L'EREDITA' DEI "GIOVANI"
VENTI ANNI DI SPETTACOLI CON ROSSELLA FALK
Il primo incontro che ho
avuto con Rossella Falk fu nel 1990, quando venni da lei scelto, dopo alcuni
provini, come protagonista maschile per l'allestimento di un dramma di Noel
Coward: "Vortice",9 con la regìa di Mino
Bellei, in cui interpretavo il ruolo di Nicky Lancaster, un giovane musicista
che si ribella alla vacuità della propria madre, Florence, impersonata dalla
Falk. Il mio personaggio, già appannaggio di grandi attori del passato come
John Gielgud, Dirk Bogarde, Ralph Richardson, lo stesso Noel Coward e,
recentemente, Rupert Everett, mi permetteva di competere, a ventiquattro anni,
con la "regina" del teatro italiano e di debuttare nel meraviglioso
teatro di Reggio Emilia dedicato a Romolo Valli.
La Falk, in un'intervista a Silvana Gaudio, dichiarava che lo spettacolo
consentiva di "ricordare Romolo in un teatro che porta il suo nome e che
ha riaperto i battenti alla prosa, l'ex Comunale. Un compagno di strada come
Romolo non lo si dimentica, così come non si dimentica un maestro come Giorgio.
Del resto, all'Eliseo, sono abituata a incontrare le loro facce sulle locandine
degli spettacoli che ci hanno visto insieme. Anche l'aver affidato la regia di "Vortice"a Mino Bellei dimostra
l'importanza della lezione delulliana, apprezzata da Mino, che con Giorgio ha
recitato Pirandello, Shakespeare, Molière e gli è stato vicino nelle 113 prove
di "Terra di nessuno" di Pinter, osservando, "rubando", è
lui il primo a riconoscerlo".10
Guido Almansi, a proposito del terzo atto - una lunga scena a due, che ricorda
quella tra Amleto e la madre -, scrive: "Recitato alla grande da Rossella
Falk (in un ruolo che sembrava scritto per lei) e dal giovane e bravissimo
Fabio Poggiali, confesso che tutti i miei dubbi sono spariti e mi sono lasciato
trascinare dalla forza drammatica di questa scena. Nel lussuoso boudoir della
madre, contornato da specchi inclinati che trasformano questo luogo della
mollezza e del piacere in un inferno claustrofobico in cui la madre non può che
vedere il suo volto invecchiato ed il figlio i segni della sua decadenza,
Per Antonella Melilli,
"la scena si risolve per Rossella Falk e Fabio Poggiali, che dà al figlio
Nicky la gradualità di una bizzosa e provocatoria ferocia, in un autentico
pezzo di bravura che riesce ad evitare, pur nella violenta drammaticità di un
autentico corpo a corpo, ogni ridondanza di facile effetto e suggella lo
spettacolo su un'intesa di perfetto affiatamento e di grande sensibilità
artistica, giustamente premiata dagli applausi del pubblico".12
Secondo il giudizio di
Masolino D'Amico, "lo spettacolo possiede una sua convincente unità
stilistica, datagli dal registro della recitazione generale".13 E puntualizza:
"Mentre infatti tentavo di sintonizzarmi con la serata - per una volta
avevo commesso quell'errore imperdonabile, incubo dei critici, di arrivare in
ritardo - mi sembrava di avvertire in certi accenti, in un certo modo di
spezzare le frasi, la presenza di un metodo di dizione e di gestualità, diciamo
pure di una scuola, che tentava con successo di porsi come surrogato di quella
albionica classicamente impassibile e a noi tradizionalmente estranea; e ho
pensato al non dimenticato Giorgio De Lullo. Più tardi aprendo il programma di
sala ho letto che proprio al suo antico maestro il regista Mino Bellei
dichiarava di essersi ispirato. Ha fatto bene e lo ha fatto bene. L'amalgama
così ottenuto rende efficace il lavoro di tutti gli attori, pur lasciando ad
alcuni la possibilità di distinguersi - vedi Gea Lionello ed Emanuele Vezzoli -
o addirittura di brillare, com'è il caso del quasi esordiente Fabio Poggiali,
un ottimo Nicky, scattante senza essere convulso, eloquente senza essere
concitato".14 Per quanto riguarda Rossella Falk, il critico evidenzia come
"nella leggerezza con la quale porge la grande crisi del terz'atto,
passando dall'egoismo e dal capriccio alla sofferenza autentica, ella tocca uno
dei vertici della sua carriera".15
Il regista Mino Bellei, a cui va il mio particolare ringraziamento per i
preziosi suggerimenti ricevuti, scriveva sul programma di sala di "Vortice": "Quando Rossella Falk
ed il Teatro Eliseo mi hanno proposto la regìa di "Vortice"di Noel Coward - un Coward
anomalo, ironico sì, ma anche drammatico e cattivo -, sono andato con la
memoria - per forza -, all'ultimo Maestro che ho avuto e cioè a Giorgio De
Lullo e agli insegnamenti avuti da lui nel collaborare, come attore a quattro
spettacoli da lui firmati ma soprattutto nel fare il suo "sostituto"
per 113 prove di "Terra di nessuno" di Pinter, esperienza
quest'ultima, per me indimenticabile. Con Rossella abbiamo parlato a lungo di
come Giorgio avrebbe affrontato questo testo, così adatto a lui, e di come
avrebbe rappresentato questa società superficiale e vuota. E questo "Vortice"nasce quindi sui ricordi miei
e di Rossella Falk e dalle esperienze parallele accanto a un Maestro mai
sufficientemente ricordato e che le nuove generazioni non hanno
conosciuto".16
I "Giovani" sono sempre stati idealmente presenti in questa nostra
impresa. Dante Guardamagna osserva: "L'allestimento è affidato a un nostro
brillante e moderno autore, attore, regista: Mino Bellei, che nella Compagnia
De Lullo-Valli-Falk fu anche il "sostituto" di Giorgio De Lullo per
la messinscena d'un testo di Pinter, e oggi è in grado di suscitarne il
ricordo, con Rossella Falk, per affrontare questo testo cercando di non
discostarsi dallo stile e dalla misura tipici del grande attore/regista
scomparso. Esito comunque efficace e suggestivo, netto e ben dosato; il
concerto degli attori è diretto con ritmi e gusto precisi".17
Con queste parole iniziava il resoconto dello spettacolo G. A. Cibotto:
"Sarà colpa della fantasia che di continuo strappa fuori dal magazzino dei
ricordi vecchie immagini, ma al "Verdi", più gremito di altre sere,
non appena il sipario si è levato sulla raffinata scena di Philip Prowse, sono
apparse di scatto le ombre di Giorgio De Lullo e Romolo Valli. Pareva uno
spettacolo di quelli legati alla loro favola, che pur sbiadita resiste
nell'animo dei patiti di teatro".18
Rossella Falk che, assieme a Bellei, aveva creduto nelle mie qualità
affidandomi la responsabilità del ruolo del protagonista maschile, in
un'intervista affermava: "Fedele all'esperienza fondamentale per la mia
formazione d'attrice, la lunga militanza nella "Compagnia dei
Giovani", ho sempre avuto un occhio di riguardo per il lavoro collettivo.
E come tanti anni fa accadde con Giorgio De Lullo, vera e propria rivelazione
per la scena italiana, poco più che ventenne in un ruolo d'"attor
giovane", con questo spettacolo è stata data l'opportunità all'attore
impegnato nel ruolo di Nicky, il ventiquattrenne Fabio Poggiali, di conseguire
un grosso successo personale".19
Il regista dello spettacolo, alla domanda se si ritenesse soddisfatto dei
risultati raggiunti, così rispondeva: "Oltre ogni aspettativa. Dovevamo
superare lo scoglio di un primo atto di bla-bla per arrivare a un progressivo
incupimento e poi alla deflagrazione, in questa storia degli anni Venti dove si
parla di droga, e dove un'ottima Falk ha per interlocutore il bravo,
sorprendente ventiquattrenne Fabio Poggiali, uno a cui si ha il piacere di
trasmettere l'artigianato. Lo dico io, che sono stato svezzato per mia enorme
fortuna da Renzo Ricci e ho imparato a lungo da De Lullo".20
Dopo quella prima, straordinaria esperienza, ho avuto in seguito il piacere e
l'onore di collaborare per più di venti
anni con colei che è considerata una delle attrici più prestigiose del teatro
italiano e che, fin dal periodo della "Compagnia dei Giovani", ha
sempre costituito un punto di riferimento nel panorama teatrale.. Naturalmente,
in questi anni, ho cercato di apprendere da lei tutto ciò che era possibile per
quanto concerne la professionalità, il rigore metodologico, la tecnica
teatrale, il mestiere insomma. Quello che mi preme sottolineare è che le stesse
qualità ed in particolare gli stessi propositi, universalmente apprezzati negli
anni della famosa "Compagnia dei Giovani", si sono rivelati essere
immutati ed integri anche a distanza di tempo. Permane in lei l'idea che il
teatro debba essere innanzitutto un luogo di incontro, di amicizia, di
collaborazione reciproca tra attori, registi, impresari, tecnici.
