenti le qualità tecniche, un'interpretazione di alto livello.
A questo proposito, è oggettivamente impensabile pretendere di svolgere la professione di attore teatrale se non si possiede e non si è in grado di mantenere, per lunghi periodi, un'eccellente condizione fisica: ciò può essere conseguito attraverso esercizi di ginnastica preparatoria e rilassante, da effettuarsi con calibrata misura e consuetudine.
Un altro elemento importante per il lavoro dell'attore è quello della respirazione che detta il tono di voce e la sua portata. La Falk ricorda spesso che la sua insegnante in Accademia, Wanda Capodaglio, le faceva scrivere sulla lavagna: "Voce bassa, toni bassi" poiché, normalmente, un giovane possiede una voce tenorile con toni medio-alti, mentre in teatro, anche per una questione di udibilità, è opportuno mantenere dei toni medio-bassi e, a tal fine, viene adottata una respirazione diaframmatica, non sportiva, allenata a sostenere momenti di apnea, con opportuni esercizi di potenziamento e resistenza vocale.
Per quanto riguarda il mio percorso artistico, sono arrivato al teatro (Shakespeare e Pirandello i miei autori preferiti) attraverso la passione per la letteratura (soprattutto Dante e Dostoevskij) e per la poesia (in particolare Leopardi e D'Annunzio); coltivata contestualmente agli studi umanistici presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università "La Sapienza" di Roma - dove mi sono laureato in "Storia del Teatro" con il Prof. Luciano Mariti -, nonché alla assidua frequentazione di validissimi e stimati insegnanti di recitazione e di dizione, quali Annabella Cerliani, Isabella Del Bianco e Carlo Merlo. Mi corre l’obbligo di dissuadere coloro le cui aspirazioni non fossero supportate da un'autentica eccezionale volontà. Il mestiere dell'attore, difatti, si può vivere solo a costo di sacrifici autentici, di una salute di ferro, di una pazienza fuori dal comune e, soprattutto - come ho già accennato -, acquisendo una serie di tecniche: gestuali (mimo, danza, acrobatica, scherma) e vocali (respirazione, dizione, articolazione, canto, etc.) che spesso la scuola non può fornire ma - nel migliore dei casi - soltanto affinare e che quindi necessitano di un "training" personale extrascolastico, per molti versi simile a quello di un musicista o di uno sportivo professionista.
Mi ritengo fortunato e sono cosciente di essere un caso insolito nel teatro italiano, per aver interpretato, in alcuni spettacoli, il ruolo del protagonista nella stessa età che l'autore prevedeva per esso: come all'estero è consuetudine e in Italia eccezione. Trovo assurdo ed iniquo - in termini sportivi una falsa partenza -, consentire che nel teatro italiano pubblico e privato, personaggi anagraficamente in verde età come, per esempio, "Il misantropo" di Molière; "Jago", "Amleto" e "Coriolano" di Shakespeare; "Roberto Zucco" di Koltès; o "Caligola" di Camus, siano appannaggio quasi esclusivo di attori stagionati; questo vuol dire sbagliare l'impostazione di uno spettacolo, perché l'autore immaginava sulla scena un giovane: con le sue virtù, i suoi limiti, anche i suoi difetti, ma caratteristici proprio dell'età giovanile. In molti casi, pertanto, sarebbe sufficiente non tradire le intenzioni dell'autore.
Parimenti, ho constatato che i miei coetanei desiderano identificarsi con chi è in scena e con le storie da questi rappresentate: altrimenti lo rifiutano e lo considerano frusto, logoro e inutile. Il novanta per cento dei giovani non va a teatro: c'è una statistica recente al riguardo. C'è da augurarsi che in futuro - anche in Italia - un giovane attore o regista che abbia le capacità possa dimostrarle, come avviene in Germania, in Inghilterra, in Francia e negli Stati Uniti: Paesi molto più evoluti, coraggiosi e civili per quanto riguarda la fiducia ai talenti emergenti e l'attenzione alla cultura ed al teatro, anche nelle scuole. Mi sia consentito di citare Federico García Lorca: "Il Paese che non aiuta né stimola il suo Teatro o è morto o è moribondo".
Penso, inoltre, che gli Stabili pubblici (tralasciando la questione dei condizionamenti politici cui vengono sottoposti) - proprio perché fruitori di sovvenzioni statali -, dovrebbero: garantire l'affacciarsi di nuove leve artistiche; creare compagnie di giovani; favorire la ricerca teatrale; rappresentare la drammaturgia nazionale rischiando anche su attori, autori e registi poco conosciuti; incentivare il pubblico giovanile; etc. In realtà, venendo meno ai loro compiti istituzionali, i teatri pubblici (tranne alcune eccezioni) non realizzano tutto ciò e, per questo motivo, sono considerati all'unanimità sorpassati ed ammuffiti: nelle idee, nella gestione e nei cartelloni.
Per converso, nel corso della mia esperienza professionale presso un teatro privato quale l'Eliseo, ho personalmente vissuto la realizzazione di molte delle suddette attività di precipua competenza di un teatro pubblico.
Negli anni in cui ho lavorato a fianco di Rossella Falk, durante la direzione artistica di Rossella Falk al Eliseo - luogo di tante recite della "Compagnia dei Giovani" , numerosi sono stati i colleghi di lavoro e le persone incontrate che vissero il periodo da me analizzato. Tra questi, vorrei, in particolare, ricordare: Mino Bellei, Gabriele Lavia, Maurizio Scaparro, Ivo Chiesa, Giorgio Strehler, Ivana Monti, Andrea Giordana, Gigi Proietti, Monica Guerritore, Giuseppe Patroni Griffi, Giorgio Albertazzi, Anna Proclemer, Valeria Moriconi, Anna Maria Guarnieri, Lucio Ardenzi, Antonia Brancati, Paola D'Arborio, Marco Parodi, Mauro Bolognini, Mario Ferrero, Salvatore Aricò, Arnaldo Ninchi, Mariangela Melato, Aroldo Tieri, Giuliana Lojodice, Milena Vukotic, Ottavia Piccolo, Nino Manfredi, Michele Placido, Gianfranco De Bosio, Franco Zeffirelli, Luigi Squarzina, Umberto Orsini, Carlo Giuffrè, Paolo Ferrari, Giancarlo Cobelli, Carlo Merlo, Lucio Rosato, Laura Torchio, Flora Mastroianni, Enrico Lucherini, Paolo Tommasi, Giuseppe Battista, Vincenzo Monaci, Franco Meli, Luana Nisi e lo staff tecnico del Teatro Eliseo.
Sull'eredità lasciata dalla "Compagnia dei Giovani", aggiungo che permane viva in Rossella Falk una certa idea sul modo di fare teatro, che si ispira ad elevati canoni di professionalità e che risulta essere di garanzia per tutti coloro che hanno la fortuna di esserle compagni di lavoro, in un mestiere, purtroppo, ancora poco tutelato dal punto di vista giuridico-professionale.
È quel clima e quell'atmosfera - che ho cercato di evidenziare - che Rossella Falk ha sempre instaurato nella sua compagnia, dove il lavoro degli attori è il lavoro degli uomini che pensano, che riflettono e che manifestano al fine di costruire quel dialogo emozionante con il pubblico che è l'essenza stessa del teatro.
Un altro nostro impegno, nel 1995, è stata la messinscena, per il Teatro Eliseo, di uno dei testi portati al successo dai "Giovani": "Anima nera"35 di Giuseppe Patroni Griffi. Rossella Falk ne ha curato la regìa - la prima della sua carriera -, riservandosi come attrice il ruolo di Alessandra, che fu di Elsa Albani nell'edizione storica del 1960 e affidandomi la responsabilità del protagonista Adriano, che abbiamo visto impersonato da Paolo Ferrari al tempo della "Compagnia dei Giovani". Un periodo quest'ultimo - confessa Rossella Falk in un'intervista rilasciata a Paolo Scotti - denso di "anni mitici, un insegnamento che porto sempre con me: rigore, precisione, logica assoluta e che cerco di applicare in questo nuovo impegno. Io non ho il sacro fuoco della regìa. Ma ho dato lo stesso tutto quello che so a questi ragazzi, e oggi, per la prima volta dopo decenni, fuori dalla scena, mi sento come il ciabattino che ha fatto le scarpe per tutti senza occuparsi delle proprie. Svuotato. Ma felice".36 Ella, generosamente, mi definisce poi come "uno dei due o tre nomi sicuri della nuova leva attorale italiana".37
Sul programma di sala di "Anima nera", a colloquio con Enrico Groppali, l'attrice e regista puntualizza: "Voglio che i giovani d'oggi conoscano e facciano conoscere ai loro coetanei uno dei più noti autori teatrali italiani contemporanei che mette in scena il problema più spinoso che esiste: come conciliare l'amore tra un uomo e una donna provenienti da ambienti diversi, con una morale ed esigenze diverse".38 E aggiunge: "Sono orgogliosa di portare in scena accanto a Fabio Poggiali degli attori nuovi, freschi di studi, qualcuno con poca esperienza o addirittura mai salito su un palcoscenico che, grazie a me, mi auguro provino per la professione quell'amore e quella fiducia che non mi hanno mai abbandonato. (…) Dopo tanti anni mi è tornata in mente l'osservazione di De Lullo che diceva sempre "la logica delle battute deriva dall'ascoltare senza pregiudizi i personaggi". Ed è Giorgio, insieme ai suggerimenti di Luchino Visconti, la voce che ancora oggi guida questa mia nuova esperienza".39
Secondo Rodolfo Di Giammarco, nella nuova riproposta "l'aggiornamento sancisce il battesimo di una compagnia a corollario del partner artistico della Falk, il ventinovenne Fabio Poggiali, cui spetta la parte del titolo, di Adriano, dell'Anima nera. Ma si decifra, anche, un desiderio della Falk di rivivere al presente lo spettacolo che le valse tanti elogi, curandolo lei stessa dopo le regìe di De Lullo del '60 e dell''81"40.
Nel commento di Ugo Ronfani, si legge: "Sono lieto di poter scrivere che l'operazione, tuttavia non è né privatamente nostalgica né commemorativa, ma incide positivamente nella stagione teatrale per almeno tre ragioni. Primo, perché constatiamo che la commedia ha resistito bene al tempo, il groviglio delle passioni in esso analizzato essendo sempre vivo e bruciante. Secondo, perché l'oculato, onnicomprensivo impegno della Falk consente di dire che è nata una nuova regista: il che non guasta data la dittatura maschile nel settore. Terza ragione, perché Rossella Falk ha saputo proporre, con una sollecitudine quasi amorosa, tre validissimi attori della nuova generazione, in qualche modo così resuscitando (e non commemorando) il clima fervido della Compagnia dei Giovani. Fabio Poggiali le era già stato accanto in "Vortice"di Coward; qui ha assunto il ruolo di Adriano, il "ragazzo di vita" dagli oscuri traffici, dagli amori promiscui e dal cuore disperato: compito che assolve bene, graduando vitalismo aggressivo e desiderio di rigenerazione".41
Fernando Bevilaqua registra che "Fabio Poggiali si laurea in questa pièce a pieni voti, ma già aveva preannunciato la sua maturità con il citato "Boomerang" di Bernard da Costa nella precedente annata teatrale. Il suo personaggio a più risvolti - ora impetuoso nell'amore, ora cinico negli affari - è di tutto rispetto: e contro ogni aspettativa il pubblico lo vedrà trionfare nella contesa giuridica con l'altera Alessandra. (…) Regìa, scene e costumi esemplari di Rossella Falk, a lungo applaudita al termine della rappresentazione assieme ai bravissimi Poggiali, Scoppa, e Veronika Logan al suo debutto in teatro. Certamente uno dei migliori spettacoli dell'anno in corso e pertanto da non perdere".42
La regìa di Rossella Falk mi ha oltremodo fatto apprezzare la grandezza del magistero di Giorgio De Lullo, al quale l'attrice-regista si è costantemente richiamata - per sua stessa ammissione -, in una messinscena accurata, scrupolosa, essenziale, con particolare cura della scenografia da lei stessa ideata e con un'attenzione minuziosa ai tempi ed ai movimenti degli attori. La mia recitazione è stata volutamente mantenuta su toni bassi, "duri", "moderni", con accenti aggressivi, allo scopo di definire meglio il carattere popolare del personaggio; sebbene nei momenti di romanticismo legati all'amore per la moglie, un'incisione registrata su una base musicale, ne sottolineasse l'astrazione. Lo spettacolo ha avuto successo - tanto che, nel 1996, ne effettuammo la ripresa televisiva per la Rai (che, nella persona di Arnaldo Bagnasco, ha accettato con entusiasmo la mia proposta) - ed io, forse, per la prima volta, ne ho sentito da attore gran parte delle responsabilità.
La prematura scomparsa di Romolo Valli e Giorgio De Lullo ha impedito a molti attori della mia generazione di attingere direttamente al loro magistero. Una curiosa coincidenza, però, è stata quella di dover registrare, nel 1996, per Radiotre, un "Dialogo con Romeo"43 scritto da Giuseppe Manfridi il quale ha ipotizzato un dialogo col personaggio scespiriano post-mortem. Ebbene, il regista assemblò, con un artificio tecnico, la mia voce con la voce registrata di De Lullo che, nel 1962, aveva diretto e interpretato, nel ruolo di Romeo, un'edizione radiofonica del "Romeo e Giulietta"con tutti i componenti della "Compagnia dei Giovani". L'effetto ottenuto da questo mixaggio parve efficace e singolare e mi regalò una certa emozione nel riascoltarlo.
Nel 1996, grazie a Rossella Falk ed alla sua disponibilità a rivivere nella memoria episodi, aneddoti ed emozioni vissute durante il periodo della "Compagnia dei Giovani", pubblicai la prima edizione del volume “Sulle orme della Compagnia dei Giovani”, (ora giunto alla terza edizione per la prestigiosa biblioteca teatrale Bulzoni).
Ascoltando quelle straordinarie esperienze di palcoscenico e di vita, nelle varie tournéé teatrali che feci al suo fianco, ritenni che sarebbe stato giusto ed opportuno far conoscere, specialmente ai giovani, la storia di quella eccezionale compagnia.
Secondo Ugo Ronfani <<la lezione che, dalla fiducia in lui riposta e dagli insegnamenti da lei ricevuti, Poggiali ricava è quella di un'assunzione piena della lezione dei Giovani per la scena e per la vita. Come se, attingendoli ai materiali di studio ma "inverandoli" negli insegnamenti ricevuti dalla Falk, l'autore attore abbia inteso modellarsi proprio sul teatro della Compagnia dei Giovani, quasi assumendone con giovanile baldanza una parte di eredità. >>44
A giudizio di Mario Ruotolo <<è un omaggio sentito quello che l'autore porge al gruppo teatrale che si è distinto in Italia per aver coniato modalità attoriali e drammaturgiche nuove, diventate modello per le generazioni successive. (...) La struttura del testo, validamente articolato, propone un percorso conoscitivo della Compagnia che si fa progressivo sia a livello cronologico sia di intensità critica. Dopo una sentita prefazione di Luigi Squarzina, Poggiali, attraverso i profili dei singoli componenti della compagnia, descrive e racconta la nascita del gruppo, per poi analizzarne, nei capitoli successivi, lo stile, il "mito", le messinscene importanti, fino all'apoteosi di De Lullo regista con una Trilogia pirandelliana. Il testo è corredato di un interessante e doveroso congedo che "attualizza" l'esempio-modello-guida della Compagnia dei Giovani dando la voce a chi sta insegnando e sta imparando dall'esperienza passata del gruppo storico: Rossella Falk, maestra di Poggiali.>>45
Il libro è adottato presso varie Università e presente presso le più importanti biblioteche italiane ed internazionali.