Ne ho avuto ulteriore conferma quando recitai nei "Parenti terribili",21 di Jean
Cocteau, con la regìa di Giancarlo Cobelli, nel 1991, allorché riproponemmo con
successo sulle scene un morboso rapporto madre-figlio - quarantasei anni dopo
l'allestimento di Luchino Visconti del 30-1-45 con Andreina Pagnani, Gino
Cervi, Rina Morelli ed Antonio Pierfederici -, ed io interpretai il ruolo che
era stato, nel 1938, di Jean Marais: l'attore francese a cui Cocteau aveva
dedicato il testo. Ella mi fece capire, durante le prove, l'importanza e della
fiducia reciproca in una compagnia teatrale e, soprattutto, della capacità di
un giovane di saper cogliere i suggerimenti di chi ha vissuto prima di lui le
medesime incertezze, gli stessi dubbi e l'identica "paura", in un
mestiere al tempo stesso complesso, "nobile" e meraviglioso come
quello dell'attore. Proprio la capacità di "saper ascoltare" - di cui
un giovane alle prime armi, ansioso di esprimersi, riconosce difficilmente il
valore e la portata - costituirà la base del suo essere attore nel futuro.
A giudizio di Masolino D'Amico, risulta "eccellente il Michel di Fabio
Poggiali, sia nello charme cucciolesco sia nel solipsistico abbattimento
richiesti; a questo punto si deve parlare di notevole acquisto del nostro
teatro. Esemplare, infine,
Nella recensione di Franco Quadri, si legge che per Rossella Falk "è
l'occasione di abbandoni anche audaci e di liberarsi dalle difese della sua
corteccia, con la stessa operazione di struccaggio, anche fisico operato da
Visconti sulla Pagnani. Impressionante è a sua volta la trasformazione di
Marisa Fabbri in gran dama platinata con turbante (…) divertente e
terrificante padrona del campo, anche grazie ad un vero festival di
controscene. (…) Nel ruolo del figlio pupazzo che fu di Jean Marais,
Fabio Poggiali riesce credibile al limite del richiesto artificio. (…) Un
quintetto di prim'ordine, in uno spettacolo giustamente accolto con l'emozione
delle grandi serate".23
Certamente il meticoloso lavoro di Giorgio De Lullo alle prove - che abbiamo
analizzato -, è parte integrante del bagaglio professionale e del metodo di
studio di Rossella Falk, che ama tra l'altro rievocare lo stile, la pazienza e
la determinazione che il regista manifestava nei confronti dei suoi compagni.
Dopo una mia "immersione" nella variegata e geniale lingua goldoniana
(recitando in veneziano ne "Le massere"24 di C. Goldoni, per il
Teatro Stabile del Veneto, in occasione del Bicentenario goldoniano), un'altra
esperienza di teatro a fianco di Rossella Falk, l'ho avuta durante una ripresa
de "Il treno del latte non si ferma più qui"25
di Tennessee Williams, nel 1993, con la regìa di Teodoro Cassano; quando, tra
l'altro, mi venne da lei suggerito che l'interpretazione del mio personaggio
(Chris Flanders) poteva nuocere alla riuscita dell'intero spettacolo, se non
fosse stata esente da esperimenti in parte dettati da quel solipsismo attorale
che contraddistingue un po' tutti gli attori. Al contrario, le prove avrebbero
dovuto assecondare in modo assoluto l'idea registica, a cui ella stessa non si
sottraeva, dando prova di un'esemplare disciplina. Tutto ciò, evidentemente,
nella costante considerazione dell'elemento essenziale per l'interpretazione di
un personaggio: la logica che lei stessa definisce "delulliana" e che
è la matrice per ogni gesto, per ogni movimento, per ogni intonazione o timbro
di una battuta di un testo drammaturgico.
Giuseppe Grieco, sull'interpretazione di Flora Goforth, scrive: "Questo
personaggio, Rossella Falk se lo cuce addosso come un vestito che ne esalta
insieme il corpo e l'anima. Così fa teatro in senso assoluto, gestualità e
parola, con una potenza e una leggerezza da capogiro, trascinando nel gioco
della commedia gli altri personaggi che le fanno da contorno, e in primo luogo
il Chris Flanders del bravo Fabio Poggiali".26
Ecco il parere di Gastone Geron: "Fasciata negli elegantissimi costumi di
Folco, compreso un esotico kimono da teatro kabuki, l'imparruccata Rossella
Falk trasmette appieno il dramma esistenziale della fatalona che tenta di
nascondere anche a se stessa la fine imminente, accentuando il dispotismo, le
prevaricazioni, l'amoralità della congeniale Flora, alias Sissi, al cui fascino
perverso Fabio Poggiali oppone bravamente l'ambiguità dell'inesplicabile
Chris".27
Il regista dello spettacolo, Teodoro Cassano, era praticamente alla sua prima
prova: ciò testimonia, ancor più, la volontà ed il coraggio di un'attrice della
sua esperienza di lavorare con forze nuove, seppur di talento, in un teatro
italiano molto spesso asfittico, paludoso, stagnante, che necessiterebbe - a
mio avviso - di un ricambio generazionale e in cui i giovani, invece, hanno
scarse possibilità di dimostrare le proprie capacità, ostacolati dagli
"anziani" detentori del potere nel teatro "ufficiale",
nonché dal dilagante e deleterio nepotismo.
Vorrei sottolineare quest'ultimo aspetto che potrebbe essere una delle concause
dell'attuale "crisi" del teatro: l'eredità assegnata e riconosciuta
ai figli d'arte di spazi teatrali, creando così un vero e proprio
corporativismo a carattere dinastico-familiare; come se il talento e le qualità
artistiche fossero tramandabili attraverso il DNA genetico, trascurando e
spesso eludendo critiche che dovrebbero disilludere chiunque a persistere.
Ho avuto, successivamente, l'opportunità di valutare ed apprezzare
personalmente, come mai fino ad allora, le peculiarità tecniche di Rossella
Falk - attrice di gran classe, ma dotata di un sorprendente senso dell'umorismo
-, recitandoci insieme una commedia di Bernard Da Costa: "Boomerang"28, nel 1994, con la regìa
di Teodoro Cassano. Il testo, a soli due personaggi, mai rappresentato nel
panorama teatrale mondiale, vede costantemente in scena un allievo poco dotato
di un modesto corso di recitazione, Pierre, e la sua frustrata maestra,
Isabelle, dapprima mitizzata ma poi finalmente spodestata dal ruolo che
impropriamente ella aveva assunto: quello di una grande attrice divenuta, per
sua scelta, un'insegnante di recitazione. Ognuno dei due personaggi cerca di
uscire dalla propria situazione fallimentare a discapito dell'altro, come se si
affrontassero su di un ring, allo scopo di annientarsi reciprocamente.
Mi resi conto, durante le repliche dello spettacolo, portato in tournée in
tutta Italia, che era quanto mai arduo il tentativo di sostenere i suoi ritmi,
le sue pause, le sue intonazioni, i suoi silenzi, se non mantenendo una
tensione psico-fisica costante per le due ore della durata della
rappresentazione, in nessun modo concedendomi un momento di rilassamento, per
non soccombere nel confronto quasi pugilistico che il testo prevede. Non ho
ancora visto un'attrice prestigiosa come Rossella Falk, giocare sulle corde
dell'autoironia, al limite dell'autolesionismo, indossando, per esempio,
vestiti vivacissimi ed ostentando vistosi maquillages, per garantire quegli
effetti comici che la commedia prevedeva, ma che ella, in certi momenti,
sottolineava persino con un'eccessiva disponibilità, esprimendo così la sua
vera natura di interprete eccezionalmente dotata di soluzioni comiche.
Per Rita Cirio "Rossella Falk agghindata (occhiali neri e palandrana) come
l'ultima Garbo rifà con grande ironia e partecipazione una divina che non è mai
diventata tale. Se la cava benissimo senza abbassarsi mai alla macchietta di
maniera che è invece in agguato nel personaggio. Aiutata dal partner Fabio
Poggiali che riproduce con grinta attendibile i bronci e le posizioni plastiche
dei blousons noirs del cinema francese anni Sessanta".29
Nella recensione di Franco Quadri, si osserva che il testo "impegna
Rossella Falk nel prediletto repertorio, in un'efficace prova di mestiere e
anche di memoria d'altre interpretazioni, e le permette di sfoggiare toilette
eccentriche anche nel déshabillé, nonostante il degrado; e Fabio Poggiali è
sicuro, dopo "Vortice"e "Parenti terribili", nel darle la pariglia
con una grinta che nasconde la maniacalità, nella messinscena coordinata da
Teodoro Cassano".30
A giudizio di Giorgio Albertazzi, "Rossella Falk, quando dà corpo a
caratteri come questa Isabelle, insegnante d'Arte Drammatica in una specie di
"banlieue" parigina, non ha forse rivali nel panorama del teatro
italiano (…). Il ragazzo "negato" è Fabio Poggiali, il giovane
attore forse più dotato della sua generazione. Ha debuttato in uno spettacolo
con la mia regìa31 ("Fiore di cactus") sei anni fa accanto
a Mariangela D'Abbraccio. È maturato molto, si è fisicamente irrobustito, la
voce ben piazzata sulle note medie e medio-alte, anche quando grida non perde
timbro e mantiene una grande intensità e, al contrario del
"personaggio" che interpreta, ha una presenza scenica forte e
inquietante. È ambiguo, come deve essere un attore vero, e imprevedibile e
pericoloso. Potrebbe essere un ottimo Romeo; perchè l'impianto attorale (voce e
corporeità) sono d'impostazione classica".32
In effetti, nel 1995, ho avuto la soddisfazione di interpretare il personaggio
scespiriano,33 con la regìa di Franco Ricordi; dopo che, per problemi
produttivi, non si era realizzato il progetto di Franco Zeffirelli, con la
regìa del quale avrei dovuto cimentarmi in quel ruolo, in un moderno "Romeo e Giulietta" destinato alle
platee giovani dei Palasport.34
Quando, alla fine della tournée di "Boomerang", trionfale dal punto
di vista dell'affluenza del pubblico e lusinghiera per le critiche ricevute,
A questo proposito, è oggettivamente impensabile pretendere di svolgere la
professione di attore teatrale se non si possiede e non si è in grado di
mantenere, per lunghi periodi, un'eccellente condizione fisica: ciò può essere
conseguito attraverso esercizi di ginnastica preparatoria e rilassante, da
effettuarsi con calibrata misura e consuetudine.