Nella stagione 1997-98 interpretai, con la regìa di Maurizio Scaparro, neodirettore artistico del Teatro Eliseo di Roma (subentrato a Rossella Falk ed Umberto Orsini nel 1997), "Lorenzaccio"46 di Alfred De Musset, il primo testo che i "Giovani" allestirono, nel 1954, con Giorgio De Lullo protagonista e la regia di Luigi Squarzina.
Dedicai questa interpretazione alla memoria di mio fratello Maurizio (Roma, 19-2-1965/ Cori (Latina) 8-8-1997), Capitano dell'Aeronautica Militare, scomparso nell' incidente aereo su Monte Lupone provocato da imperizia altrui. Lo spettacolo rappresentò per me, in quel momento, una significativa esperienza, e riscossi un particolare, insperato, successo personale. Mio fratello sapeva che dovevo affrontare quell'impegnativo ruolo e so di aver fatto la scelta giusta nel decidere, a pochi mesi dalla tragedia, di lavorare e di onorarlo con il mio impegno quotidiano in palcoscenico. Ogni sera, prima di andare in scena, pensavo a lui; così come lo immaginavo impegnato ad applaudirmi sorridente ed orgoglioso, ai ringraziamenti finali.
So, - come ha scritto nel suo testamento - che sarà sempre tra il mio pubblico. E per questo, come per tutto il resto, lo ringrazierò sempre, anche nei miei prossimi impegni artistici.
Giovanni Raboni rivela che il testo è <<ritenuto da molti il più bel testo teatrale del Romanticismo francese>> e che il regista Maurizio Scaparro <ha fatto molto bene a riproporre questo autentico e attualissimo capolavoro (...) e bene ha fatto, secondo me, anche a puntare decisamente sulla figura del protagonista. (...) Tutto si gioca, insomma, sull'esemplarità del personaggio: Fabio Poggiali possiede quel che occorre all'uopo in fatto di giovinezza, prestanza fisica ed energia comunicativa>>47.
Ugo Ronfani scrive che <<l'allestimento ha proprio il merito di tenere in evidenza la natura segreta, preziosa, moderna di questo arcangelo nero della libertà: un approfondimento rispetto alla sontuosa edizione che Zeffirelli curò per la Comedie Francaise all'epoca della presidenza Giscard d'Estaing. Questa corretta resa del personaggio la dobbiamo anche a Fabio Poggiali, che per temperamento e per studio assume con nichilistica estenuazione la natura romantica del suo antieroe, guardando ad un Gerard Philipe come a un modello, confermandosi fra i più dotati attori delle ultime leve.>>48
Nel 1998 ho fondato l’ Associazione culturale "Maurizio Poggiali" - con la presidenza onoraria ed il sostegno artistico di Rossella Falk - che si propone di operare nel mondo culturale e teatrale: il primo impegno produttivo è stato l'allestimento, del monologo-denuncia, da me scritto, diretto ed interpretato, intitolato "Missione 933 rispondete...In nome di mio fratello", per la rassegna "I solisti del teatro", organizzata dal Comune di Roma ed andato in scena, in prima nazionale, il 14-7-99 e, in un nuovo allestimento, ripreso poi nella stagione 2004-2005.
Oltre quello di onorare la memoria di mio fratello, l'Associazione ha assunto anche un altro importante impegno; quello di "seguire le orme" della storica "Compagnia dei Giovani". Ecco riportato un estratto relativo all'art.5 dello statuto:
<< Per quanto riguarda specificatamente la realizzazione di spettacoli teatrali, la promozione e la diffusione della cultura teatrale italiana, l'associazione "Maurizio Poggiali" crea una nuova "Compagnia dei Giovani".
La compagnia, che intende ripercorrere le orme della famosa "Compagnia dei Giovani" De Lullo-Falk-Valli-Guarnieri-Albani, avrà al suo interno elementi (attori, registi, tecnici) principalmente di giovane età, senza escludere l'apporto di partecipazioni esterne e/o di partecipazioni straordinarie, ove necessarie.
Direttore artistico della compagnia e legale rappresentante della stessa è nominato Fabio Poggiali.