Un altro elemento importante per il lavoro dell'attore è quello della
respirazione che detta il tono di voce e la sua portata.
Per quanto riguarda il mio percorso artistico, sono arrivato al teatro
(Shakespeare e Pirandello i miei autori preferiti) attraverso la passione per
la letteratura (soprattutto Dante e Dostoevskij) e per la poesia (in
particolare Leopardi e D'Annunzio); coltivata contestualmente agli studi
umanistici presso
Mi ritengo fortunato e sono cosciente di essere un caso insolito nel teatro
italiano, per aver interpretato, in alcuni spettacoli, il ruolo del
protagonista nella stessa età che l'autore prevedeva per esso: come all'estero
è consuetudine e in Italia eccezione. Trovo assurdo ed iniquo - in termini
sportivi una falsa partenza -, consentire che nel teatro italiano pubblico e
privato, personaggi anagraficamente in verde età come, per esempio, "Il
misantropo" di Molière; "Jago", "Amleto" e
"Coriolano" di Shakespeare; "Roberto Zucco" di Koltès; o
"Caligola" di Camus, siano appannaggio quasi esclusivo di attori
stagionati; questo vuol dire sbagliare l'impostazione di uno spettacolo, perché
l'autore immaginava sulla scena un giovane: con le sue virtù, i suoi limiti,
anche i suoi difetti, ma caratteristici proprio dell'età giovanile. In molti
casi, pertanto, sarebbe sufficiente non tradire le intenzioni dell'autore.
Parimenti, ho constatato che i miei coetanei desiderano identificarsi con chi è
in scena e con le storie da questi rappresentate: altrimenti lo rifiutano e lo
considerano frusto, logoro e inutile. Il novanta per cento dei giovani non va a
teatro: c'è una statistica recente al riguardo. C'è da augurarsi che in futuro
- anche in Italia - un giovane attore o regista che abbia le capacità possa
dimostrarle, come avviene in Germania, in Inghilterra, in Francia e negli Stati
Uniti: Paesi molto più evoluti, coraggiosi e civili per quanto riguarda la
fiducia ai talenti emergenti e l'attenzione alla cultura ed al teatro, anche
nelle scuole. Mi sia consentito di citare Federico García Lorca: "Il Paese
che non aiuta né stimola il suo Teatro o è morto o è moribondo".
Penso, inoltre, che gli Stabili pubblici (tralasciando la questione dei
condizionamenti politici cui vengono sottoposti) - proprio perché fruitori di
sovvenzioni statali -, dovrebbero: garantire l'affacciarsi di nuove leve
artistiche; creare compagnie di giovani; favorire la ricerca teatrale;
rappresentare la drammaturgia nazionale rischiando anche su attori, autori e
registi poco conosciuti; incentivare il pubblico giovanile; etc. In realtà,
venendo meno ai loro compiti istituzionali, i teatri pubblici (tranne alcune
eccezioni) non realizzano tutto ciò e, per questo motivo, sono considerati
all'unanimità sorpassati ed ammuffiti: nelle idee, nella gestione e nei cartelloni.
Per converso, nel corso della mia esperienza professionale presso un teatro
privato quale l'Eliseo, ho personalmente vissuto la realizzazione di molte
delle suddette attività di precipua competenza di un teatro pubblico.
Negli anni in cui ho lavorato a fianco di Rossella Falk, durante la direzione
artistica di Rossella Falk al Eliseo - luogo di tante recite della
"Compagnia dei Giovani" , numerosi sono stati i colleghi di lavoro e
le persone incontrate che vissero il periodo da me analizzato. Tra questi,
vorrei, in particolare, ricordare: Mino Bellei, Gabriele Lavia, Maurizio
Scaparro, Ivo Chiesa, Giorgio Strehler, Ivana Monti, Andrea Giordana, Gigi
Proietti, Monica Guerritore, Giuseppe Patroni Griffi, Giorgio Albertazzi, Anna
Proclemer, Valeria Moriconi, Anna Maria Guarnieri, Lucio Ardenzi, Antonia
Brancati, Paola D'Arborio, Marco Parodi, Mauro Bolognini, Mario Ferrero,
Salvatore Aricò, Arnaldo Ninchi, Mariangela Melato, Aroldo Tieri, Giuliana
Lojodice, Milena Vukotic, Ottavia Piccolo, Nino Manfredi, Michele Placido,
Gianfranco De Bosio, Franco Zeffirelli, Luigi Squarzina, Umberto Orsini, Carlo
Giuffrè, Paolo Ferrari, Giancarlo Cobelli, Carlo Merlo, Lucio Rosato, Laura
Torchio, Flora Mastroianni, Enrico Lucherini, Paolo Tommasi, Giuseppe Battista,
Vincenzo Monaci, Franco Meli, Luana Nisi e lo staff tecnico del Teatro Eliseo.
Sull'eredità lasciata dalla "Compagnia dei Giovani", aggiungo che
permane viva in Rossella Falk una certa idea sul modo di fare teatro, che si
ispira ad elevati canoni di professionalità e che risulta essere di garanzia
per tutti coloro che hanno la fortuna di esserle compagni di lavoro, in un
mestiere, purtroppo, ancora poco tutelato dal punto di vista
giuridico-professionale.
È quel clima e quell'atmosfera - che ho cercato di evidenziare - che Rossella
Falk ha sempre instaurato nella sua compagnia, dove il lavoro degli attori è il
lavoro degli uomini che pensano, che riflettono e che manifestano al fine di
costruire quel dialogo emozionante con il pubblico che è l'essenza stessa del teatro.
Un altro nostro impegno, nel 1995, è stata la messinscena, per il Teatro
Eliseo, di uno dei testi portati al successo dai "Giovani":
"Anima nera"35 di Giuseppe Patroni Griffi. Rossella Falk ne ha curato
la regìa - la prima della sua carriera -, riservandosi come attrice il ruolo di
Alessandra, che fu di Elsa Albani nell'edizione storica del 1960 e affidandomi
la responsabilità del protagonista Adriano, che abbiamo visto impersonato da
Paolo Ferrari al tempo della "Compagnia dei Giovani". Un periodo quest'ultimo
- confessa Rossella Falk in un'intervista rilasciata a Paolo Scotti - denso di
"anni mitici, un insegnamento che porto sempre con me: rigore, precisione,
logica assoluta e che cerco di applicare in questo nuovo impegno. Io non ho il
sacro fuoco della regìa. Ma ho dato lo stesso tutto quello che so a questi
ragazzi, e oggi, per la prima volta dopo decenni, fuori dalla scena, mi sento
come il ciabattino che ha fatto le scarpe per tutti senza occuparsi delle
proprie. Svuotato. Ma felice".36 Ella, generosamente, mi definisce poi
come "uno dei due o tre nomi sicuri della nuova leva attorale
italiana".37
Sul programma di sala di "Anima nera", a colloquio con Enrico
Groppali, l'attrice e regista puntualizza: "Voglio che i giovani d'oggi
conoscano e facciano conoscere ai loro coetanei uno dei più noti autori
teatrali italiani contemporanei che mette in scena il problema più spinoso che
esiste: come conciliare l'amore tra un uomo e una donna provenienti da ambienti
diversi, con una morale ed esigenze diverse".38 E aggiunge: "Sono
orgogliosa di portare in scena accanto a Fabio Poggiali degli attori nuovi,
freschi di studi, qualcuno con poca esperienza o addirittura mai salito su un
palcoscenico che, grazie a me, mi auguro provino per la professione quell'amore
e quella fiducia che non mi hanno mai abbandonato. (…) Dopo tanti anni mi
è tornata in mente l'osservazione di De Lullo che diceva sempre "la logica
delle battute deriva dall'ascoltare senza pregiudizi i personaggi". Ed è
Giorgio, insieme ai suggerimenti di Luchino Visconti, la voce che ancora oggi
guida questa mia nuova esperienza".39
Secondo Rodolfo Di Giammarco, nella nuova riproposta "l'aggiornamento
sancisce il battesimo di una compagnia a corollario del partner artistico della
Falk, il ventinovenne Fabio Poggiali, cui spetta la parte del titolo, di
Adriano, dell'Anima nera. Ma si decifra, anche, un desiderio della Falk di rivivere
al presente lo spettacolo che le valse tanti elogi, curandolo lei stessa dopo
le regìe di De Lullo del '60 e dell''81"40.