La nuova "Compagnia dei Giovani", attraverso spettacoli, manifestazioni, premi, recital, convegni, incontri e quant'altro, ricorderà sempre l'alto magistero di Giorgio De Lullo e Romolo Valli>>.

Nel 2000 è uscita la nuova edizione, riveduta e corretta, per la prestigiosa Biblioteca teatrale Bulzoni del volume - "Sulle orme della Compagnia dei Giovani"-, con prefazione di Luigi Squarzina;. Presentai il libro, dinanzi ad un folto pubblico ed operatori culturali, una prima volta presso il “Salone del libro” di Torino il 14-5-2000 e, dopo due giorni, presso la sala ETI di Roma, dove intervennero numerosi giornalisti, la RAI e varie personalità tra le quali: Rossella Falk, il direttore ETI Giovanna Marinelli, il prof. Luciano Mariti, il commissario straordinario ETI Renzo Tian, coordinati da Maurizio Giammusso.
Ricevetti, in questa occasione, un gradito fax dal Ministro dei Beni Culturali, On.Giovanna Melandri, la quale scrive: <<Un libro importante che racconta il cammino artistico di una compagnia teatrale storica che ha intrattenuto e affascinato per lunghi anni le platee italiane e non solo. Con indimenticabili interpretazioni di attori che hanno dedicato la vita ad un’arte, la sola, che dal buio genera sogni e suggestioni che restano nella memoria di ognuno di noi. Desidero inviare a tutti i presenti il mio saluto e rinnovare la mia stima a Rossella Falk, signora del teatro, che oggi come allora continua a regalarci, con uno stile inconfondibile, splendide emozioni.
Nel 2000, l’ormai decennale connubio artistico è stato consolidato dall’allestimento della versione teatrale (che io stesso ho firmato) del romanzo “Le notti bianche” [49] di F.Dostoevski, di cui Rossella Falk ha curato la regia, le scene ed i costumi, ed io ne ho interpretato il ruolo del protagonista.
Secondo Enrico Groppali, “Dostoevskij, come si sa, ha sempre costituito un ghiotto piatto d’assaggio per i teatranti. Ai grandi romanzi si sono ispirati un po’ tutti, dal lontano Delitto e castigo di Visconti fino ai Karamazov faticosi e chilometrici lasciati incompiuti qualche anno fa da Luca Ronconi al Teatro di Roma... Rossella Falk che, in omaggio al suo antico maestro Luchino Visconti, ha diretto l’attuale messinscena, si è volutamente sottratta al confronto impossibile col film che il grande regista diresse nel ‘57... La scenografia, da lei stessa firmata, è emblematica in proposito: una serie di casette di carta in alto in rilievo che troviamo già magicamente ritte come le illustrazioni dei libri di fiabe della nostra infanzia di fronte a una Neva color carta da zucchero e alla fatale balaustra che accoglie, quando migrano dalla panchina dei ricordi, i tristissimi slanci amorosi del Sognatore e i soprassalti esaltati di Nastenka, la fanciulla diciassettenne... E’ Fabio Poggiali, dopo la voluta incertezza del suo primo apparire timido e in sottotono in un completo bianco che ricorda quello del professor Aschenbach in “Morte a Venezia”, a raccogliere la maggioranza dei consensi grazie alla sua recitazione spontanea e controllatissima, in bilico tra l’amara contemplazione e lo sfacciato riso della sconfitta”.