Nel commento di Ugo Ronfani, si legge: "Sono lieto di poter scrivere che
l'operazione, tuttavia non è né privatamente nostalgica né commemorativa, ma
incide positivamente nella stagione teatrale per almeno tre ragioni. Primo,
perché constatiamo che la commedia ha resistito bene al tempo, il groviglio
delle passioni in esso analizzato essendo sempre vivo e bruciante. Secondo,
perché l'oculato, onnicomprensivo impegno della Falk consente di dire che è
nata una nuova regista: il che non guasta data la dittatura maschile nel
settore. Terza ragione, perché Rossella Falk ha saputo proporre, con una
sollecitudine quasi amorosa, tre validissimi attori della nuova generazione, in
qualche modo così resuscitando (e non commemorando) il clima fervido della
Compagnia dei Giovani. Fabio Poggiali le era già stato accanto in "Vortice"di Coward; qui ha assunto il
ruolo di Adriano, il "ragazzo di vita" dagli oscuri traffici, dagli
amori promiscui e dal cuore disperato: compito che assolve bene, graduando
vitalismo aggressivo e desiderio di rigenerazione".41
Fernando Bevilaqua registra che "Fabio Poggiali si laurea in questa pièce
a pieni voti, ma già aveva preannunciato la sua maturità con il citato "Boomerang" di Bernard da Costa nella
precedente annata teatrale. Il suo personaggio a più risvolti - ora impetuoso
nell'amore, ora cinico negli affari - è di tutto rispetto: e contro ogni
aspettativa il pubblico lo vedrà trionfare nella contesa giuridica con l'altera
Alessandra. (…) Regìa, scene e costumi esemplari di Rossella Falk, a
lungo applaudita al termine della rappresentazione assieme ai bravissimi
Poggiali, Scoppa, e Veronika Logan al suo debutto in teatro. Certamente uno dei
migliori spettacoli dell'anno in corso e pertanto da non perdere".42
La regìa di Rossella Falk mi ha oltremodo fatto apprezzare la grandezza del
magistero di Giorgio De Lullo, al quale l'attrice-regista si è costantemente
richiamata - per sua stessa ammissione -, in una messinscena accurata,
scrupolosa, essenziale, con particolare cura della scenografia da lei stessa
ideata e con un'attenzione minuziosa ai tempi ed ai movimenti degli attori. La
mia recitazione è stata volutamente mantenuta su toni bassi, "duri",
"moderni", con accenti aggressivi, allo scopo di definire meglio il
carattere popolare del personaggio; sebbene nei momenti di romanticismo legati
all'amore per la moglie, un'incisione registrata su una base musicale, ne
sottolineasse l'astrazione. Lo spettacolo ha avuto successo - tanto che, nel
1996, ne effettuammo la ripresa televisiva per
La prematura scomparsa di Romolo Valli e Giorgio De Lullo ha impedito a molti
attori della mia generazione di attingere direttamente al loro magistero. Una
curiosa coincidenza, però, è stata quella di dover registrare, nel 1996, per
Radiotre, un "Dialogo con Romeo"43 scritto da Giuseppe Manfridi il
quale ha ipotizzato un dialogo col personaggio scespiriano post-mortem. Ebbene,
il regista assemblò, con un artificio tecnico, la mia voce con la voce
registrata di De Lullo che, nel 1962, aveva diretto e interpretato, nel ruolo
di Romeo, un'edizione radiofonica del "Romeo e Giulietta"con tutti i
componenti della "Compagnia dei Giovani". L'effetto ottenuto da
questo mixaggio parve efficace e singolare e mi regalò una certa emozione nel
riascoltarlo.
Nel 1996, grazie a Rossella Falk ed alla sua disponibilità a rivivere nella
memoria episodi, aneddoti ed emozioni vissute durante il periodo della
"Compagnia dei Giovani", pubblicai la prima edizione del volume
“Sulle orme della Compagnia dei Giovani”, (ora giunto alla terza
edizione per la prestigiosa biblioteca teatrale Bulzoni).
Ascoltando quelle straordinarie esperienze di palcoscenico e di vita, nelle
varie tournéé teatrali che feci al suo fianco, ritenni che sarebbe stato giusto
ed opportuno far conoscere, specialmente ai giovani, la storia di quella
eccezionale compagnia.
Secondo Ugo Ronfani <<la lezione che, dalla fiducia in lui riposta e
dagli insegnamenti da lei ricevuti, Poggiali ricava è quella di un'assunzione
piena della lezione dei Giovani per la scena e per la vita. Come se,
attingendoli ai materiali di studio ma "inverandoli" negli
insegnamenti ricevuti dalla Falk, l'autore attore abbia inteso modellarsi
proprio sul teatro della Compagnia dei Giovani, quasi assumendone con giovanile
baldanza una parte di eredità. >>44
A giudizio di Mario Ruotolo <<è un omaggio sentito quello che l'autore
porge al gruppo teatrale che si è distinto in Italia per aver coniato modalità
attoriali e drammaturgiche nuove, diventate modello per le generazioni
successive. (...) La struttura del testo, validamente articolato, propone un
percorso conoscitivo della Compagnia che si fa progressivo sia a livello
cronologico sia di intensità critica. Dopo una sentita prefazione di Luigi
Squarzina, Poggiali, attraverso i profili dei singoli componenti della
compagnia, descrive e racconta la nascita del gruppo, per poi analizzarne, nei
capitoli successivi, lo stile, il "mito", le messinscene importanti,
fino all'apoteosi di De Lullo regista con una Trilogia pirandelliana. Il testo
è corredato di un interessante e doveroso congedo che "attualizza"
l'esempio-modello-guida della Compagnia dei Giovani dando la voce a chi sta
insegnando e sta imparando dall'esperienza passata del gruppo storico: Rossella
Falk, maestra di Poggiali.>>45
Il libro è adottato presso varie Università e presente presso le più importanti
biblioteche italiane ed internazionali.
Nella stagione 1997-98
interpretai, con la regìa di Maurizio Scaparro, neodirettore artistico del
Teatro Eliseo di Roma (subentrato a Rossella Falk ed Umberto Orsini nel 1997), "Lorenzaccio"46 di Alfred De Musset,
il primo testo che i "Giovani" allestirono, nel 1954, con Giorgio De
Lullo protagonista e la regia di Luigi Squarzina.
Dedicai questa interpretazione alla memoria di mio fratello Maurizio
(Roma, 19-2-1965/ Cori (Latina) 8-8-1997), Capitano dell'Aeronautica Militare,
scomparso nell' incidente
aereo su Monte Lupone provocato da imperizia altrui. Lo spettacolo
rappresentò per me, in quel momento, una significativa esperienza, e riscossi
un particolare, insperato, successo personale. Mio fratello sapeva che dovevo
affrontare quell'impegnativo ruolo e so di aver fatto la scelta giusta nel
decidere, a pochi mesi dalla tragedia, di lavorare e di onorarlo con il mio
impegno quotidiano in palcoscenico. Ogni sera, prima di andare in scena,
pensavo a lui; così come lo immaginavo impegnato ad applaudirmi sorridente ed
orgoglioso, ai ringraziamenti finali.
So, - come ha scritto nel suo testamento - che sarà sempre tra il mio pubblico.
E per questo, come per tutto il resto, lo ringrazierò sempre, anche nei miei
prossimi impegni artistici.
Giovanni Raboni rivela che il testo è <<ritenuto da molti il più bel
testo teatrale del Romanticismo francese>> e che il regista Maurizio
Scaparro <ha fatto molto bene a riproporre questo autentico e attualissimo
capolavoro (...) e bene ha fatto, secondo me, anche a puntare decisamente sulla
figura del protagonista. (...) Tutto si gioca, insomma, sull'esemplarità del
personaggio: Fabio Poggiali possiede quel che occorre all'uopo in fatto di
giovinezza, prestanza fisica ed energia comunicativa>>47.
Ugo Ronfani scrive che <<l'allestimento ha proprio il merito di tenere in
evidenza la natura segreta, preziosa, moderna di questo arcangelo nero della
libertà: un approfondimento rispetto alla sontuosa edizione che Zeffirelli curò
per
Nel 1998 ho fondato l’ Associazione culturale "Maurizio
Poggiali" - con la presidenza onoraria ed il sostegno artistico di
Rossella Falk - che si propone di operare nel mondo culturale e teatrale: il
primo impegno produttivo è stato l'allestimento, del monologo-denuncia, da me
scritto, diretto ed interpretato, intitolato "Missione 933 rispondete...In
nome di mio fratello", per la rassegna "I solisti del teatro",
organizzata dal Comune di Roma ed andato in scena, in prima nazionale, il
14-7-99 e, in un nuovo allestimento, ripreso poi nella stagione 2004-2005.
Oltre quello di onorare la memoria di mio fratello, l'Associazione ha assunto
anche un altro importante impegno; quello di "seguire le orme" della
storica "Compagnia dei Giovani". Ecco riportato un estratto relativo
all'art.5 dello statuto:
<< Per quanto riguarda specificatamente la realizzazione di spettacoli
teatrali, la promozione e la diffusione della cultura teatrale italiana,
l'associazione "Maurizio Poggiali" crea una nuova "Compagnia dei
Giovani".
La compagnia, che intende ripercorrere le orme della famosa "Compagnia dei
Giovani" De Lullo-Falk-Valli-Guarnieri-Albani, avrà al suo interno
elementi (attori, registi, tecnici) principalmente di giovane età, senza escludere
l'apporto di partecipazioni esterne e/o di partecipazioni straordinarie, ove
necessarie.
Direttore artistico della compagnia e legale rappresentante della stessa è
nominato Fabio Poggiali.
La nuova "Compagnia
dei Giovani", attraverso spettacoli, manifestazioni, premi, recital,
convegni, incontri e quant'altro, ricorderà sempre l'alto magistero di Giorgio
De Lullo e Romolo Valli>>.
Nel 2000 è uscita la nuova
edizione, riveduta e corretta, per la prestigiosa Biblioteca teatrale Bulzoni
del volume - "Sulle
orme della Compagnia dei Giovani"-, con prefazione di
Luigi Squarzina;. Presentai il libro, dinanzi ad un folto pubblico ed operatori
culturali, una prima volta presso il “Salone del libro” di Torino
il 14-5-2000 e, dopo due giorni, presso la sala ETI di Roma, dove intervennero
numerosi giornalisti,
Ricevetti, in questa occasione, un gradito fax dal Ministro dei Beni Culturali,
On.Giovanna Melandri, la quale scrive: <<Un libro importante che racconta
il cammino artistico di una compagnia teatrale storica che ha intrattenuto e
affascinato per lunghi anni le platee italiane e non solo. Con indimenticabili
interpretazioni di attori che hanno dedicato la vita ad un’arte, la sola,
che dal buio genera sogni e suggestioni che restano nella memoria di ognuno di
noi. Desidero inviare a tutti i presenti il mio saluto e rinnovare la mia stima
a Rossella Falk, signora del teatro, che oggi come allora continua a regalarci,
con uno stile inconfondibile, splendide emozioni.
Nel 2000, l’ormai decennale connubio artistico è stato consolidato dall’allestimento
della versione teatrale (che io stesso ho firmato) del romanzo “Le notti
bianche” [49] di F.Dostoevski, di cui Rossella Falk ha curato la regia,
le scene ed i costumi, ed io ne ho interpretato il ruolo del protagonista.
Secondo Enrico Groppali, “Dostoevskij, come si sa, ha sempre costituito
un ghiotto piatto d’assaggio per i teatranti. Ai grandi romanzi si sono
ispirati un po’ tutti, dal lontano Delitto e castigo di Visconti fino ai
Karamazov faticosi e chilometrici lasciati incompiuti qualche anno fa da Luca
Ronconi al Teatro di Roma... Rossella Falk che, in omaggio al suo antico
maestro Luchino Visconti, ha diretto l’attuale messinscena, si è
volutamente sottratta al confronto impossibile col film che il grande regista
diresse nel ‘57... La scenografia, da lei stessa firmata, è emblematica
in proposito: una serie di casette di carta in alto in rilievo che troviamo già
magicamente ritte come le illustrazioni dei libri di fiabe della nostra
infanzia di fronte a una Neva color carta da zucchero e alla fatale balaustra
che accoglie, quando migrano dalla panchina dei ricordi, i tristissimi slanci
amorosi del Sognatore e i soprassalti esaltati di Nastenka, la fanciulla
diciassettenne... E’ Fabio Poggiali, dopo la voluta incertezza del suo
primo apparire timido e in sottotono in un completo bianco che ricorda quello
del professor Aschenbach in “Morte a Venezia”, a raccogliere la
maggioranza dei consensi grazie alla sua recitazione spontanea e
controllatissima, in bilico tra l’amara contemplazione e lo sfacciato
riso della sconfitta”.
Lo spettacolo, a due
personaggi, coprodotto dalla Compagnia Falk e dall’Associazione “Maurizio
Poggiali”, ha debuttato, con successo, nell’estate del 2000, al Festival di
Borgio Verezzi e al Festival di Taormina, ed ha effettuato poi, con un nuovo
allestimento50, una tournée nazionale ed internazionale nel 2003-2004 , essendo
stato inserito nella manifestazione “L’Italia per San Pietroburgo”, organizzata
dal Ministero Affari Esteri, dal Ministero Beni culturali, dalla Presidenza
Consiglio dei Ministri e dal Consolato Generale d’Italia a San Pietroburgo, per
le celebrazioni del 300° anniversario della nascita della città russa. Con “ Le notti bianche”,
rappresentammo il teatro italiano a San Pietroburgo il 16 giugno 2003, al
Teatro Statale “Molodezhnyj” sulla Fontanka, con grande successo di pubblico e
di critica e la partecipazione di rappresentanti del Consolato. Il pubblico
russo seguì lo spettacolo con l’ausilio delle cuffie in traduzione simultanea e
tributò applausi a scena aperta alla mia partner Simona Mastroianni ed al
sottoscritto, omaggiandoci con calorose ovazioni e fiori, al termine della rappresentazione.
Lo spettacolo, diretto da Rossella Falk, è andato in scena al Teatro Valle-ETI
nel 2004 ed è stato più volte ripreso e presentato a Parigi, presso il Theatre
Hebertot, nel 2007.
Il 5 novembre
Alla manifestazione erano presenti: Rossella Falk, Giuseppe Patroni Griffi,
Luciano Mariti, Giuseppe Liotta, Carlo Giuffré, Umberto Orsini, Arnaldo Ninchi,
Masolino D’Amico, Giovanni Antonucci, ed il sottoscritto, coordinati da
Maurizio Giammusso. Telegrammi e lettere di partecipazione pervennero da parte
di varie personalità: l’on. Gianni Letta, della Presidenza del Consiglio dei
Ministri, sottolineando come <
In tale occasione è stato presentato, in anteprima, il documentario prodotto da
Raisat
Pierluigi Pizzi, impossibilitato a partecipare, mi inviò una significativa
lettera, datata 3 novembre 2001, che riporto integralmente:
Caro Fabio,
sapevo che, essendo il 5 novembre un lunedì, sarei stato libero dalle prove di “Falstaff”.
Invece avevo dimenticato che proprio quel giorno avrei iniziato un corso d’insegnamento
di scenografia e costume al Dams di Bologna. Ecco perché non posso essere con
voi a Roma. Inutile dirti quanto questo impedimento mi dispiaccia. Trovarmi tra
amici per ricordare un passato glorioso sarebbe stato un momento di orgoglio al
quale mi è davvero doloroso rinunciare. Fra le tante testimonianze ci sarebbe
stata anche la mia, con la consapevolezza di chi ha vissuto con quel gruppo un
mucchio di anni di lavoro e di amicizia irripetibili. Eravamo giovani, si
vedeva.
Eravamo bravi: hanno finito per riconoscerlo un po’ tutti. Che i “Sei
personaggi” fosse una grande svolta nell’interpretazione pirandelliana lo
avevamo tutti capito, come avevamo avuto coscienza che “Il giuoco delle parti”
aveva significato la perfetta immagine del nostro modo di fare Teatro, del
nostro Stile. Uno dei più importanti scrittori del Novecento, Patroni Griffi,
era nato con noi: è stato conclamato. Shakespeare, Molière, Cecov, Oscar Wilde
sono stati da noi onorati: è fuori discussione. Tutto ciò, del resto, è storia.
Quel che si sa meno è quanto ci è costato di fatica, sacrifici, pazienza,
tensioni, discussioni, dubbi, crisi. Sapevamo che la causa era giusta, perché
nasceva da una fede assoluta nelle nostre vocazioni, dalla stima reciproca,
dalla necessaria lotta contro le tante mortificanti diffidenze, dalla certezza
comunque che prima o poi il riconoscimento ci sarebbe stato. Oggi sappiamo che
ne valeva la pena, perché le nostre storie personali si sono nutrite e
rafforzate a quella scuola in tanti anni di duro esercizio fisico e morale.
Oggi so che questo sarà dimenticato, ma è certo che nel mio cuore, fino all’ultimo
respiro, resterà come la scoperta di un mondo incantato, la realizzazione di un
sogno, la formazione di un carattere.
“Il successo” è il titolo della mia prima collaborazione di scenografo e
costumista con Giorgio De Lullo regista, per
Eravamo Giovani, lo siamo stati sempre, intelligenti, puliti dentro e fuori,
eleganti, spiritosi, liberi.
Paolo Grassi, che pure ci stimava molto, disse di noi, una volta, che stavamo
insieme per scambiarci dei regali a Natale.Tutti noi abbiamo sempre saputo bene
le ragioni delle nostre scelte, del nostro duro lavoro, l’importanza del nostro
stare uniti, la serietà maniacale del nostro impegno professionale e culturale,
ma è anche vero, e per fortuna, che tutto questo non ci ha mai impedito di
vivere allegramente insieme anche oltre il lavoro, di divertirci, di scherzare,
di festeggiarci, di passare insieme i Natali più belli della nostra vita. Un
abbraccio calorosissimo a tutti i Giovani e agli amici dei Giovani e a te che
hai insegnato ad amare questa, per te, “leggenda” come se davvero l’avessi
vissuta con noi dal primo giorno.
Ti sono grato per questo. Pier Luigi
Pizzi
Il 15 ottobre 2002, presentai, al Teatro Eliseo, un volume monografico “Rossella Falk” la regina del teatro,
scritto come doveroso omaggio alla sua straordinaria carriera.
Parteciparono varie personalità, tra le quali Gianni Letta, sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Vincenzo Monaci, Presidente del
Teatro Eliseo. Questo è l’articolo, a firma Carlo Rosati, che venne riportato,
il giorno seguente, dal quotidiano Il tempo:
<I meriti, l'arte, gli aggettivi, l'ammirazione per Rossella Falk sono stati
magnificamente espressi da un grande appassionato di teatro come Gianni Letta,
che da direttore de Il Tempo ricordiamo sempre all'Eliseo, al quale è ancora
vicino, spesso presente alle prime; ma immancabile a quelle della Compagnia dei
Giovani e, soprattutto, a quelle di Rossella, come giustamente la chiama,
facendo un'analisi del bel libro di Poggiali, ricordando le parole di Fellini,
che la volle tra le interpreti di "8 e 1/2", che aprono il sipario di
questa biografia scenica: "Un'attrice che come pochi altri, ha la statura,
la gestualità e la voce di un'eroina tragica. Comunica una tale gioia di stare
in scena che ti fa venire voglia di saltare sul palco e farle compagnia,
rispondere alle sue battute e improvvisare con lei". Letta ha ricordato le
parole di un grande critico come De Monticelli che fece un singolare ritratto
di Rossella, premettendo che "Rossella Falk è antipatica, dura, distante e
scostante. Con quella bocca avara, da egoista. Quel naso diritto e superbo.