Lo spettacolo, a due personaggi, coprodotto dalla Compagnia Falk e dall’Associazione “Maurizio Poggiali”, ha debuttato, con successo, nell’estate del 2000, al Festival di Borgio Verezzi e al Festival di Taormina, ed ha effettuato poi, con un nuovo allestimento50, una tournée nazionale ed internazionale nel 2003-2004 , essendo stato inserito nella manifestazione “L’Italia per San Pietroburgo”, organizzata dal Ministero Affari Esteri, dal Ministero Beni culturali, dalla Presidenza Consiglio dei Ministri e dal Consolato Generale d’Italia a San Pietroburgo, per le celebrazioni del 300° anniversario della nascita della città russa. Con “ Le notti bianche”, rappresentammo il teatro italiano a San Pietroburgo il 16 giugno 2003, al Teatro Statale “Molodezhnyj” sulla Fontanka, con grande successo di pubblico e di critica e la partecipazione di rappresentanti del Consolato. Il pubblico russo seguì lo spettacolo con l’ausilio delle cuffie in traduzione simultanea e tributò applausi a scena aperta alla mia partner Simona Mastroianni ed al sottoscritto, omaggiandoci con calorose ovazioni e fiori, al termine della rappresentazione. Lo spettacolo, diretto da Rossella Falk, è andato in scena al Teatro Valle-ETI nel 2004 ed è stato più volte ripreso e presentato a Parigi, presso il Theatre Hebertot, nel 2007.

Il 5 novembre 2001, a venti anni dalla morte di Giorgio De Lullo (Roma, 1921-1981), l’Associazione Maurizio Poggiali ha organizzato, presso il teatro Piccolo Eliseo di Roma, un convegno nazionale sulla Compagnia dei Giovani, con il contributo della Regione Lazio ed il patrocinio del Teatro Eliseo, del Comune di Roma e del Ministero dei Beni Culturali.
Alla manifestazione erano presenti: Rossella Falk, Giuseppe Patroni Griffi, Luciano Mariti, Giuseppe Liotta, Carlo Giuffré, Umberto Orsini, Arnaldo Ninchi, Masolino D’Amico, Giovanni Antonucci, ed il sottoscritto, coordinati da Maurizio Giammusso. Telegrammi e lettere di partecipazione pervennero da parte di varie personalità: l’on. Gianni Letta, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sottolineando come <>, formulò l’auspicio che essa <>.
In tale occasione è stato presentato, in anteprima, il documentario prodotto da Raisat La Compagnia dei Giovani, da me realizzato, con interviste a Rossella Falk, Anna Maria Guarnieri, Giuseppe Patroni Griffi, Pier Luigi Pizzi, Renzo Tian e materiale di repertorio con Elsa Albani, Romolo Valli e Giorgio De Lullo.
Pierluigi Pizzi, impossibilitato a partecipare, mi inviò una significativa lettera, datata 3 novembre 2001, che riporto integralmente:
Caro Fabio,
sapevo che, essendo il 5 novembre un lunedì, sarei stato libero dalle prove di “Falstaff”. Invece avevo dimenticato che proprio quel giorno avrei iniziato un corso d’insegnamento di scenografia e costume al Dams di Bologna. Ecco perché non posso essere con voi a Roma. Inutile dirti quanto questo impedimento mi dispiaccia. Trovarmi tra amici per ricordare un passato glorioso sarebbe stato un momento di orgoglio al quale mi è davvero doloroso rinunciare. Fra le tante testimonianze ci sarebbe stata anche la mia, con la consapevolezza di chi ha vissuto con quel gruppo un mucchio di anni di lavoro e di amicizia irripetibili. Eravamo giovani, si vedeva.
Eravamo bravi: hanno finito per riconoscerlo un po’ tutti. Che i “Sei personaggi” fosse una grande svolta nell’interpretazione pirandelliana lo avevamo tutti capito, come avevamo avuto coscienza che “Il giuoco delle parti” aveva significato la perfetta immagine del nostro modo di fare Teatro, del nostro Stile. Uno dei più importanti scrittori del Novecento, Patroni Griffi, era nato con noi: è stato conclamato. Shakespeare, Molière, Cecov, Oscar Wilde sono stati da noi onorati: è fuori discussione. Tutto ciò, del resto, è storia.
Quel che si sa meno è quanto ci è costato di fatica, sacrifici, pazienza, tensioni, discussioni, dubbi, crisi. Sapevamo che la causa era giusta, perché nasceva da una fede assoluta nelle nostre vocazioni, dalla stima reciproca, dalla necessaria lotta contro le tante mortificanti diffidenze, dalla certezza comunque che prima o poi il riconoscimento ci sarebbe stato. Oggi sappiamo che ne valeva la pena, perché le nostre storie personali si sono nutrite e rafforzate a quella scuola in tanti anni di duro esercizio fisico e morale. Oggi so che questo sarà dimenticato, ma è certo che nel mio cuore, fino all’ultimo respiro, resterà come la scoperta di un mondo incantato, la realizzazione di un sogno, la formazione di un carattere.
“Il successo” è il titolo della mia prima collaborazione di scenografo e costumista con Giorgio De Lullo regista, per la Compagnia dei Giovani. Nessun titolo poteva essere di miglior augurio. Da allora e per venticinque anni ho diviso con Giorgio e tutti i compagni di cordata, la trepidazione, l’emozione di ogni “prima”.
Eravamo Giovani, lo siamo stati sempre, intelligenti, puliti dentro e fuori, eleganti, spiritosi, liberi.
Paolo Grassi, che pure ci stimava molto, disse di noi, una volta, che stavamo insieme per scambiarci dei regali a Natale.Tutti noi abbiamo sempre saputo bene le ragioni delle nostre scelte, del nostro duro lavoro, l’importanza del nostro stare uniti, la serietà maniacale del nostro impegno professionale e culturale, ma è anche vero, e per fortuna, che tutto questo non ci ha mai impedito di vivere allegramente insieme anche oltre il lavoro, di divertirci, di scherzare, di festeggiarci, di passare insieme i Natali più belli della nostra vita. Un abbraccio calorosissimo a tutti i Giovani e agli amici dei Giovani e a te che hai insegnato ad amare questa, per te, “leggenda” come se davvero l’avessi vissuta con noi dal primo giorno.
Ti sono grato per questo.  Pier Luigi Pizzi
Il 15 ottobre 2002, presentai, al Teatro Eliseo, un volume monografico “Rossella Falk” la regina del teatro, scritto come doveroso omaggio alla sua straordinaria carriera.
Parteciparono varie personalità, tra le quali Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Vincenzo Monaci, Presidente del Teatro Eliseo. Questo è l’articolo, a firma Carlo Rosati, che venne riportato, il giorno seguente, dal quotidiano Il tempo:
<I meriti, l'arte, gli aggettivi, l'ammirazione per Rossella Falk sono stati magnificamente espressi da un grande appassionato di teatro come Gianni Letta, che da direttore de Il Tempo ricordiamo sempre all'Eliseo, al quale è ancora vicino, spesso presente alle prime; ma immancabile a quelle della Compagnia dei Giovani e, soprattutto, a quelle di Rossella, come giustamente la chiama, facendo un'analisi del bel libro di Poggiali, ricordando le parole di Fellini, che la volle tra le interpreti di "8 e 1/2", che aprono il sipario di questa biografia scenica: "Un'attrice che come pochi altri, ha la statura, la gestualità e la voce di un'eroina tragica. Comunica una tale gioia di stare in scena che ti fa venire voglia di saltare sul palco e farle compagnia, rispondere alle sue battute e improvvisare con lei". Letta ha ricordato le parole di un grande critico come De Monticelli che fece un singolare ritratto di Rossella, premettendo che "Rossella Falk è antipatica, dura, distante e scostante. Con quella bocca avara, da egoista. Quel naso diritto e superbo. Quella statura che le consente di guardarci dall'alto in basso". Ma Letta sostiene anche il contrario: "Rossella Falk è cordiale, dolce, remissiva, proprio come l'abbiamo sempre vista noi, sempre pronti a ripetere l'applauso verso questa magnifica attrice, che spinge Fabio Poggiali a scrivere un altro libro dopo quello sulla Compagnia dei Giovani, come aveva già spinto Patroni Griffi, che ora dirige l'Eliseo, a scrivere delle commedie per lei, iniziando con "D'amor si muore" ('58), "Anima nera" ('60), "Metti, una sera a cena" ('67). Non è soltanto una grande attrice - conclude Letta - ma rappresenta l'immagine vivente del teatro italiano>>51.