Quella statura che le consente di guardarci dall'alto in basso". Ma Letta
sostiene anche il contrario: "Rossella Falk è cordiale, dolce, remissiva,
proprio come l'abbiamo sempre vista noi, sempre pronti a ripetere l'applauso
verso questa magnifica attrice, che spinge Fabio Poggiali a scrivere un altro
libro dopo quello sulla Compagnia dei Giovani, come aveva già spinto Patroni
Griffi, che ora dirige l'Eliseo, a scrivere delle commedie per lei, iniziando
con "D'amor si muore" ('58), "Anima nera" ('60),
"Metti, una sera a cena" ('67). Non è soltanto una grande attrice -
conclude Letta - ma rappresenta l'immagine vivente del teatro
italiano>>51.
Da decenni sono pertanto , nel far
scoprire, soprattutto ai giovani, il magistero di Giorgio De Lullo, Romolo
Valli, e "
Ho dedicato gran parte dei miei studi alla “Compagnia dei
Giovani”, scrivendo il primo volume di saggistica uscito in Italia
dedicato allo storico gruppo: “Sulle orme della Compagnia dei
Giovani" ( pubblicato per la prima volta nel 1995 e poi da Bulzoni nel
2000 e 2007, ed al quale rimando per una esaustivo approfondimento), così come
sono stato autore del primo documentario RAI “La Compagnia dei
Giovani” (Rai, 2000), con le testimonianze di Rossella Falk, Anna Maria Guarnieri, Giuseppe
Patroni Griffi, Pier Luigi Pizzi, Renzo Tian e materiale di repertorio con
Romolo Valli e Giorgio De Lullo (scomparsi rispettivamente nel 1980 e 1981).
Ho altresì curato il primo volume dedicato a Rossella Falk, cofondatrice e “bandiera” del
sodalizio (“La regina del teatro”, Bulzoni, 2005) nonché realizzato, come autore e regista, il primo ritratto-
documentario sull’attrice: “Gli occhi più occhi di
cosi’” ( Rai, 2009) dove l’attrice rievoca il fecondo periodo
con la Compagnia diretta da Giorgio De Lullo.
Proprio durante le occasioni di
incontro con i giovani, ed i laboratori
universitari da me tenuti, ho
sempre notato come gli studenti, anche di altre nazionalità quali partecipanti
a progetti Erasmus, visionando gli
spettacoli diretti da Giorgio De Lullo, restassero come "rapiti" dallo stile della
Compagnia e sorpresi dalla recitazione moderna degli attori che incarnano i
vari personaggi.
Il 17
febbraio 2011 presso il Dams dell'Università di Torino, in occasione
dello spettacolo "Le notti bianche" dal racconto di Fedor
Dostoevskij, andato in scena al Teatro Erba di Torino dal 15 al 20
febbraio, si è tenuto un incontro per ricordare la mitica "Compagnia
dei Giovani", a trent'anni dalla morte del regista Giorgio De Lullo,
con la collaborazione del prof. Roberto Alonge e la prof.ssa Federica
Mazzocchi del DAMS di Torino. Ho ricevuto, per questa occasione
una gradita lettera del dott. Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri, che mai ha fatto mancare il Suo personale
sostegno a chi opera nel teatro.
“Lei sa, caro
Poggiali, quanto io sarei stato felice di poter essere con voi, oggi, a
ricordare un periodo bellissimo del nostro teatro, della storia del teatro
italiano del 900 e dei tanti amici che questa storia hanno inventato,
costruito, amato, esportato e sognato. Questo appuntamento vuole rendere omaggio
al grande regista Giorgio de Lullo scomparso 30 anni fa, un anno dopo Romolo
Valli e ripercorrere le tappe e i successi della lunga vita, più di venti anni
insieme, de La Compagnia dei Giovani che debuttò ufficialmente il 24 dicembre
del 1954 con Lorenzaccio di De Musset, al Teatro Valle di Roma, con la regia di
Luigi Squarzina.
Una Compagnia, un
“gruppo di lavoro”, “una ditta”, come da alcuni
soprannominata, formata da Giorgio de Lullo, Rossella Falk, Romolo Valli, Anna
Maria Guarnieri, Elsa Albani e Tino Buazzelli per un periodo. Con loro sempre
presenti Carlo Giuffrè, Ferruccio De Ceresa, Umberto Orsini e Pier Luigi Pizzi,
scenografo-costumista, e Giuseppe Patroni Griffi, “l’autore”
della compagnia con "D'amore si muore", "Anima nera",
"Metti, una sera a cena".
40 allestimenti. Il
primo esaltante successo di critica e di pubblico con “Gigi” di
Colette che fu anche il debutto di de Lullo regista. In scena negli anni testi di
Goldoni, Shakespeare, Elliot, Cechov, Diego Fabbri e molti altri autori
italiani e stranieri. E, soprattutto, il merito di aver portato sulle scene
italiane ed internazionali Pirandello, una trilogia Pirandelliana da
esportazione si direbbe oggi, perché nelle sue opere i problemi esistenziali
dell’uomo superano ogni confine geografico e sociale: "Sei
personaggi in cerca d'autore", "Il Giuoco delle parti" e
"L'amica delle mogli".
Una storia che nel
2004, qui a Roma, il Teatro Eliseo ha voluto rivivere con testimonianze e
ricordi, immagini e proiezioni a 50 anni dal debutto perché ancora oggi
conserva intatto il suo significato: La Compagnia dei Giovani è stata un punto
fermo nella cultura del nostro paese. Ed anche qui a Roma è stato Fabio
Poggiali che ha approfondito, attraverso le testimonianze dirette, i
documenti e le fotografie dei "Giovani", i venti anni in cui insieme
condivisero gioie e successi per una comune passione: il palcoscenico.
Oggi viviamo un
passaggio difficile che attraversa la società tutta, cultura e teatro compresi.
Ma è in momenti come questo, che è un dovere per tutti noi riaccendere passione
ed ideali e trovare la forza per continuare a credere e a fare cinema, teatro,
arte e spettacolo in genere, per continuare a costruire la nostra cultura e
alimentare la nostra vitalità e la fantasia. Dobbiamo ritrovare la luce che
illumini il nostro futuro, di cui noi stessi siamo i
protagonisti”. Dott. Gianni
Letta
In effetti, se lo stile e i successi della “Compagnia dei
Giovani” rimarranno, forse, inimitabili e insuperabili, ritengo possano
essere, altresì, un prezioso testimone da raccogliere in un’ideale
staffetta tra generazioni di attori e registi.
Auspico che le Istituzioni, le Università, la Rai e gli organi di
informazione promuovano e sostengano le
prossime iniziative dedicate al teatro e ai “Giovani” , ideate per
creare un ponte culturale, tra il passato e il futuro del teatro
italiano, attraverso il valore della memoria.
Non c’è futuro senza memoria.
Fabio Poggiali
******************************************************************
NOTE. (RIFERIMENTI
E CITAZIONI)
9: Stagione
1990-91: "Vortice" di N. Coward, versione di R. Falk, scene di P.
Prowse, costumi di Folco, regìa di M. Bellei. Interpreti: Rossella Falk (Florence
Lancaster), Fabio Poggiali (Nicky Lancaster), Milena Vukotic (Helen Saville),
Carlo Reali (Pawnie Quentin), Lucio Rosato (David Lancaster), Wally Lucchiari
(Louise), Aurora Cancian (Clara Hibbert), Emanuele Vezzoli (Tom Veryan), Gea
Lionello (Bunty Mainwering), Ugo Francica Nava (Bruce Farlight). Registrato per
Radiodue, nel 1991, con la regìa di M. Scaglione.
10. "Il Tempo", 30-10-90.
11. "Panorama", 25-11-90.
12. "L'Umanità", 23-2-91.
13. "La Stampa", 4-11-90.
14. Ibidem.
15. Ibidem.
16. Programma di sala di "Vortice", stagione 1990-91.
17. "Radiocorriere", n° 11, 17/23-3-91.
18. "Gazzettino", 26-1-91.
19. "la Nuova Venezia", 12-3-91.
20. "la Repubblica", 13-2-91.
21. Stagione 1991-92: "Parenti terribili" di Jean Cocteau, traduzione
di P. Ferrero, scene di P. Tommasi, regìa di G. Cobelli. Interpreti: Rossella
Falk (Yvonne), Marisa Fabbri (Leonie), Fabio Poggiali (Michel), Elena Ghiaurov
(Madeleine), Massimo Foschi (Georges).
22. "La Stampa", 25-10-91.
23. "la Repubblica", 27/28-10-1991.
24. Stagione 1992-93: "Le massere" di C. Goldoni, scene di P. Grossi,
regìa di G. De Bosio. Interpreti: Marisa Fabbri (Donna Rosega), Fabio Poggiali
(Anzoletto), Alvise Battain (Biasio), Giorgio Locuratolo (Raimondo), Giulio
Farnese (Zulian), Marina Biondi (Dorotea), Patrizia Punzo (Costanza), Cecilia
La Monaca (Zanetta), Romita Losco (Meneghina), Bianca Tonello (Gnese), Andrea
Panzini (Momolo), Antonio Bazza (servitore).
25. Stagione 1992-93: "Il treno del latte non si ferma più qui" di T.
Williams, traduzione di M. D'Amico, scene di U. Bertacca, regìa di T. Cassano.
Interpreti: Rossella Falk (Flora Goforth), Fabio Poggiali (Chris Flanders),
Valentina Emeri (Frances Black), Marisa Mantovani (Vera Ridgeway), Salvatore
Martino (Un cameriere), Barbara Arnone (Una cameriera).
26. "Gente", 13-12-93.
27. "il Giornale", 14-11-93.
28. Stagione 1993-94 e 1994-95: "Boomerang" di B. Da Costa,
traduzione di P. Ferrero, regìa di T. Cassano. Interpreti: Rossella Falk
(Isabelle), Fabio Poggiali (Pierre). Registrato per Radiodue, nel 1996, con la
regìa di I.Fei.
29. "L'Espresso", 15-4-94.
30. "la Repubblica", 4-3-94.
31. Stagione 1987-88 e 1988-89: "Fiore di cactus" di P. Barillet e J.
P. Grédy, traduzione di G. De Chiara, adattamento di G. Albertazzi, regìa di G.
Albertazzi. Interpreti: Ivana Monti (Stefania Vignali), Andrea Giordana
(Giuliano Forges), Mariangela D'Abbraccio (Antonia Maresca), Fabio Poggiali
(Ugo Polacchi), Franca Maresa (La signora Duranti-Bechelli), Vittorio Viviani
(Norberto Nardi), Benito Carta (Il Colonnello Cocchetti), Rossana Gavinel (La
primavera del Botticelli).
32. "L'Italia settimanale", 23-3-94.
33. Stagione 1995-96: "Romeo e Giulietta" di W. Shakespeare,
traduzione di A. H. Henshel, scene e costumi di E. Guerrieri, regìa di F.
Ricordi. Interpreti principali: Fabio Poggiali (Romeo), Stefania Barca
(Giulietta), Sergio Reggi (Frate Lorenzo), Betti Pedrazzi (Nutrice), Cristina
Borgogni (Donna Capuleti), Franco Ricordi (Mercuzio).
34. Cfr. "Corriere della Sera", 20-3-92.
35. Stagione 1995-96: "Anima nera" di G. P. Griffi, regìa, scene e
costumi di R. Falk. Interpreti: Fabio Poggiali (Adriano), Barbara Scoppa
(Mimosa), Veronika Logan (Marcella), Marina Zanchi (La signora), Luciano
Federico (Guidino) e Rossella Falk (Alessandra). Registrato per RAI 2, nel
1996, con la regìa televisiva di S.Roncoroni.
36. "il Giornale", 1-3-95.
37. Ibidem.
38. Programma di sala di "Anima nera", stagione 1995-96.
39. Ibidem.
40. "la Repubblica", 16-4-95.
41. "Il Giorno", 28-3-95.
42. "La Voce Repubblicana", 1-4-95.
43. "Dialogo con Romeo" di G. Manfridi, con Fabio Poggiali (Romeo) e
Giuseppe Manfridi. Regìa radiofonica di I. Fei. Registrazione andata in onda il
18-2-1996 per Radiotre. Inserto-voce di Giorgio De Lullo da "Romeo e
Giulietta" di W. Shakespeare, con la regìa di G. De Lullo, andato in onda
l'1-11-62 per Radiouno.
44 << Hystrio>>, n°4, ottobre-dicembre 1996, pag.58.
45. <<Sipario>>, 1997.
46. Stagione 1997-1998:"Lorenzaccio" di A.De Musset, traduzione e
adattamento di Paolo Emilio Poesio, regia di Maurizio Scaparro, con Fabio
Poggiali, Max Malatesta, Giovanna Bozzolo.
47. <<Corriere della sera>>, 29-2-1998.
48. <<Il Giorno>>, 8-2-1998.
49 << Il Giornale>>,1-8-2000.
50 Stagione 2001-02 e 2005-06: Le notti bianche, da F. Dostoevskij, versione
teatrale di Fabio Poggiali, con Fabio Poggiali e Simona Mastroianni, voce di
Giorgio Albertazzi, regia, scene e costumi di Rossella Falk.
51 "Il tempo", 16-10-2002.
GUIDO ALMANSI:
"
MASOLINO
D'AMICO:
"Nei "Parenti terribili" di Jean Cocteau, eccellente il Michel
di Fabio Poggiali, sia nello charme cucciolesco sia nel solipsistico abbattimento
richiesti; a questo punto si deve parlare di notevole acquisto del nostro
teatro".
GASTONE
GERON:
"Ne "Le Massere" di Goldoni il malizioso
Anzoletto dell'eccellente Fabio Poggiali riesce a trasmettere quanto di
vagamente autobiografico Goldoni immise nel personaggio gaudente e malizioso.
Al calar del sipario la festa è
stata grande. Per tutto e per tutti".
FRANCO
QUADRI:
"Boomerang" di Da Costa impegna Rossella Falk nel prediletto
repertorio, in un'efficace prova di mestiere e anche di memoria d'altre
interpretazioni, e Fabio Poggiali
è sicuro, dopo "Vortice"e
"Parenti terribili", nel darle la pariglia con una grinta che
nasconde la maniacalità"
FERNANDO
BEVILACQUA:
"Fabio Poggiali si laurea in questa pièce "Anima nera" a pieni
voti, ma già aveva preannunciato la sua maturità con il citato
"Boomerang" di Bernard da Costa nella precedente annata teatrale.
Il suo personaggio a più risvolti - ora
impetuoso nell'amore, ora cinico negli affari –
è di tutto rispetto: e contro ogni
aspettativa il pubblico lo vedrà trionfare nella contesa giuridica con l'altera
Alessandra-Falk. Regìa, scene e costumi esemplari di Rossella Falk:
Certamente uno dei migliori
spettacoli dell'anno in corso e pertanto da non perdere".
GIOVANNI
RABONI:
"Lorenzaccio di Alfed De Musset: il regista Maurizio Scaparro ha fatto
molto bene a riproporre questo autentico e attualissimo capolavoro ritenuto da
molti il più bel testo teatrale
del Romanticismo francese e bene ha
fatto, secondo me, anche a puntare decisamente sulla figura del protagonista.
Tutto si gioca, insomma, sull'esemplarità del personaggio:
Fabio Poggiali possiede quel che
occorre all'uopo in fatto di giovinezza, prestanza fisica ed energia
comunicativa".
UGO
RONFANI:
"In "Lorenzaccio" di De Musset, questa corretta resa del
personaggio la dobbiamo anche a Fabio Poggiali, che per temperamento e per
studio assume con nichilistica estenuazione
la natura romantica del suo
antieroe, guardando ad un Gerard Philipe come a un modello, confermandosi fra i
più dotati attori delle ultime leve".
ENRICO
GROPPALI:
"Nelle "Notti Bianche", dal racconto di Dostoevskij è Fabio
Poggiali, dopo la voluta incertezza del suo primo apparire timido e in
sottotono in un completo bianco che ricorda quello
del professor Aschenbach in “Morte a Venezia”,
a raccogliere la maggioranza dei consensi grazie alla sua recitazione spontanea
e controllatissima, in bilico tra l’amara contemplazione e lo sfacciato riso
della sconfitta”.
OSVALDO
GUERRIERI:
"Il doppiofondo di disperazione e di tormento non manca nella riduzione di
Fabio Poggiali delle "Notti Bianche",di Dostoevskij che nello
spettacolo interpreta la parte del giovane sognatore.
Vestito di bianco, perso in una vita
senza un centro di concretezza, Poggiali ci consegna il ritratto di uno dei
visionari dissipati e deliranti che affollano la letteratura russa
dell'Ottocento".
LUIGI SQUARZINA:
"Un autore/teatrante, un giovane studioso che sta in palcoscenico, un
biografo che il suo soggetto lo "incontra" in carne e ossa sul
lavoro, un uomo di teatro in fieri che sembra essere portato dalla forza delle
cose a identificare il proprio approccio
a un teatro-come-vita seguendo l'analogo approccio di
Rossella Falk, attraverso vari spettacoli ed una rivisitazione molto efficace
di un autore congeniale al periodo centrale dei Giovani ("Anima nera"
di Patroni Griffi) sotto la guida tutt'altro da remake di Rossella Falk".
GIORGIO
ALBERTAZZI:
"L'attore più dotato della sua generazione: di grande intensità, con una
presenza scenica forte e inquietante. È ambiguo, come deve essere un attore
vero, e imprevedibile e pericoloso. Quando l'ho visto le prime volte mi ha
ricordato Vittorio Gassman da giovane"
ROSSELLA
FALK:
" E come tanti anni fa accadde con Giorgio De Lullo, vera e propria
rivelazione per la scena italiana, poco più che ventenne in un ruolo
d'"attor giovane", con "Vortice" di Noel Coward è stata
data l'opportunità all'attore impegnato nel ruolo di Nicky,
Fabio Poggiali, di conseguire un grosso successo personale.
Fabio è uno dei due o tre nomi sicuri della nuova leva attorale italiana".
FRANCO
ZEFFIRELLI:
"Un attore vero, di gran fascino, che dà emozioni"
MAURO
BOLOGNINI:
"Un attore di grande sensibilità e spessore romantico".
GIUSEPPE
PATRONI GRIFFI:
"Caro Fabio, "calzati" sempre bene i tuoi futuri personaggi,
come hai fatto con il mio "Adriano", in Anima nera".
PIER LUIGI PIZZI:
"Un abbraccio calorosissimo a tutti i "Giovani" e agli amici dei
"Giovani" e a te che hai insegnato ad amare questa, per te, “leggenda”
come se davvero l’avessi vissuta con noi dal primo giorno.Ti sono grato per
questo."
MAURIZIO POGGIALI:
"Sei un bravo ragazzo, sei un bravo attore e devo essere orgoglioso di
averti come fratello"
“NOTTI BIANCHE, REGIA
DI ROSSELLA FALK
testo ed interpretazione di Fabio Poggiali"
"Dostoevskij, come si
sa, ha sempre costituito un ghiotto piatto d'assaggio per i teatranti. Ai
grandi romanzi si sono ispirati un po' tutti, dal lontano Delitto e castigo di
Visconti che segnò nel primo dopoguerra uno dei traguardi più ambiziosi della
compagnia Morelli-Stoppa fino ai Karamazov faticosi e chilometrici lasciati
incompiuti qualche anno fa da Luca Ronconi al Teatro di Roma..."