Da decenni sono pertanto ,  nel far scoprire, soprattutto ai giovani, il magistero di Giorgio De Lullo, Romolo Valli,  e "La Compagnia dei Giovani", attraverso  libri, convegni, spettacoli (anche grazie al  sodalizio artistico ventennale con Rossella Falk), presentati in Italia ed all’estero, nonché  attraverso laboratori e corsi presso  varie scuole ed università, tra le quali la "Sapienza"  di Roma ,l’"Università del Molise" l’Università di Siena

Ho dedicato gran parte dei miei studi alla “Compagnia dei Giovani”, scrivendo il primo volume di saggistica uscito in Italia dedicato allo storico gruppo: “Sulle orme della Compagnia dei Giovani" ( pubblicato per la prima volta nel 1995 e poi da Bulzoni nel 2000 e 2007, ed al quale rimando per una esaustivo approfondimento), così come sono stato autore del primo documentario RAI “La Compagnia dei Giovani” (Rai, 2000), con le testimonianze di  Rossella Falk, Anna Maria Guarnieri, Giuseppe Patroni Griffi, Pier Luigi Pizzi, Renzo Tian e materiale di repertorio con Romolo Valli e Giorgio De Lullo (scomparsi rispettivamente nel 1980 e 1981).

Ho altresì curato il primo volume dedicato a Rossella Falk,  cofondatrice e “bandiera” del sodalizio (“La regina del teatro”, Bulzoni, 2005)  nonché realizzato, come  autore e regista, il primo ritratto- documentario sull’attrice: “Gli occhi più occhi di cosi’” ( Rai, 2009) dove l’attrice rievoca il fecondo periodo con la Compagnia diretta da Giorgio De Lullo.

Proprio durante le occasioni di  incontro con i giovani, ed i laboratori  universitari da me tenuti,  ho sempre notato come gli studenti, anche di altre nazionalità quali partecipanti a progetti Erasmus, visionando  gli spettacoli diretti da Giorgio De Lullo, restassero  come "rapiti" dallo stile della Compagnia e sorpresi dalla recitazione moderna degli attori che incarnano i vari personaggi.

Il 17 febbraio 2011  presso il Dams dell'Università di Torino, in occasione dello spettacolo "Le notti bianche" dal racconto di Fedor Dostoevskij, andato in scena al Teatro Erba  di Torino dal 15 al 20 febbraio, si è tenuto un incontro  per ricordare la mitica "Compagnia dei Giovani", a trent'anni dalla morte del regista Giorgio De Lullo, con la collaborazione del prof. Roberto Alonge e la prof.ssa Federica Mazzocchi del DAMS di Torino.  Ho ricevuto, per questa occasione una gradita lettera del dott. Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che mai ha fatto mancare il Suo personale sostegno a chi opera nel teatro.

 

“Lei sa, caro Poggiali, quanto io sarei stato felice di poter essere con voi, oggi, a ricordare un periodo bellissimo del nostro teatro, della storia del teatro italiano del 900 e dei tanti amici che questa storia hanno inventato, costruito, amato, esportato e sognato. Questo appuntamento vuole rendere omaggio al grande regista Giorgio de Lullo scomparso 30 anni fa, un anno dopo Romolo Valli e ripercorrere le tappe e i successi della lunga vita, più di venti anni insieme, de La Compagnia dei Giovani che debuttò ufficialmente il 24 dicembre del 1954 con Lorenzaccio di De Musset, al Teatro Valle di Roma, con la regia di Luigi Squarzina.

Una Compagnia, un “gruppo di lavoro”, “una ditta”, come da alcuni soprannominata, formata da Giorgio de Lullo, Rossella Falk, Romolo Valli, Anna Maria Guarnieri, Elsa Albani e Tino Buazzelli per un periodo. Con loro sempre presenti Carlo Giuffrè, Ferruccio De Ceresa, Umberto Orsini e Pier Luigi Pizzi, scenografo-costumista, e Giuseppe Patroni Griffi, “l’autore” della compagnia con "D'amore si muore", "Anima nera", "Metti, una sera a cena".

40 allestimenti. Il primo esaltante successo di critica e di pubblico con “Gigi” di Colette che fu anche il debutto di de Lullo regista. In scena negli anni testi di Goldoni, Shakespeare, Elliot, Cechov, Diego Fabbri e molti altri autori italiani e stranieri. E, soprattutto, il merito di aver portato sulle scene italiane ed internazionali Pirandello, una trilogia Pirandelliana da esportazione si direbbe oggi, perché nelle sue opere i problemi esistenziali dell’uomo superano ogni confine geografico e sociale: "Sei personaggi in cerca d'autore", "Il Giuoco delle parti" e "L'amica delle mogli".

Una storia che nel 2004, qui a Roma, il Teatro Eliseo ha voluto rivivere con testimonianze e ricordi, immagini e proiezioni a 50 anni dal debutto perché ancora oggi conserva intatto il suo significato: La Compagnia dei Giovani è stata un punto fermo nella cultura del nostro paese. Ed anche qui a Roma è stato Fabio Poggiali che ha approfondito, attraverso le testimonianze dirette,  i documenti e le fotografie dei "Giovani", i venti anni in cui insieme condivisero gioie e successi per una comune passione: il palcoscenico.

Oggi viviamo un passaggio difficile che attraversa la società tutta, cultura e teatro compresi. Ma è in momenti come questo, che è un dovere per tutti noi riaccendere passione ed ideali e trovare la forza per continuare a credere e a fare cinema, teatro, arte e spettacolo in genere, per continuare a costruire la nostra cultura e alimentare la nostra vitalità e la fantasia. Dobbiamo ritrovare la luce che illumini il nostro futuro, di cui noi stessi siamo i protagonisti”.   Dott. Gianni Letta

 

In effetti, se lo stile e i successi della “Compagnia dei Giovani” rimarranno, forse, inimitabili e insuperabili, ritengo possano essere, altresì, un prezioso testimone da raccogliere in un’ideale staffetta tra generazioni di attori e registi.

Auspico che le Istituzioni, le Università, la Rai e gli organi di informazione  promuovano e sostengano le prossime iniziative dedicate al teatro e ai “Giovani” ,  ideate per  creare un ponte culturale, tra il passato e il futuro del teatro italiano, attraverso il valore della memoria.  Non c’è futuro senza memoria.

 

Fabio Poggiali

 

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NOTE.  (RIFERIMENTI E CITAZIONI)

9: Stagione 1990-91: "Vortice" di N. Coward, versione di R. Falk, scene di P. Prowse, costumi di Folco, regìa di M. Bellei. Interpreti: Rossella Falk (Florence Lancaster), Fabio Poggiali (Nicky Lancaster), Milena Vukotic (Helen Saville), Carlo Reali (Pawnie Quentin), Lucio Rosato (David Lancaster), Wally Lucchiari (Louise), Aurora Cancian (Clara Hibbert), Emanuele Vezzoli (Tom Veryan), Gea Lionello (Bunty Mainwering), Ugo Francica Nava (Bruce Farlight). Registrato per Radiodue, nel 1991, con la regìa di M. Scaglione.
10. "Il Tempo", 30-10-90.
11. "Panorama", 25-11-90.
12. "L'Umanità", 23-2-91.
13. "La Stampa", 4-11-90.
14. Ibidem.
15. Ibidem.
16. Programma di sala di "Vortice", stagione 1990-91.
17. "Radiocorriere", n° 11, 17/23-3-91.
18. "Gazzettino", 26-1-91.
19. "la Nuova Venezia", 12-3-91.
20. "la Repubblica", 13-2-91.
21. Stagione 1991-92: "Parenti terribili" di Jean Cocteau, traduzione di P. Ferrero, scene di P. Tommasi, regìa di G. Cobelli. Interpreti: Rossella Falk (Yvonne), Marisa Fabbri (Leonie), Fabio Poggiali (Michel), Elena Ghiaurov (Madeleine), Massimo Foschi (Georges).
22. "La Stampa", 25-10-91.
23. "la Repubblica", 27/28-10-1991.
24. Stagione 1992-93: "Le massere" di C. Goldoni, scene di P. Grossi, regìa di G. De Bosio. Interpreti: Marisa Fabbri (Donna Rosega), Fabio Poggiali (Anzoletto), Alvise Battain (Biasio), Giorgio Locuratolo (Raimondo), Giulio Farnese (Zulian), Marina Biondi (Dorotea), Patrizia Punzo (Costanza), Cecilia La Monaca (Zanetta), Romita Losco (Meneghina), Bianca Tonello (Gnese), Andrea Panzini (Momolo), Antonio Bazza (servitore).
25. Stagione 1992-93: "Il treno del latte non si ferma più qui" di T. Williams, traduzione di M. D'Amico, scene di U. Bertacca, regìa di T. Cassano. Interpreti: Rossella Falk (Flora Goforth), Fabio Poggiali (Chris Flanders), Valentina Emeri (Frances Black), Marisa Mantovani (Vera Ridgeway), Salvatore Martino (Un cameriere), Barbara Arnone (Una cameriera).
26. "Gente", 13-12-93.
27. "il Giornale", 14-11-93.
28. Stagione 1993-94 e 1994-95: "Boomerang" di B. Da Costa, traduzione di P. Ferrero, regìa di T. Cassano. Interpreti: Rossella Falk (Isabelle), Fabio Poggiali (Pierre). Registrato per Radiodue, nel 1996, con la regìa di I.Fei.
29. "L'Espresso", 15-4-94.
30. "la Repubblica", 4-3-94.
31. Stagione 1987-88 e 1988-89: "Fiore di cactus" di P. Barillet e J. P. Grédy, traduzione di G. De Chiara, adattamento di G. Albertazzi, regìa di G. Albertazzi. Interpreti: Ivana Monti (Stefania Vignali), Andrea Giordana (Giuliano Forges), Mariangela D'Abbraccio (Antonia Maresca), Fabio Poggiali (Ugo Polacchi), Franca Maresa (La signora Duranti-Bechelli), Vittorio Viviani (Norberto Nardi), Benito Carta (Il Colonnello Cocchetti), Rossana Gavinel (La primavera del Botticelli).
32. "L'Italia settimanale", 23-3-94.
33. Stagione 1995-96: "Romeo e Giulietta" di W. Shakespeare, traduzione di A. H. Henshel, scene e costumi di E. Guerrieri, regìa di F. Ricordi. Interpreti principali: Fabio Poggiali (Romeo), Stefania Barca (Giulietta), Sergio Reggi (Frate Lorenzo), Betti Pedrazzi (Nutrice), Cristina Borgogni (Donna Capuleti), Franco Ricordi (Mercuzio).
34. Cfr. "Corriere della Sera", 20-3-92.
35. Stagione 1995-96: "Anima nera" di G. P. Griffi, regìa, scene e costumi di R. Falk. Interpreti: Fabio Poggiali (Adriano), Barbara Scoppa (Mimosa), Veronika Logan (Marcella), Marina Zanchi (La signora), Luciano Federico (Guidino) e Rossella Falk (Alessandra). Registrato per RAI 2, nel 1996, con la regìa televisiva di S.Roncoroni.
36. "il Giornale", 1-3-95.
37. Ibidem.
38. Programma di sala di "Anima nera", stagione 1995-96.
39. Ibidem.
40. "la Repubblica", 16-4-95.
41. "Il Giorno", 28-3-95.
42. "La Voce Repubblicana", 1-4-95.
43. "Dialogo con Romeo" di G. Manfridi, con Fabio Poggiali (Romeo) e Giuseppe Manfridi. Regìa radiofonica di I. Fei. Registrazione andata in onda il 18-2-1996 per Radiotre. Inserto-voce di Giorgio De Lullo da "Romeo e Giulietta" di W. Shakespeare, con la regìa di G. De Lullo, andato in onda l'1-11-62 per Radiouno.
44 << Hystrio>>, n°4, ottobre-dicembre 1996, pag.58.
45. <<Sipario>>, 1997.
46. Stagione 1997-1998:"Lorenzaccio" di A.De Musset, traduzione e adattamento di Paolo Emilio Poesio, regia di Maurizio Scaparro, con Fabio Poggiali, Max Malatesta, Giovanna Bozzolo.
47. <<Corriere della sera>>, 29-2-1998.
48. <<Il Giorno>>, 8-2-1998.
49 << Il Giornale>>,1-8-2000.
50 Stagione 2001-02 e 2005-06: Le notti bianche, da F. Dostoevskij, versione teatrale di Fabio Poggiali, con Fabio Poggiali e Simona Mastroianni, voce di Giorgio Albertazzi, regia, scene e costumi di Rossella Falk.
51 "Il tempo", 16-10-2002. 

 

LA CRITICA TEATRALE

GUIDO ALMANSI:
"La Falk e Poggiali si sono affrontati in "Vortice" con l'intensità emozionale dell'eroe e dell'eroina di un'opera di Verdi e con la carica aggressiva di due leoni in gabbia. Ne è venuta fuori una scena di grande teatro all'antica".

MASOLINO D'AMICO:
"Nei "Parenti terribili" di Jean Cocteau, eccellente il Michel di Fabio Poggiali, sia nello charme cucciolesco sia nel solipsistico abbattimento richiesti; a questo punto si deve parlare di notevole acquisto del nostro teatro".

GASTONE GERON:
"Ne "Le Massere" di Goldoni il malizioso Anzoletto dell'eccellente Fabio Poggiali riesce a trasmettere quanto di vagamente autobiografico Goldoni immise nel personaggio gaudente e malizioso.