" Rossella Falk che, in omaggio al suo antico maestro Luchino Visconti, ha
diretto l'attuale messinscena, si è volutamente sottratta al confronto
impossibile col film che il grande regista diresse nel '57... La scenografia,
da lei stessa firmata, è emblematica in proposito: una serie di casette di
carta in alto in rilievo che troviamo già magicamente ritte come le
illustrazioni dei libri di fiabe della nostra infanzia di fronte a una Neva
color carta da zucchero e alla fatale balaustra che accoglie, quando migrano
dalla panchina dei ricordi, i tristissimi slanci amorosi del Sognatore e i
soprassalti esaltati di Nastenka, la fanciulla diciassettenne"
"E' Fabio Poggiali, dopo la voluta incertezza del suo primo apparire
timido e in sottotono in un completo bianco che ricorda quello del professor
Aschenbach in "Morte a Venezia", a raccogliere la maggioranza dei
consensi grazie alla sua recitazione spontanea e controllatissima, in bilico
tra l'amara contemplazione e lo sfacciato riso della sconfitta".
Enrico Groppali, IL GIORNALE
"La voce registrata di
Giorgio Albertazzi fa da prologo alle struggenti pagine del giovanile racconto
di Fedor Dostoevskij (1821-1886) che Rossella Falk ha voluto riproporre come
omaggio a Luchino Visconti, nel ricordo del film che il famoso regista aveva
realizzato nel 1957 con Marcello Mastroianni, Maria Schell, Jean Marais.
Accollatosi il triplice onere di regista, scenografa, costumista, la Falk s'è
attenuta fedelmente all'adattamento teatrale di Fabio Poggiali con meritorio
rispetto della romantica accensione dello sprovveduto Sognatore per una ragazza
casualmente incrociata su un lungofiume di Pietroburgo mentre attendeva di
riabbracciare il ritardatario fidanzato.
Se Visconti aveva forzato il racconto trasformandolo in un malinconico apologo
sulla precarietà di ogni illusione d'amore, l'odierna riproposta di Fabio
Poggiali recupera appieno il profumo delicato di un idillio, bruciato
dall'inopinata ricomparsa del giovane promesso sposo della dolce
Nastenka..."
"A compenetrarsi nella tormentata esistenza del giovane Sognatore, cui la
timidezza e la povertà hanno precluso qualsiasi duraturo rapporto di amicizia e
ogni profittevole contatto con l'altra metà del mondo, è lo stesso autore della
rigorosa riduzione teatrale.
Fabio Poggiali riesce a conservare all'idealista, che vive perennemente nella
proiezione del sogno, una purezza di accenti e un rigoroso autocontrollo che
sottraggono il personaggio all'insidia dell'eccesso caricaturale
particolarmente avvertibile in un'epoca disincantata come la nostra...Alla fine
sono risuonati a lungo i più convinti applausi" Gastone Geron, GENTE
"Le notti
bianche" è messo in cantiere da Rossella Falk che, non questa volta in
veste di mattatrice, ma di regista attenta e scrupolosa, ha creduto totalmente
nella forza e nella bellezza del racconto di Dostoevskij adattato da Fabio
Poggiali..." "Spettacolo proposto anche per rendere omaggio a uno dei
nostri più significativi registi cinematografici, Luchino Visconti, che dal
soggetto aveva ricavato uno dei suoi film interpretato da Marcello Mastroianni
e Marie Schell..." "E la Falk, che con mano leggera, quasi avesse
davanti una fragile barchetta, spinge l'azione dandole una grazia lieve, appena
increspandola di qualche buffa sottolineatura: per i due protagonisti, e per la
Falk, meritatissimi applausi..."
Domenico Rigotti, AVVENIRE
"Sembra una cartolina al marzapane la Pietroburgo disegnata da Rossella
Falk per "Le notti bianche" di Fedor Dostoevskij andata in scena con
successo nella sala piccola del Palacongressi. E' uno scorcio di città con le
sue casettine allineate, col suo bel canale protetto da una ringhiera e sul
proscenio una piazzettina color mattone con una comoda panca bianca. Sembra che
da lì a poco si sostanzieranno gli innamoratini di Peynet o voleranno nel cielo
color cobalto figurinette angeliche alla Chagall"
"E' molto compenetrato Fabio Poggiali, cui si deve pure l'adattamento
teatrale, nel personaggio del sognatore, d'un giovane di ventisei anni dalla
ricca vita interiore e che ha tanta voglia di comunicare agli altri, al mondo,
ad una possibile innamorata tutto quello che gli frulla per la testa... Il
romanzo di Dostoevskij sembra quasi un mini-trattato per cuori solitari ed il
rischio maggiore era quello d'incappare in uno spettacolo in stile Baci
Perugina. Il merito della Falk regista è stato quello d'evitare questo
pericolo, grazie anche all'ottima prova dei due protagonisti, rimasti sempre
entro le righe e a lungo applauditi alla fine"
Gigi Giacobbe, GIORNALE DI SICILIA
"Dall'ottocento ad
oggi, da un clima rarefatto al caos del tempo presente, questo anomalo testo ha
acquistato valori poetici straordinari e il senso di una fiaba ove senti
l'assoluta necessità di immergerti, quasi come in un lavacro di
purezza..." "Il clima "in crescendo" e in "diminuendo"
delle "Notti bianche" è stato avvertito appieno fin dall'adattamento
da Fabio Poggiali, il primo interlocutore di Dostoevskij. La sua recitazione
talvolta sognante, spesso triste, ma anche vagamente aulica quasi in una sorta
di "Cantata" del Tempo e contro il Tempo, gli ha dato modo di farci
sentire le contraddizioni del suo Essere e del suo non -Essere". Domenico Danzuso, LA SICILIA
Racconto astratto, impalpabile, come un pulviscolo sentimentale "Le notti
bianche" raccontano l'incontro tra un sognatore e una ragazza che gli offre
subito amicizia. L'incontro avviene in un parco, nell'ora estiva in cui il
giorno sembra non voler cedere alla notte il proprio residuo chiarore. Il
giovane apprende che la ragazza nutre una pena. Innamorata di uno studente,
aspetta che lui ritorni, anzi che si faccia vivo con lei, poiché già da alcuni
giorni è in città. Negli incontri che seguono, il giovane l'ascolta, si
confessa, le offre aiuto, finisce per innamorarsi di lei credendo che anche lei
si sia innamorata di lui. Già stanno per fiorire sulle labbra di entrambi dolci
promesse di felicità, quando arriva <<l'altro>>, con la voce di
Giorgio Albertazzi. La ragazza vola da lui dimenticando tutto." Su questa
materia soffice, piumosa, eppure così intrisa di solitudine...il doppiofondo di
disperazione e di tormento non manca nella riduzione di Fabio Poggiali, che
nello spettacolo interpreta la parte del giovane sognatore. Vestito di bianco,
perso in una vita senza un centro di concretezza, Poggiali ci consegna il
ritratto di uno dei visionari dissipati e deliranti che affollano la
letteratura russa dell'Ottocento"
Osvaldo Guerrieri, LA STAMPA
"Il vagare notturno
senza meta del giovane uomo dostoevskiano per le strade di Pietroburgo, il
cercare rifugio dall'insopportabilità degli schemi sociali, e l'incolmabile
disincanto di questa figura danno vita a un individuo lontano dalla folla,
affetto da una sindrome onirica, somigliante a certi soggetti che in tempi
nostri sono preda di analisti, di studiosi di mali oscuri. E la fortuita
entrata in confidenza con una ragazza mite e ideale, presto chiamata in causa,
malgrado intense affinità con lo sconosciuto, da un suo preesistente compagno,
non fa che suggerire analogie con destini sbandati contemporanei." Rodolfo
di Giammarco, LA REPUBBLICA
"La magica atmosfera di una ottocentesca San Pietroburgo estiva, già
allora spopolata dalle ferie, è stata ricreata con essenziali rimandi
scenografici...
Poggiali riduttore ha puntato accortamente a conservare all'evocata vicenda il
profumo d'epoca che rende plausibile la romantica accensione del Sognatore per
una ragazza incrociata casualmente su un lungofiume mentre era in vana attesa
del fidanzato. E' la voce registrata di Giorgio Albertazzi a fare da prologo
allo struggente racconto che si esaurisce nell'arco brevissimo di tre giornate,
anzi di altrettante "notti bianche", che nella Pietroburgo d'estate
non concedono tramonto al sole". Al giovane idealista che vive
costantemente nella dimensione del sogno Fabio Poggiali conserva l'innocenza di
fondo di un timido a cui la ritrosia inibisce perfino un qualsiasi rapporto di
amicizia". HISTRIO
Il caso Dostoevskij è un
capitolo a sé nella storia del teatro: lui, che non scrisse mai nulla per il
palcoscenico, è stato rappresentato infinite volte. E quanto condividesse il
gusto di veder vivere alla ribalta i suoi personaggi, lo testimonia una lettera
della sua vedova indirizzata all'attore Kacalov: <<Chissà che gioia
avrebbe avuto il mio Fedor se avesse potuto vedervi!>>.
Ora, ad accrescere l'interesse per il nuovo adattamento di Fabio Poggiali, è la
regia di Rossella Falk, che firma anche scene e costumi. La sua impronta si
avverte nella finezza della resa drammatica del racconto, cui danno vita due
soli personaggi. Racconto era e racconto resta; ma lo spettacolo si rivela nell'appassionante
tocco della regia e in Poggiali abbiamo ritrovato la sottile eleganza che gli
conoscevamo...> Carlo Maria Pensa,
FAMIGLIA CRISTIANA