Al calar del sipario la festa è stata grande. Per tutto e per tutti".

FRANCO QUADRI:
"Boomerang" di Da Costa impegna Rossella Falk nel prediletto repertorio, in un'efficace prova di mestiere e anche di memoria d'altre interpretazioni, e Fabio Poggiali

è sicuro, dopo "Vortice"e "Parenti terribili", nel darle la pariglia con una grinta che nasconde la maniacalità"

FERNANDO BEVILACQUA:
"Fabio Poggiali si laurea in questa pièce "Anima nera" a pieni voti, ma già aveva preannunciato la sua maturità con il citato "Boomerang" di Bernard da Costa nella precedente annata teatrale.

 Il suo personaggio a più risvolti - ora impetuoso nell'amore, ora cinico negli affari –

è di tutto rispetto: e contro ogni aspettativa il pubblico lo vedrà trionfare nella contesa giuridica con l'altera Alessandra-Falk. Regìa, scene e costumi esemplari di Rossella Falk:

Certamente uno dei migliori spettacoli dell'anno in corso e pertanto da non perdere".

GIOVANNI RABONI:
"Lorenzaccio di Alfed De Musset: il regista Maurizio Scaparro ha fatto molto bene a riproporre questo autentico e attualissimo capolavoro ritenuto da molti il più bel testo teatrale

del Romanticismo francese e bene ha fatto, secondo me, anche a puntare decisamente sulla figura del protagonista. Tutto si gioca, insomma, sull'esemplarità del personaggio:

Fabio Poggiali possiede quel che occorre all'uopo in fatto di giovinezza, prestanza fisica ed energia comunicativa".

UGO RONFANI:
"In "Lorenzaccio" di De Musset, questa corretta resa del personaggio la dobbiamo anche a Fabio Poggiali, che per temperamento e per studio assume con nichilistica estenuazione

la natura romantica del suo antieroe, guardando ad un Gerard Philipe come a un modello, confermandosi fra i più dotati attori delle ultime leve".


ENRICO GROPPALI:
"Nelle "Notti Bianche", dal racconto di Dostoevskij è Fabio Poggiali, dopo la voluta incertezza del suo primo apparire timido e in sottotono in un completo bianco che ricorda quello

 del professor Aschenbach in “Morte a Venezia”, a raccogliere la maggioranza dei consensi grazie alla sua recitazione spontanea e controllatissima, in bilico tra l’amara contemplazione e lo sfacciato riso della sconfitta”.

OSVALDO GUERRIERI:
"Il doppiofondo di disperazione e di tormento non manca nella riduzione di Fabio Poggiali delle "Notti Bianche",di Dostoevskij che nello spettacolo interpreta la parte del giovane sognatore.

Vestito di bianco, perso in una vita senza un centro di concretezza, Poggiali ci consegna il ritratto di uno dei visionari dissipati e deliranti che affollano la letteratura russa dell'Ottocento".

“I GRANDI SU DI LUI…"


LUIGI SQUARZINA:

"Un autore/teatrante, un giovane studioso che sta in palcoscenico, un biografo che il suo soggetto lo "incontra" in carne e ossa sul lavoro, un uomo di teatro in fieri che sembra essere portato dalla forza delle cose a identificare il proprio approccio

a un teatro-come-vita seguendo l'analogo approccio di Rossella Falk, attraverso vari spettacoli ed una rivisitazione molto efficace di un autore congeniale al periodo centrale dei Giovani ("Anima nera" di Patroni Griffi) sotto la guida tutt'altro da remake di Rossella Falk".

GIORGIO ALBERTAZZI:
"L'attore più dotato della sua generazione: di grande intensità, con una presenza scenica forte e inquietante. È ambiguo, come deve essere un attore vero, e imprevedibile e pericoloso. Quando l'ho visto le prime volte mi ha ricordato Vittorio Gassman da giovane"

ROSSELLA FALK:
" E come tanti anni fa accadde con Giorgio De Lullo, vera e propria rivelazione per la scena italiana, poco più che ventenne in un ruolo d'"attor giovane", con "Vortice" di Noel Coward è stata data l'opportunità all'attore impegnato nel ruolo di Nicky,

Fabio Poggiali, di conseguire un grosso successo personale. Fabio è uno dei due o tre nomi sicuri della nuova leva attorale italiana".

FRANCO ZEFFIRELLI:
"Un attore vero, di gran fascino, che dà emozioni"

MAURO BOLOGNINI:
"Un attore di grande sensibilità e spessore romantico".

GIUSEPPE PATRONI GRIFFI:
"Caro Fabio, "calzati" sempre bene i tuoi futuri personaggi, come hai fatto con il mio "Adriano", in Anima nera".

PIER LUIGI PIZZI:

"Un abbraccio calorosissimo a tutti i "Giovani" e agli amici dei "Giovani" e a te che hai insegnato ad amare questa, per te, “leggenda” come se davvero l’avessi vissuta con noi dal primo giorno.Ti sono grato per questo."

MAURIZIO POGGIALI:
"Sei un bravo ragazzo, sei un bravo attore e devo essere orgoglioso di averti come fratello"

 

“NOTTI BIANCHE,  REGIA DI ROSSELLA FALK

testo ed interpretazione di Fabio Poggiali"

"Dostoevskij, come si sa, ha sempre costituito un ghiotto piatto d'assaggio per i teatranti. Ai grandi romanzi si sono ispirati un po' tutti, dal lontano Delitto e castigo di Visconti che segnò nel primo dopoguerra uno dei traguardi più ambiziosi della compagnia Morelli-Stoppa fino ai Karamazov faticosi e chilometrici lasciati incompiuti qualche anno fa da Luca Ronconi al Teatro di Roma..."
" Rossella Falk che, in omaggio al suo antico maestro Luchino Visconti, ha diretto l'attuale messinscena, si è volutamente sottratta al confronto impossibile col film che il grande regista diresse nel '57... La scenografia, da lei stessa firmata, è emblematica in proposito: una serie di casette di carta in alto in rilievo che troviamo già magicamente ritte come le illustrazioni dei libri di fiabe della nostra infanzia di fronte a una Neva color carta da zucchero e alla fatale balaustra che accoglie, quando migrano dalla panchina dei ricordi, i tristissimi slanci amorosi del Sognatore e i soprassalti esaltati di Nastenka, la fanciulla diciassettenne"
"E' Fabio Poggiali, dopo la voluta incertezza del suo primo apparire timido e in sottotono in un completo bianco che ricorda quello del professor Aschenbach in "Morte a Venezia", a raccogliere la maggioranza dei consensi grazie alla sua recitazione spontanea e controllatissima, in bilico tra l'amara contemplazione e lo sfacciato riso della sconfitta".
Enrico Groppali, IL GIORNALE

"La voce registrata di Giorgio Albertazzi fa da prologo alle struggenti pagine del giovanile racconto di Fedor Dostoevskij (1821-1886) che Rossella Falk ha voluto riproporre come omaggio a Luchino Visconti, nel ricordo del film che il famoso regista aveva realizzato nel 1957 con Marcello Mastroianni, Maria Schell, Jean Marais.
Accollatosi il triplice onere di regista, scenografa, costumista, la Falk s'è attenuta fedelmente all'adattamento teatrale di Fabio Poggiali con meritorio rispetto della romantica accensione dello sprovveduto Sognatore per una ragazza casualmente incrociata su un lungofiume di Pietroburgo mentre attendeva di riabbracciare il ritardatario fidanzato.
Se Visconti aveva forzato il racconto trasformandolo in un malinconico apologo sulla precarietà di ogni illusione d'amore, l'odierna riproposta di Fabio Poggiali recupera appieno il profumo delicato di un idillio, bruciato dall'inopinata ricomparsa del giovane promesso sposo della dolce Nastenka..."
"A compenetrarsi nella tormentata esistenza del giovane Sognatore, cui la timidezza e la povertà hanno precluso qualsiasi duraturo rapporto di amicizia e ogni profittevole contatto con l'altra metà del mondo, è lo stesso autore della rigorosa riduzione teatrale.
Fabio Poggiali riesce a conservare all'idealista, che vive perennemente nella proiezione del sogno, una purezza di accenti e un rigoroso autocontrollo che sottraggono il personaggio all'insidia dell'eccesso caricaturale particolarmente avvertibile in un'epoca disincantata come la nostra...Alla fine sono risuonati a lungo i più convinti applausi" Gastone Geron, GENTE

"Le notti bianche" è messo in cantiere da Rossella Falk che, non questa volta in veste di mattatrice, ma di regista attenta e scrupolosa, ha creduto totalmente nella forza e nella bellezza del racconto di Dostoevskij adattato da Fabio Poggiali..." "Spettacolo proposto anche per rendere omaggio a uno dei nostri più significativi registi cinematografici, Luchino Visconti, che dal soggetto aveva ricavato uno dei suoi film interpretato da Marcello Mastroianni e Marie Schell..." "E la Falk, che con mano leggera, quasi avesse davanti una fragile barchetta, spinge l'azione dandole una grazia lieve, appena increspandola di qualche buffa sottolineatura: per i due protagonisti, e per la Falk, meritatissimi applausi..."
Domenico Rigotti, AVVENIRE

"Sembra una cartolina al marzapane la Pietroburgo disegnata da Rossella Falk per "Le notti bianche" di Fedor Dostoevskij andata in scena con successo nella sala piccola del Palacongressi. E' uno scorcio di città con le sue casettine allineate, col suo bel canale protetto da una ringhiera e sul proscenio una piazzettina color mattone con una comoda panca bianca. Sembra che da lì a poco si sostanzieranno gli innamoratini di Peynet o voleranno nel cielo color cobalto figurinette angeliche alla Chagall"
"E' molto compenetrato Fabio Poggiali, cui si deve pure l'adattamento teatrale, nel personaggio del sognatore, d'un giovane di ventisei anni dalla ricca vita interiore e che ha tanta voglia di comunicare agli altri, al mondo, ad una possibile innamorata tutto quello che gli frulla per la testa... Il romanzo di Dostoevskij sembra quasi un mini-trattato per cuori solitari ed il rischio maggiore era quello d'incappare in uno spettacolo in stile Baci Perugina. Il merito della Falk regista è stato quello d'evitare questo pericolo, grazie anche all'ottima prova dei due protagonisti, rimasti sempre entro le righe e a lungo applauditi alla fine"
Gigi Giacobbe, GIORNALE DI SICILIA

"Dall'ottocento ad oggi, da un clima rarefatto al caos del tempo presente, questo anomalo testo ha acquistato valori poetici straordinari e il senso di una fiaba ove senti l'assoluta necessità di immergerti, quasi come in un lavacro di purezza..." "Il clima "in crescendo" e in "diminuendo" delle "Notti bianche" è stato avvertito appieno fin dall'adattamento da Fabio Poggiali, il primo interlocutore di Dostoevskij. La sua recitazione talvolta sognante, spesso triste, ma anche vagamente aulica quasi in una sorta di "Cantata" del Tempo e contro il Tempo, gli ha dato modo di farci sentire le contraddizioni del suo Essere e del suo non -Essere". Domenico Danzuso, LA SICILIA

Racconto astratto, impalpabile, come un pulviscolo sentimentale "Le notti bianche" raccontano l'incontro tra un sognatore e una ragazza che gli offre subito amicizia. L'incontro avviene in un parco, nell'ora estiva in cui il giorno sembra non voler cedere alla notte il proprio residuo chiarore. Il giovane apprende che la ragazza nutre una pena. Innamorata di uno studente, aspetta che lui ritorni, anzi che si faccia vivo con lei, poiché già da alcuni giorni è in città. Negli incontri che seguono, il giovane l'ascolta, si confessa, le offre aiuto, finisce per innamorarsi di lei credendo che anche lei si sia innamorata di lui. Già stanno per fiorire sulle labbra di entrambi dolci promesse di felicità, quando arriva <<l'altro>>, con la voce di Giorgio Albertazzi. La ragazza vola da lui dimenticando tutto." Su questa materia soffice, piumosa, eppure così intrisa di solitudine...il doppiofondo di disperazione e di tormento non manca nella riduzione di Fabio Poggiali, che nello spettacolo interpreta la parte del giovane sognatore. Vestito di bianco, perso in una vita senza un centro di concretezza, Poggiali ci consegna il ritratto di uno dei visionari dissipati e deliranti che affollano la letteratura russa dell'Ottocento"
Osvaldo Guerrieri, LA STAMPA

"Il vagare notturno senza meta del giovane uomo dostoevskiano per le strade di Pietroburgo, il cercare rifugio dall'insopportabilità degli schemi sociali, e l'incolmabile disincanto di questa figura danno vita a un individuo lontano dalla folla, affetto da una sindrome onirica, somigliante a certi soggetti che in tempi nostri sono preda di analisti, di studiosi di mali oscuri. E la fortuita entrata in confidenza con una ragazza mite e ideale, presto chiamata in causa, malgrado intense affinità con lo sconosciuto, da un suo preesistente compagno, non fa che suggerire analogie con destini sbandati contemporanei." Rodolfo di Giammarco, LA REPUBBLICA

                              
"La magica atmosfera di una ottocentesca San Pietroburgo estiva, già allora spopolata dalle ferie, è stata ricreata con essenziali rimandi scenografici...
Poggiali riduttore ha puntato accortamente a conservare all'evocata vicenda il profumo d'epoca che rende plausibile la romantica accensione del Sognatore per una ragazza incrociata casualmente su un lungofiume mentre era in vana attesa del fidanzato. E' la voce registrata di Giorgio Albertazzi a fare da prologo allo struggente racconto che si esaurisce nell'arco brevissimo di tre giornate, anzi di altrettante "notti bianche", che nella Pietroburgo d'estate non concedono tramonto al sole". Al giovane idealista che vive costantemente nella dimensione del sogno Fabio Poggiali conserva l'innocenza di fondo di un timido a cui la ritrosia inibisce perfino un qualsiasi rapporto di amicizia". HISTRIO

Il caso Dostoevskij è un capitolo a sé nella storia del teatro: lui, che non scrisse mai nulla per il palcoscenico, è stato rappresentato infinite volte. E quanto condividesse il gusto di veder vivere alla ribalta i suoi personaggi, lo testimonia una lettera della sua vedova indirizzata all'attore Kacalov: <<Chissà che gioia avrebbe avuto il mio Fedor se avesse potuto vedervi!>>.
Ora, ad accrescere l'interesse per il nuovo adattamento di Fabio Poggiali, è la regia di Rossella Falk, che firma anche scene e costumi. La sua impronta si avverte nella finezza della resa drammatica del racconto, cui danno vita due soli personaggi. Racconto era e racconto resta; ma lo spettacolo si rivela nell'appassionante tocco della regia e in Poggiali abbiamo ritrovato la sottile eleganza che gli conoscevamo...> Carlo Maria Pensa, FAMIGLIA CRISTIANA

 

 

 

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